SCARS OF LIFE, LE CICATRICI DELLA VITA

Daniele Deriu racconta storie di Donne “combattenti”: "Scars of life", le cicatrici come simbolo di dolore, di vittoria e di Vita!

Oggi ai nostri Lettori proponiamo un’intervista particolare. Parliamo di un progetto fotografico che fa riflettere, commuovere, sperare. Che ti fa salire l’angoscia, ma un secondo dopo ti fa venire la voglia di non arrendersi mai. Forse perché la vita è proprio questa: un minuto di tristezza, un secondo di sorrisi. Bere fino in fondo il calice dolce amaro delle passioni per vivere a pieno e non solo sopravvivere, oppure sopravvivere per poi riuscire a vivere davvero.

Immagini e parole che probabilmente non vi toglierete subito dalla Mente.

daniele deriuQuello che faccio per pagare le tasse non ha niente a che fare con la fotografia”: inizia così la nostra conoscenza con Daniele Deriu. Si presenta a noi con queste parole e aggiunge: “Ho, però, iniziato presto a scattare foto e c’è stato un tempo in cui ho insegnato ‘Editoria grafica’, ‘Regole di percezione’ e ‘Studio dell’immagine iconografica’”. Ha 47 anni e vive a Cagliari, dove è nato.

Le sue fotografie hanno una “firma cromatica” piuttosto riconoscibile: una forma di “pittorialismo” che combina il reale e l’ideale. Le sue figure sono sempre femminili. Altra caratteristica: nei suoi scatti non è mai presente lo sguardo del soggetto: “Mi considero un esistenzialista. Qualcuno ha definito ‘balzana’ la mia teoria dello ‘sguardo percepito’.” ci confida.

Ha esposto le sue foto in svariate Mostre: ricordiamo la personale “Dystopia” del 2012 a Londra. A dicembre del 2013 e del 2014, ha partecipato rispettivamente alla seconda e terza edizione del libro di fotografia “Extract from Sensual Photography”, edito in Francia da SOPHOTO – Society Of Photography Artist. Nel 2014 ha esposto i ritratti di “illusions perdues” a Toulouse e nella Carré Sainte-Anne di Montpellier. Quello stesso anno ha partecipato ad una mostra collettiva a Venezia per la AVAPO. Più recentemente, nell’aprile 2015, alcuni suoi lavori sono stati presenti all’Art Expo di New York, mentre si è appena conclusa a Bangkok, la mostra collettiva internazionale “Eurasia 2015”, partita a Taranto il primo maggio scorso.

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Ma oggi parliamo del suo progetto “Scars of life”. Nel 2016, la serie, ha fatto parte di una interessante iniziativa editoriale promossa da “PostCardCult”, che ha distribuito gratuitamente in tutta Italia alcuni lavori del progetto sotto forma di cartolina; inoltre, dal 25 maggio al 12 giugno parteciperà al prestigioso evento culturale “TrapanInPhoto 2016”: di fatto, questa sarà la prima esposizione di “Scars of life”.

Ma che cosa è “Scars of life”? Non è un semplice reportage, è il progetto in cui Daniele Deriu ha messo l’anima e non solo una “firma” sugli scatti.

“Scars of life” è la sequenza di scatti che ritrae corpi di donne cosparsi di cicatrici. Cicatrici che sembrano violare la femminilità, monopolizzare i ricordi e  alterare la realtà. E, invece, “sono tutte Donne combattenti”: afferma Deriu, precisando che queste sono le cicatrici della Vita. Le cicatrici che spingono a riflettere su noi stessi, sulla nostra Società. In una quotidianità edonistica, ‘veloce’ ed informatizzata che premia il bello, in cui siamo abituati a pretendere tutto e subito, convivere con la ‘mancanza di qualcosa’, soprattutto se questa mancanza incide sull’aspetto fisico, diventa difficile. Per qualcuno impossibile. Ma trovare la propria forza interiore può davvero salvare la vita. E allora riuscire a mostrare una cicatrice può significare rinascere ad una esistenza migliore.

Come è nata l’idea di un Progetto così forte e così coraggioso al tempo deriu - algebraic sum_stesso?

 “Come tanti altri progetti, è nato per caso. Una calda estate del 2011 ero in spiaggia e osservavo una ragazza con un pareo rosso. Era l’unica a indossare qualcosa di più di un costume da bagno e sembrava sempre molto attenta a tenersi coperta. Seppi più tardi che aveva subito una laparascopia per via dell’Endometriosi e che trovava insopportabile mostrare le cicatrici dell’operazione. Trovavo sconcertante l’idea che, in qualche modo, si sentisse ‘inadeguata’ rispetto alle altre persone in spiaggia. Un anno dopo, quella stessa ragazza fu la prima ‘modella’ a posare per ‘Scars of life’.”

deriu - Awareness_Qual è il vero messaggio che vorresti fosse colto in questi scatti?

“Prima di tutto mi preme dire che non intendo mandare messaggi ‘consolatori’, al contrario. Esiste una pratica insolita e affascinante in Giappone, chiamata ‘Kintsugi’ (letteralmente ‘riparare con l’oro’). Quando si rompe una teiera o un vaso a cui sono affezionati, i Giapponesi, anziché gettare via tutto, saldano assieme i frammenti con del liquido d’oro. Non si limitano a ‘riparare’, quindi, ma evidenziano le crepe, le fratture… le impreziosiscono aggiungendo valore all’oggetto. Questa è la visione della serie ‘Scars of life’. L’oro, simbolicamente presente anche per via della mia ‘firma cromatica’, è il coraggio, la voglia di riscatto, il fatto di non aver mai mollato. ‘L’oro’ impreziosisce le storie incise sulla pelle, le rende uniche… le rende belle.”

Come hai convinto le donne che hai fotografato a rendere pubblica la loro storia?

deriu - smile_“In un certo senso, ho dovuto convincere soltanto la prima. Il passaparola ha fatto il resto. Quasi tutte le donne che mi hanno avvicinato, incuriosite dal progetto, avevano in realtà già preso la decisione di mostrarsi.”

Perché hai scelto la fotografia?

“La fotografia è un mezzo potente per raccontare. E’ immediata e ‘focalizza’ l’attenzione su quello che conta (o su quello che conta per il fotografo, direbbero alcuni). E’ un linguaggio che può essere compreso facilmente e che lascia comunque ampio margine all’osservatore. Mi piace pensare infatti che un lavoro, una volta ‘appeso alla parete’, prende come ‘vita propria’ a seconda di chi lo osserva, delle sue esperienze di vita, del suo pensiero.”

Come può una fotografia raccontare l’amore per la Vita?deriu - everything-will-be_

“Il più delle volte, mi accontento di far scattare negli altri il relè della riflessione… ma, come ho detto, la fotografia può essere un efficace vettore di emozioni. L’alchimia, la ‘connessione’ che si crea tra il soggetto fotografato e il fotografo può essere trasmessa a chi osserva l’immagine. Ma per raccontare degnamente qualcosa, forse, dico forse, un po’ ci devi credere.”

deriu - Seven-days_Qual è la dote che chi sta dietro l’obiettivo di una fotocamera non può non avere?

“Al netto della tecnica credo che, per molti generi fotografici, occorra empatia. Forse l’unica dote che ti permette di restare in ‘contatto’ con le persone, con la natura delle cose e di trasmettere quello che vedi (e che provi) con intensità.”

Che cosa è il dolore e come si combatte?deriu - equilibrium_

“Il dolore è una esperienza soggettiva, unica, spesso indescrivibile. Tutti noi sappiamo che le cose brutte nella vita capitano. Spesso, quello che fa davvero la differenza, è il modo di affrontarle. Le donne di questa serie parlano chiaro. ‘Siate guerrieri’, dicono, ‘e che il destino vi trovi, vincenti o perdenti, su un campo di battaglia.”

     

 

Consulta il sito: http://www.illogico.it/

 

 

 

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Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Avvocato, civilista e penalista, e Giornalista (iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti - Lista dei "Pubblicisti", Ordine della Campania, dal 2009). E’ Direttore Responsabile della Rivista-Web “MediaVox Magazine”, da novembre 2015; è stata Direttore Responsabile de "Il Nadìr.net", dal 2012 al 2015; collabora con i periodici "Eventi" e “Lyceum” e con la rivista nazionale "Albatros Magazine". Per alcune iniziative, ha, inoltre, collaborato con l’emittente radiofonica “Radio Punto Nuovo”. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali; ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla I Edizione . E’ stata accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016).