“La PrimaverART” II Edizione della Rassegna d’Arte contemporanea.

INTERVISTA A GIANFRANCO ITALO TRICOLORE

Grande successo dal 20 al 26 marzo 2016 per la II Edizione di “La PrimaverART“, la Rassegna d’Arte contemporanea organizzata presso la Galleria d’Arte Michelangelo  di Alfonso Orza a Sarno (SA) dall’Associazione culturale “Mediavox”, in occasione della VIII Edizione di “Arte&Cioccolato“.

Conosciamo meglio gli Artisti che hanno esposto le loro opere…

INTERVISTA A GIANFRANCO ITALO TRICOLORE

 

GIANFRANCO ITALO TRICOLORE, nato a Torre del greco, è diplomato presso l’Istituto d’Arte di Torre Annunziata. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli senza però terminare gli studi. Partecipa a innumerevoli esposizioni già negli anni Ottanta, vincendo anche diversi premi nazionali. Alcune opere sono inserite in collezioni di musei di interesse internazionale, tra cui il Museo Civico di Maddaloni e il Museo Epicentro in Gala Pozzo di Gotto. Ha disegnato per Guy Laroche Paris. Negli anni Novanta, inoltre, ha realizzato illustrazioni per note agenzie pubblicitarie milanesi.

 

Che cosa significa per Lei fare arte oggi, dopo che tutto sembra esser stato sperimentato? 

Fare arte oggi significa esattamente ciò che significava un tempo: abbellire il mondo e la vita.

Qual è il ruolo dell’artista contemporaneo? Che messaggio deve dare con le sue opere?

L’artista non ha un ruolo, non lo ha mai avuto in senso ristretto. L’artista forse è l’unico essere umano che non ha un ruolo. Magari dà un ruolo ad ogni cosa, ogni cosa che lo circonda. E il punto è che non deve. Può dire ciò che vuole attraverso la sua opera e talvolta dice ciò che non voleva. Anche se si parte da un’idea, il risultato è un caso. Non siamo architetti. Gli architetti non sono artisti. Sono appunto architetti.

Alcuni artisti sono restii a parlare delle proprie opere…Pensa sia utile che l’artista suggerisca delle interpretazioni a chi osserva la sua arte?

Assolutamente no. E’ superfluo, spesso inquinante, perché destabilizza il pensiero dell’interlocutore, ne interrompe l’ascolto, lo condiziona. L’artista, facendo un’opera, ha già parlato abbastanza. Possono al massimo farlo gli altri per gli artisti. E’ più logico.

La mostra si intitola PrimaverART in riferimento alla stagione primaverile, ma può essere associata anche ad una primavera intesa come rinascita, emblema della capacità dell’arte di rinnovarsi continuamente. Che cosa significa per Lei la primavera nella vita e nell’arte?

E’ una cosa che a noi artisti non credo interessi. Salvo non sia una esposizione a tema. Diversamente i titoli od altre invenzioni servono solo al pubblico, per stimolarlo a partecipare all’evento.  Quanto all’arte, essa si rinnova da sé. Se un’opera è fatta con amore, se è realizzata con capacità e tecnica, se è di valore artistico e culturale, non so, credo sia scontato che essa si rinnovi costantemente. E’ un moto perpetuo; l’arte è condizionata e contaminata da tutto, anche dai rumori, ecco perché è sempre e comunque nuova, anche nelle forme già viste. E’ tuttavia nuova. Nella vita la primavera? Una bella stagione, la chiusura di due mesi, gennaio e febbraio, che sono solitamente da buttare. Nell’arte non saprei, può non significare nulla. L’arte sotto questo aspetto è atemporale. Certo la primavera può avere il potere di condizionare, di contaminare, come può farlo un rumore, un colore, il buio o la luce. Magari per chi dipinge solo fiori e campi può essere un’ opportunità, una necessità. Se penso alla poesia allora è diverso. La primavera può assumere il valore di uno scrigno pieno di ricchezze, un tesoro. Ma poi penso che comunque ogni stagione abbia le sue ricchezze da offrire. Tutto può divenire un’opportunità.

Quale tecnica ha utilizzato per l’opera esposta e quale utilizza maggiormente?

Acrilici su tavola, tirati con la sola spatola, senza pennelli. E’ la tecnica che da un po’ di tempo utilizzo maggiormente. E’ immediata, così che realizzazione e sogno possano camminare insieme; perché i sogni mutano, corrono velocemente e si rischia di rimanere indietro, rendendo l’opera lontana da ciò che abbiamo sognato.

Nelle esposizioni collettive spesso ci si fa un’idea dell’artista soltanto attraverso una o due opere. La scelta di che cosa mostrare è, dunque, importantissima. Lei come sceglie le opere da esporre?

A casaccio. Qualche volta faccio scegliere ad un amico. Questa volta ha scelto una mia amica…

 

 Tricolore Gianfranco Italo

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.