IL NATALE RIVELATO

Viaggio nei miti, nei riti e nei misteri della festa più amata - quarta puntata

Il Natale laico e i simboli dell’Alberodownload

Il simbolo dell’Albero come entità cosmica sacra è nato con i riti e le credenze dei popoli più antichi. La Terra stessa veniva considerata come attraversata da un Albero gigantesco, chiamato l’Asse del Mondo; e presso ogni popolo era scelta una precisa specie vegetale: la quercia in Gallia, il tiglio in Germania, l’olivo nell’Islam, la betulla in Siberia. Nell’Eden, oltre al famoso Albero della Scienza del Bene e del Male, vi era un Albero della Vita: la sua linfa è la rugiada celeste e i suoi frutti danno l’immortalità. Esso, riscontrabile anche nella cultura babilonese con il nome di Yggdrasil, era un frassino che, come un enorme Ombelico, univa le tre regioni del Cosmo: quelle celesti, quelle terrestri e quelle sotterranee.

La possibilità di contatto sia con le province della Luce (rappresentate dal Cielo e dalla Terra) che con quelle sotterranee delle Tenebre pone l’Albero come tratto di unione fra Vita e Morte: non è un caso che l’abete stesso venga definito infelice da Macrobio (IV-V sec.) nei Saturnalia in quanto è considerato in rapporto con il mondo dei morti.

Due leggende hanno tentato di raccordare l’albero di Natale alla tradizione cristiana. La prima è rappresentata dalla Legenda Crucis, secondo la quale l’Albero della Croce di Cristo fu ricavato dal legno dell’Albero della Vita del Paradiso Terrestre: un complesso percorso dunque dalla Vita dell’Eden alla Morte del Calvario e di nuovo alla Vita della Resurrezione.

L’altra leggenda narrava invece di un pino, che, dinanzi alla grotta di Gesù, si disperava per non poter offrire nulla al Messia, in quanto i suoi rami producevano solo fronde spinose indegne del Divino Bambino: perciò questi, volendo premiare per la sua gentilezza l’albero, fece adagiare sui suoi rami delle stelle, che illuminarono la pianta e la grotta stessa.

In verità, si tratta di tentativi “culturali” tendenti a cristianizzare la tradizione natalizia dell’albero. Ma, a dire il vero, la data di nascita dell’Albero di Natale risale al 1605. Terra (è il caso di dirlo!) “natale” è l’Alsazia, in Germania, dove gli abitanti usavano addobbare l’abete con rose di carta e mele. Nei Paesi di religione protestante è consuetudine riportare l’invenzione dell’Albero di Natale ad un’idea dello stesso Lutero. In Italia invece la diffusione di allestire l’albero accanto al presepe è molto recente, visto che risale al secondo dopoguerra.

A documentazione di questi complessi intrecci, tra religione e magia, tra religioni pre-cristiane, paganesimo e cristianesimo, è interessante conoscere le caratteristiche di uno spettacolo singolare e coinvolgente: la

festa del majo che si svolge a Natale, in onore del Patrono Santo Stefano nella città di Baiano (AV), attorniata dai monti Avella ed Arciano. Il rito inizia fin dalle prime ore della mattina del 25 dicembre, con la benedizione, in Chiesa, delle carabine che spareranno a salve durante le fasi della festa. Nella mattinata, una squadra di mannesi, cioè segatori di legname, si reca, seguita da tutta la popolazione baianese, nel bosco di Arciano, per tagliare il castagno più alto. Poi si snoda una vera e propria “processione” del castagno, denominato majo, per le strade del paese, lungo le quali la gente scarica la sua sete di entusiasmo socializzante. L’albero viene alla fine issato con funi e piantato, di fronte alla Chiesa del Santo Protettore, in una grande buca al centro della piazza, che acquisisce così una valenza sacra in quanto “centro” o “ombelico della Terra”. L’ultima fase della festa consiste nella raccolta di fascine, atte ad allestire un grande fucarone.

La genesi di questa festa è da rinvenire o in antiche usanze di genti germaniche, che passarono per questi luoghi (tesi di Ermanno Mang) o in riti indigeni degli antichi abitanti dell’Appennino campano che celebravano così i cosiddetti “incantesimi del sole” (tesi di Raffaele Corso). In ogni caso, rimarchevoli restano alcune componenti di questa festa da non perdere: l’agonismo, con cui i “mannesi” intendono emulare i loro colleghi dell’anno precedente, il carattere orgiastico della tensione collettiva e il ritualismo del fuoco. Elementi questi, tutti finalizzati ad uno scopo magico: allontanare il male e propiziare la fertilità.

La prossima puntata su MediaVox Magazine il 31/12/2016

Leggi www.mediavoxmagazine.it

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).