Tutta bella Tu sei

IL CULTO POPOLARE DELL’IMMACOLATA A SARNO

8 DICEMBRE A SARNO (SA)immacolata1

 La festa dell’Immacolata a Sarno, che ricorre l’8 dicembre, è la festa della Città. A migliaia i cittadini si riversano per le strade al seguito della bellissima statua della Vergine tutta Pura, che è conservata nella Chiesa omonima, sita in Piazza Michelangelo Capua di fronte a quella della Madonna delle Tre Corone e costruita nel 1752 sotto l’episcopato di Monsignor De Novellis, lo stesso che aveva voluto a Sarno due anni prima una missione redentorista di Sant’Alfonso de’ Liguori. La statua era stata scolpita, nel 1696, per commissione del Vescovo Nicola Antonio Tura, di Solofra, dall’artista sorrentino Gaetano Catalano, oggi considerato scultore molto importante, in quanto fu un anticipatore del gusto settecentesco (evidente nella linea sinuosa e serpentina dell’Immacolata sarnese). Essa, alta un metro e settanta, è in gusto rocaille, espressione usata per un tipo di architettura rustica, quale l’allestimento di fontane decorate, o per taluni mobili in bronzo, argento e maiolica.

 L’opera è avvolta da un alone di leggenda. Si racconta infatti che essa sia stata oggetto di misteriosi trafugamenti e che Gaetano Patalano sia rimasto cieco per averla troppo fissata, dopo averla scolpita, o (come narrano altri) per aver detto di volerne costruire un’altra più bella.
Interessante ed emblematico è il simbolismo di alcuni particolari iconografici dell’opera: le stelle sul capo della Vergine e sul Suo manto, il colore azzurro del manto stesso e la Luna sotto i piedi della Madonna.
Le stelle, nel codice dell’Antico Testamento, sono annunziatrici di Dio, alla cui volontà obbediscono (Isaia, 40, 26 e Ps. 19, 2). Un angelo veglia su ognuna di esse (I Enoch, 72, 3), per cui l’identificazione fra stella ed angelo risulta consequenziale; al punto che nell’Apocalisse si parla di stelle cadute dal cielo come se si parlasse di angeli decaduti. La stella è anche il simbolo anche della resurrezione: Daniele (12,3), quando vuole indicare la vita eterna dei giusti, la paragona ad un’ascensione verso stelle celesti. Infine, essa è l’epifania dell’Onniscienza divina: in tutte le religioni (da quelle dei Polinesiani a quelle dell’antichità classica) le stelle sono considerate gli “occhi del cielo”, attraverso cui l’Essere Supremo tutto vede.
L’azzurro è il colore più profondo: in quanto colore del cielo e del mare, è quello in cui lo sguardo umano si perde all’infinito, senza incontrare ostacoli. Ed è anche il più immateriale e il più immacolato, poiché le sensazioni umane si annullano, quasi annegando in un dolce naufragio, al di là delle categorie dello Spazio e del Tempo. Jahvé troneggia sull’azzurro, cioè sull’ “altra faccia” di quella volta celeste che molti popoli antichi ritenevano fosse fatta di lapislazzuli e che costituisce il manto che, nell’iconografia e nel simbolismo della religione cristiana, vela la Divinità .
 La Luna, che è sotto i piedi della Vergine, indica, come vuole la tradizione esegetica dell’Apocalisse di Giovanni, l’instabilità umana: essa è l’astro che cresce e decresce, compare e scompare, incarnando la terribile legge del divenire dell’umana specie. Rappresenta la tipica conoscenza umana: indiretta e progressiva, che si modella rispecchiandosi in quella solare, che è la conoscenza diretta e totale. La Luna è anche un simbolo dell’Altrove, in quanto è la dimensione a cui tende colui che si abbandona all’incantesimo del suo “teatro privato” e segreto ed è sprofondato nel sonno della vita. Da questo viaggio verso l’avventura e la chimera, incerto ed ambiguo, l’individuo può ritornare mutato, se si libera delle scorie della mondanità, come suggerisce la via dell’immacolatezza.

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).