IL FUTURO E’ NATO IERI: il primo tweet della Storia

Fu Catullo ad anticipare con "Odio e amo" un messaggio d'amore in 87 caratteri

Ormai autorità politiche e religiose ne sono fans convinti. Li scrivono, li ricevono, li commentano. Stiamo parlando dei tweet, che, come ormai sano tutti, devono contenere al massimo 140 caratteri. E’ opinione diffusa che l’invenzione di questa forma di comunicazione rapida ed efficace sia figlia del nostro tempo, veloce e perennemente “connesso”. Niente di più sbagliato: risale a più di venti secoli fa.

catulluL’inventore fu il grande poeta Gaio Valerio Catullo, nato a Verona nell’84 a. C. e morto a Roma, 54 a. C. a soli 30 anni. L’esperienza che lo segnò non fu un evento politico, come capitò ai più grandi scrittori del suo secolo, ma una straziante storia d’amore: la love story con Clodia, da lui soprannominata Lesbia in riferimento alla poetessa greca Saffo nativa dell’isola di Lesbo. Lei era la sorella del potente tribuno Clodio, aveva ben dieci anni più di Catullo ed era nota negli ambienti  della Capitale per la sua bellezza, ma anche per la sua propensione a intrecciare legami amorosi con i personaggi più vari. La passione travolse il giovane veronese, catapultato nella dolce vita della “Caput mundi”, fino a fargli rasentare lo sdoppiamento della personalità.

Il tweet letterario che oggi ci appare come la perfetta anticipazione dell’attuale comunicazione 2.0 del sentimento amoroso è il famosissimo Carme 85, che recita così: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Traduzione a tutti nota: “Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiedi. Non lo so, ma sento che accade, e me ne tormento”. In tutto 87 caratteri, spazi inclusi. Mai prima e dopo Catullo, un poeta ha saputo sintetizzare in maniera così toccante il dramma di una storia d’amore. Sarebbe bastato questo solo distico elegiaco a consegnare il giovane amante dal cuore infranto all’immaginario collettivo occidentale. Vediamo perché.

Innanzitutto perché il poeta, in perfetto linguaggio da Twitter, elimina molte parole inutili. Ad esempio, non dice “Ti amo e ti odio”. Sia perché dà già per scontato che l’amata in questione è Lesbia-Clodia, sia perché lei non è solo “una” donna amata da lui, ma è l’Amore (quello con la A maiuscola). E se lei non lo ama (la accusa di “abbracciare trecento amanti”), in lui l’Amore stesso finisce, crolla, porta alla follia pura. Follia che è voluta da un amaro destino. Fatale è, dunque, la rovinosa liaison tra i due amanti. E lui lo “sente”, lo avverte sulla sua pelle, fin dentro la carne del cuore.

Tutto, infine, è mirabilmente sintetizzato nel verbo finale. In genere, lo traduciamo con “me ne tormento”. E’ una traduzione “infedele”, perché il verbo “excrucior” significa “sono messo in croce”. Lui sa che è caduto nell’abisso. Ma non può far nulla per risalirne la china. E, leggendo il tweet di Catullo, tutti noi avvertiamo il sapore amare del pianto e del sangue, che, ieri come oggi, Cupido fa versare agli innamorati disperati.

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).