8 MARZO… LE DONNE CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO: IL RICORDO DI RITA LEVI MONTALCINI

Il 30 Dicembre 2012, all’età di 103 anni, muore Rita Levi Montalcini. Un’intelligenza straordinaria. Un Premio Nobel immortale.

Oggi, 8 marzo 2016,  festeggiamo la Giornata internazionale della Donna e Mediavox Magazine scegli di riproporre un’intervista di Viridiana Myriam Salerno alla Professoressa Montalcini, conosciuta a Napoli in occasione del Premio “Albatros 2007”; articolo

pubblicato dal Mensile “Eventi” e dalla Rivista “Lyceum”.

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Vi raccontiamo la Storia di un’Intelligenza che ha cambiato il mondo. Quella di Rita Levi Montalcini, il Premio Nobel per eccellenza. Pochi sanno essere “vecchi”; e, se essere “vecchi” vuol dire essere come Lei, allora, per noi, non c’è aspirazione migliore per il futuro.1

«Credo – esordisce- che il mio cervello, sostanzialmente, sia lo stesso di quand’ero ventenne. Il mio modo di esercitare il pensiero non è cambiato negli anni: il cervello è un organo magnifico. Se lo coltivi, funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione, si indebolisce: per questo bisogna continuare a pensare»: questo è uno dei suoi motti.

Lei è il genio simbolo di quasi un secolo di ricerca e di progresso. Charme principesco: capigliatura morbida, ma modellata e scarpe decisamente femminili, con il tacco. Curatissimi i dettagli: gioielli piccoli, ma raffinati. Portamento eretto, voce limpidissima. La sua pelle ha il colore di una perla che si riflette nei suoi occhi chiari e la sua statura minuta sembra perdersi nell’eleganza di un vestito di seta nero e lungo.
Nata a Torino nel 1909, laureata in Medicina, dedica i suoi studi alla scoperta del complesso mondo del sistema nervoso. Ostacolata dalla persecuzioni razziali, è costretta a proseguire all’estero le ricerche che le consentono di identificare il fattore di crescita delle cellule nervose (“Nerve Growth Factor”), noto come NGF. Scoperta questa, che le vale il Nobel per la Medicina nel 1986.

Ella ci confida: «Mi sono resa conto che l’NGF non è solo un fattore di crescita. Modula tutti i fenomeni omeodinamici di interazione del sistema endocrino, immunitario e nervoso».

3Peculiare il rapporto con la sua gemella Paola, geniale pittrice: «Ho pensato che anche la mia vita fosse giunta al termine quando, il 29 settembre del 2000, il polso di Paola cessò di battere sotto la mia mano», ci confessa. La Fondazione ’Rita Levi Montalcini’ ha sempre puntato sulle potenzialità delle donne: «Il nostro impegno verso le giovani donne africane continua a crescere e le borse di studio sono diventate oltre 1000. Aiutare l’Africa senza farla crescere in istruzione e cult4ura è come fare un gesto caritatevole senza provare a dare i mezzi per un concreto inizio risolutivo».

E aggiunge: «La nostra finalità è garantire un corso di studi, che possa essere utile nel concreto tessuto sociale d’origine». Istruzione, dunque. E ancora istruzione. Per combattere la povertà, la fame, l’ignoranza. Un messaggio che noi vogliamo insegnare ai nostri studenti. Perché i Giovani vanno incoraggiati a puntare sulle proprie capacità.

Che cosa consiglia ai Giovani che devono scegliere la strada da percorrere per il loro futuro?
«Impegnarsi appassionatamente e credere con ottimismo nelle proprie possibilità. Bisogna focalizzare le proprie energie sulla carriera più consona alle proprie aspirazioni e inclinazioni e ponderare questa scelta con cura. Io ho 98 anni e sono testimone del fatto che il tempo, che abbiamo a disposizione per vivere, è lungo. Perciò, non bisogna mai abbandonare i sogni e le speranze: anche se si perde qualche anno a trovare la propria strada, una volta capito che svolta dobbiamo dare alla nostra esistenza, tutto apparirà più semplice.»

Lei consiglia, quindi, di avere anche il coraggio di ammettere di aver sbagliato e cambiare pensiero o, addirittura, vita?

«Nella mia opera ’Il tuo futuro’ spero di trasmettere proprio questo messaggio. Gli esseri umani, e in particolare i giovani, devono tendere ad un’evoluzione continua, stimolata dallo studio e dall’apprendimento. Io ho perso 8 anni per le persecuzioni, ma, poi, sono arrivata a Stoccolma. E non tutti ci arrivano.»

Come è riuscita ad arrivare a Stoccolma?

«Credendo fortemente nei valori, quelli veri. Non ho mai avuto paura dei pericoli: mi interesso sempre della vita degli altri e non mi preoccupo mai per la mia.»

Come ha capito che avrebbe regalato la sua carriera alla Ricerca?
«Mi sono posta dal lato estetico della questione, non dal lato scientifico: la meraviglia del sistema nervoso mi ha davvero ammaliato. Ai miei tempi per una donna era tutto più complicato. Poi nessuno studiava il sistemo nervoso.»
Non dimenticheremo mai l’incontro con una donna che ha lasciato il segno, davvero. Sorridente, non si stanca mai di conversare. Perché le piace parlare. Perché ama lanciare messaggi di amore per la Cultura. Sempre.

 

 

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Raffaele Di Matteo, dopo la Maturità classica, consegue la Laurea quadriennale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Salerno, discutendo la Tesi in Istituzioni di Diritto Pubblico, dal titolo “Diritto dell’informazione radio-televisiva e nuove tecnologie”. Diventa Avvocato, penalista e civilista, specializzandosi nelle materie che interessano il diritto penale, tributario, di famiglia e di lavoro. Coltiva sempre la sua passione per la scrittura e per il giornalismo e tiene rubriche di diritto per vari periodici. Viene accreditato ad importanti ed internazionali Eventi come, ad esempio, il Festival di Sanremo, l'Ischia Film Festival, il Taormina Film Fest e l'Italian Movie Award. E' Presidente dell'Associazione culturale "Mediavox" dal 2012 e Direttore editoriale della Testata Web "MediaVox Magazine" dal 2015.