IL NATALE RIVELATO

Simboli ed enigmi del Natale

Una delle chiavi possibili di lettura del complesso universo del Natale è quella che attraversa quattro Grandi Enigmi, che si presentano sotto coppie simboliche: il Sole e la Luna, il Divino e il Bestiale, la Vita e la Morte, l’Oscurità del Profano e la Conoscenza sapienziale.

Il Sole e la Luna. Nei Vangeli la nascita di Gesù non viene collocata a dicembre, ma tra primavera e autunno, periodo in cui si esercitava la pastorizia e si compivano dei riti collegati all’equinozio di primavera. Il Sole, dunque, già esaltato nel culto pagano di Mitra, acquista nuova pregnanza sacra nella tradizione evangelica: è Cristo il Sol oriens o Sole Nascente.

Alcune penetranti analisi antropologiche (si vedano le tesi di Alfredo Cattabiani) hanno visto incarnato l’elemento del “tramonto” del Sole -che, tra l’altro, va di pari passo con il “finir” dell’anno- nel personaggio di Giuseppe, che diventa dunque il Sole vecchio che muore, rispetto a Gesù Bambino, il quale sarebbe appunto il Sole giovane che nasce. E la stessa coppia Asino/Bue contiene un rimando al Sole (in quanto il primo è un animale solare) in dialettica con la Luna (poiché le corna del Bue richiamano le due falci dell’astro lunare).

In tal senso, il Sole e la Luna sono due aspetti complementari, nell’indicare le due nature del Figlio di Dio che viene a nascere sulla Terra: il Sole, sempre uguale a se stesso e privo di divenire, indica l’immutabilità sovrana della Divinità; la Luna, astro che cresce e sparisce, soggetta al divenire, esprime la legge umana della Vita e della Morte.

Il Divino e il Bestiale. Questa coppia dialettica emerge nell’ambito della concezione della notte di Natale come momento di prodigi e di enigmi. Il folklore dell’Italia Meridionale è ricco di indicazioni in questo senso: a mezzanotte infatti in Calabria viene riempita la greppia per gli animali, affinchè non critichino i loro padroni, quando nella Notte Santa anch’essi possono parlare.

Ricchi di animali sono i presepi tipici, che vengono costruiti a Matera, dove compaiono canonicamente due leoni, e ad Altamura (BA), dove campeggiano rettili e lumache. Se la lumaca ci rimanda, per la presenza delle sue corna retrattili (dunque pronte ad “occultarsi”), alla simbologia suespressa della Luna, il riferimento al Leone è più complesso: il Leone, animale solare, nella storia delle religioni è un’allegoria del Sapere divino.

Ancora più sorprendente è la presenza del serpente, che nella tradizione dei bestiari medievali, come ha scritto Franco Cardini, assume (con un processo di metamorfosi rispetto al simbolo negativo del serpente diabolico) un ruolo salvifico: divenuto simbolo di Cristo stesso crocifisso, esso si ricollega ai serpenti sapienti del mondo religioso indoeuropeo.

La Vita e la Morte. L’attenzione al tema della Morte nel ritualismo popolare natalizio si afferma prepotente nel Presepe in Sicilia, dove figura ossessivamente la rappresentazione della Strage degli innocenti (in foto l’olio su tela del Tintoretto), riprendendo un’antica tradizione di istoriare la mangiatoia natalizia sui sarcofagi cristiani e quella di collocare il presepe tra cumuli di rovine: questo, a significare il germogliare della Vita sulle rovine della Morte.

Alla luce di tale dialettica, nell’Arcano del Natale folklorico, i valori del simbolismo del Sole e della Luna risultano mutati e capovolti. Il Sole è anche moriente; in molti rituali popolari italiani, esso -secondo la mentalità popolare- viene “sorretto” dalla luce dei fuochi appiccati dall’uomo. Con tali finalità si organizzano i falò a Caltabiano (CT), i fucarazzi a Nemoli (PZ), i focari a Grimaldi (CS), e il ceppo chiamato suc in Piemonte e ciocco in Italia Centrale (rito quest’ultimo, che dura fino all’Epifania).

Viceversa la Luna, con la sua “rinascita”, allude a un destino superiore: quasi una prefigurazione dell’anima. E le anime dei morti, nelle notti rischiarate dalla Luna, scendono, secondo una credenza diffusa in Calabria, sulla Terra, per recarsi a segreti conviti; per cui i loro parenti lasciano per loro, nella notte del 24, le tavole imbandite.

L’Oscurità del Profano e la Conoscenza sapienziale. Il Natale, dunque, oltre che un’attesa dell’Evento della Nascita, racchiude in sé anche un contatto con il Regno della Morte o, meglio, un vedere la Morte per conoscerla e superarla. Naturalmente si tratta di una Morte metaforica ed iniziatica, nel senso che si muore rispetto a ciò che si era prima e si rinasce rinnovati.

Questo processo di iniziazione e di conquista della Conoscenza attraverso l’accesso al Mistero è perfettamente incarnato dal simbolismo della grotta, elemento che domina sovrano in alcuni famosi presepi italiani. Basti citare il singolare Presepe della Zolfatara, allestito a Predappio (FO) nei cunicoli di 10 grotte sotterranee di un’antica miniera di zolfo. La grotta, gigantesco ricettacolo di energia tellurica e ctonica, spesso eletta a omphalòs tes ghes o Centro del Mondo, è, nella storia delle religioni, il luogo per eccellenza della nascita e dell’iniziazione del Profano, a cui conducono le prove del Labirinto, il superamento delle quali consente l’accesso al sacro recinto del presepe.

E il Labirinto si evidenzia, in tutta la sua enigmatica essenza, nel presepe che si allestisce a Napoli, dove il senso di una vorticosa spirale avvolge l’occhio di chi contempla. Eppure, in esso, come ha notato Italo Sarcone, c’è uno strano personaggio “con gli occhi chiusi”: il pastore dormiente. Il suo sonno lo prepara al Viaggio verso la Conoscenza: l’Uomo nuovo nasce con il risveglio, sotto l’effetto della luce delle Stelle, simbolo dell’Onniscienza divina. Quelle stesse stelle che risplendono in maniera straordinaria nell’inno natalizio di Sant’Alfonso de’ Liguori: “Quanno nascette ninno a Bettalemme/ era notte e pareva miezojuorno./ Mai le stelle, lustre e belle/ se vedetteno accussì”. E così il pastore in cui si incarna il prototipo dell’Uomo -ripercorrendo l’iter di Cristo, nato e poi sepolto in una grotta da cui risorge- può affrontare la fatica dell’esistere su questa tragica e splendida crosta di Mondo. Tintoretto, La strage degli innocenti.

Tintoretto, La strage degli innocenti.

 

La prossima puntata su MediaVox Magazine il 19/12/2016

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).