C’era una volta l’isola di Nisida…

Rubrica "Cronache di SPERANZA", messaggi positivi e belle notizie

Continua la rubrica “Cronache di SPERANZA“, a cura di Nasi Rossi Clown Therapy. Vi raccontiamo la storia della Prof.ssa Maria Franco e della sua esperienza, didattica e di vita, con i ragazzi del carcere di Nisida.

 La storia di una professoressa che ha insegnato ai ragazzi il potere della scrittura

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C’è un’isola vicino Posillipo. Una come tante, lambita dal mare, riscaldata dal caldo sole partenopeo. Su quell’isola ci sono dei ragazzi che si trovano a convivere, a volte anche per tanto tempo. Per alcuni, addirittura, c’è un biglietto di sola andata almeno fino alla maggiore età. Ma non si tratta di vacanza o villeggiatura. Perché in realtà Nisida – questo il nome dell’isola – non è come le altre, ma è l’isola che ospita l’Istituto Penale Minorile che accoglie i ragazzi “perduti” del napoletano.
E’ qui che per più di trentacinque anni ha insegnato la professoressa Maria Franco, prima di andare in pensione.
Immaginiamo la scena. Suona la campanella. Passi veloci di ragazzi che ritornano in fretta ai loro posti. Una figura minuta attraversa la porta. E’ una insegnante. Di italiano, per l’esattezza. E nel momento in cui si siede alla sua cattedra, molti non lo sanno, ma la loro vita è già un po’ cambiata.
Nel carcere minorile di Nisida l’insegnante Maria Franco sceglie di andarci, perché le interessa lavorare nel sociale e questa le sembra un’opportunità interessante. E allora cosa fa questa professoressa? Se si fosse limitata a insegnare la grammatica sarebbe stata una delle tante insegnanti che svolgono correttamente il loro lavoro, con passione anche. Ma nulla più di questo. E invece lei sceglie di lavorare con questi ragazzi a qualcosa di più. Ma chi sono gli “ospiti” di Nisida? Provengono quasi tutti dal napoletano. Hanno tra i 14 e i 25 anni e i reati che hanno commesso li porteranno a incrociare lo sguardo di quella prof. Per ancora un bel po’. E lei è pronta ad ascoltare le loro storie, li invita a trascriverle su carta. inbound1324328311371613605Raccontare se stessi significa riconoscersi” – dice la professoressa.  Vuol dire riappropriarsi della propria storia di contro alle versioni da giornale, da cronaca nera dove i loro nomi, ma soprattutto i loro gesti, hanno fatto scalpore. Vuol dire capire che non sono soltanto quei gesti l’unica opzione possibile. Per molti infatti, dalle storie tragiche e dall’educazione pressoché inesistente, delinquere è stata quasi una scelta obbligata, perché non avevano altre opportunità. O almeno nessuno gliele aveva mostrate. Sino ad ora. E’ così che nascono i laboratori di scrittura, che vedono il coinvolgimento di scrittori e professionisti che hanno aiutato i ragazzi con le loro storie. Da questi laboratori, sviluppati in più di dieci anni, sono nati otto libri, più l’ultimo: “Esercizi di stile per un congedo”, in cui la poesia la fa da padrone e diviene lieve addio alla prof che si congeda dalla sua attività per andare in pensione, ma anche per quei ragazzi che finalmente lasceranno Nisida. Ovviamente non tutte le loro storie avranno un lieto fine. Riscattarsi dopo l’uscita dal carcere è difficile per tutti e Maria Franco sottolinea più volte come questo sia un problema sociale da affrontare a gran voce. Ma lei tiene duro, piange per quei ragazzi che non ce la fanno. Sorride e gioisce come una mamma orgogliosa per quegli “eroi”, come lei li definisce, che riescono a vivere una vita normale.

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E’ così che, lezione dopo lezione, parola dopo parola, i ragazzi di Nisida, gli alunni della professoressa Maria Franco, hanno imparato non soltanto la grammatica e la letteratura, ma anche che, al di fuori di Nisida, c’è un mondo unico di bellezza che vale la pena vivere in libertà. Che la cultura può innalzarci fino a farci spiccare il volo, al di là delle sbarre, lì dove il mare non lo si vede soltanto da lontano, ma lo si può anche toccare…

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Fotografie tratte dal web

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.