DEPRESSIONE: RICONOSCERE I SINTOMI E COMBATTERLA.

Il subdolo male, il mal di vivere!

La Malattia di Vivere

Capita spesso di ascoltare racconti di persone che si lamentano del loro stato dicendo “oggi sono un po’ depresso”, accomunando uno stato di umore basso alla depressione vera e propria, ormai fortemente demonizzata dalla società. È vero che, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) denuncia che nel 2020 la depressione sarà il disturbo mentale più diffuso al mondo, attualmente è al quarto posto tra le principale cause di malattia. Se queste previsioni risulteranno corrette, nei prossimi anni la depressione salirà al secondo posto, dopo le malattie cardiovascolari. Inoltre, l’OMS denuncia anche che il problema reale non è soltanto rappresentato dalla qualità delle cure non sempre accessibili a tutti, ma dagli ostacoli che impediscono l’accesso alle cure stesse, come la paura e la vergogna che accompagnano le persone che soffrono di tale disturbo (National Clinical Practice Guideline 90, 2009). Purtroppo questa concezione è frutto di una cultura strutturata su stereotipi e preconcetti che demonizzano la sofferenza psichica, per cui molti preferiscono soffrire in silenzio e non affidarsi a professionisti formati (approfondire leggendo il Rapporto Passi 2014 su “Il Portale dell’Epidemiologia per la sanità pubblica”). Oggi percepirsi sofferenti e/o tristi significa per molti essere malati. Per la società moderna la tristezza è diventata sinonimo di depressione.

 

Ma può la tristezza essere sinonimo di Depressione?

È necessario differenziare l’emozione della tristezza, fisiologica negli uomini, dalla depressione clinica. Sicuramente sarà capitato  a molti di sperimentare, per poche ore o anche per giorni, sintomi quali abbassamento del tono dell’umore, irritabilità, visione pessimistica delle cose e di loro stessi in una forma leggera. Questa condizione indica uno stato di tristezza fisiologica reattiva nella persona, che  permette di reagire a conflitti interni o esterni, e nella maggior parte dei casi passa senza alcuna cura specifica. La depressione clinica, invece, ha caratteristiche ben diverse! Il termine depressione indica una forma di sofferenza psichica caratterizzata da un abbassamento del tono dell’umore permanente e duraturo nel tempo. Per questo è basilare che tutti cerchino di migliorare il nostro dobbiamo cercare di fare differenza tra l’emozione della tristezza e questa psicopatologia.

 

Quando lo stato depressivo diventa un problema tale da dover richiedere aiuto professionale?

La Malattia di Vivere, ovvero la depressione clinica, è una condizione che disorienta, e nel peggiore dei casi spaventata, poiché confrontarsi con il dolore interiore non è mai piacevole. Il dolore nasce dal tentativo di porre rimedio a conflitti interiori, che hanno bisogno di tempo per essere elaborati. Ognuno dovrebbe concedersi tempo per stare in quel dolore, accettarne la natura e viverlo pienamente. Purtroppo questo va in contrasto con l’idea della società moderna, dove il dolore e la sofferenza sono stati interni considerati elementi negativi che vanno rifiutati e allontanati, in funzione della ricerca costante della felicità a tutti i costi. Ma purtroppo la felicità sempre è comunque è una Chimera.

Quando la Malattia di Vivere diventa intensa, tanto da pervadere ogni area di vita della persona, tanto da influenzarne i comportamenti o le scelte in modo grave e duraturo, allora si può dire che si tratta di una depressione clinica che necessita d’aiuto.

 

I sintomi più comuni sono:

AERO9Umore depresso. Il sentirsi giù, tristi, stufi o demoralizzati, frastornati e vuoti;

Diminuito interesse nel ricercare il piacere e della motivazione nel fare nuove cose. Niente diverte, non ci sono più scopi. La vita diventa un peso dai toni grigi. Tutto appare noioso;

Senso di colpa e elevata autocritica. Ci si sente inutili, inadeguati, privi di valore;

Irritabilità e frustrazione. Ogni interazione con sé e l’altro induce un senso di rabbia;

Visione Pessimistica e Disperazione. Elaborare  tutto ciò che accade negativamente. Il pensare di non poter fare nulla di buono per modificare gli eventi, guardando il mondo attraverso occhiali scuri e catastrofici;

Stato ansioso. Essere o eccessivamente agitato, instancabile, nervoso e irrequieto, oppure sentirsi esattamente all’opposto, cioè essere o fare tutto in modo estremamente più lento del solito. Questo si evidenzia anche attraverso tensione muscolare e  agitazione psicomotoria;

Diminuita percezione dell’energia e calo delle attività fisiche. Percepirsi stanco, senza forze. In casi estremi le persone depresse preferiscono restare a letto o su una sedia per tutto il giorno, senza muoversi;

Difficoltà a stare in mezzo ad altre persone. Si evitano le uscite o si accampano mille scuse per evitare che gli amici vengano a trovarci a casa;

Difficoltà di concentrazione e di memoria. Tendere a perdersi nei pensieri negativi, in casi estremi fino al punto di avere difficoltà a seguire un programma televisivo o una conversazione. Dimenticare dove si è messo qualcosa, o non essere in grado di ricordare il nome di qualcuno. Spesso ci sono anche cambiamenti particolari del modo di ricordare, come ad esempio trovare più facile ricordare qualcosa di brutto che ci è accaduto, piuttosto che qualcosa di bello;

Difficoltà nella gestione del sonno. In genere avere difficoltà ad addormentarsi, avere il sonno agitato, oppure svegliarsi presto la mattina e non riuscire a riaddormentarsi. Spesso le persone possono dormire più del solito, per allontanare da sé le emozioni dolorose che stanno provando.

Difficoltà nel gestire l’alimentazione. Spesso ci può essere la tendenza a perdere l’appetito e peso, ma capita qualche volta che nel cibo si cerchi conforto, sostegno e aiuto con il conseguente aumento  di peso.

Perdita del piacere sessuale.

Presenza di pensieri di morte. Questi tipi di pensieri possono andare dal pensare che non sarebbe così male essere uccisi accidentalmente, al fare concretamente veri e propri progetti di suicidio.

 

Cosa può fare una persona se si rivede nella sintomatologia sopra indicata?

Le persone a volte hanno paura che tutti i sintomi vissuti indichino qualcosa di molto più grave, indipendente dalla depressione. Questo potrebbe influenzare e farci sentire impotenti. In questo caso è necessario che si chieda aiuto. È proprio nella richiesta d’aiuto che la persona compie il primo atto di coraggio e d’amore verso se stessa, affidandosi ad uno Psicoterapeuta adeguatamente formato,  iscritto presso l’Albo professionale di pertinenza,  che possa indicare la strada ottimale per la cura.

La terapia più indicata in questi casi è la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC). Essa è sicuramente l’orientamento con maggiori evidence based per quanto concerne il trattamento della depressione clinica. La Terapia Cognitivo-Comportamentale parte dal principio che la depressione è mantenuta dal modo in cui le persone interpretano tutto ciò che le circonda. Proprio per questo motivo il trattamento si focalizza nel cercare di identificare e successivamente modificare le modalità disfunzionali di rappresentazione del mondo, degli altri e di se stessi a più livelli (cognitivo, emotivo e comportamentale). È basilare riflettere su queste modalità e su questi livelli poiché tali modalità interagendo tra loro costringono le persone a permanere in stato depressivo.

La TCC, alla fine del percorso, permette alla persona di riappropriarsi della propria vita, di rinascere e diventare il vero terapeuta di se stesso. È un percorso che permette di conoscere la natura della Depressione, le cause che l’hanno originata e soprattutto un luogo dove si sperimentano nuove tecniche comportamentali, utili alla persona per fronteggiare in modo più funzionale e consapevole gli imprevisti della vita.

Non è l’evento in se stesso che genera il disagio interiore,AERO10

ma piuttosto il significato che ci rappresentiamo di quell’evento”.

 

 

 

Approfondimenti bibliografici  e sitografia 

Beck A. T. (1976). La depressione. Bollati Boringhieri. Torino 1978 

Clark D., Beck A.T., Alford B.A. (2001) Teoria e terapia cognitive della depression. Masson

National Clinical Practice Guideline 90: Depression: the treatment and management of depression in adults. Final Version October 2009

Wells J., Melli G. (a cura di) (2009). Terapia metacognitiva dei disturbi dell’ansia e della depressione. Eclipsi. Firenze. 

http://www.epicentro.iss.it/passi/dati/depressione.asp

 

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Psicologa –Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Esperta in Disturbi di Personalità e Tecniche di Rilassamento. Socia della Società Italiana Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC).