BLUE WHALE: LA PAROLA ALL’ESPERTA

Un pericolo per i nostri Giovani. Interpretare il malessere per prevenire.

MediaVox Magazine ha deciso di affrontare il pericolo del momento, rivolgendo tre semplici domande ad un’Esperta.

Non parliamo di “moda” del momento. Non parliamo di “fenomeno” attuale. Parliamo, invece, di un vero e proprio PERICOLO. L’allerta per le Famiglie e per le Istituzioni: bisogna arginare il “Blue Whale“, di cui tanto stiamo sentendo parlare durante gli ultimi giorni! Affidiamoci a figure professionali e competenti.

 

Conoscere il “Blue Whale” per combatterlo. E sconfiggerlo.

Risponde alle domande di MediaVox Magazine,  la Dott.ssa Alessandra Gherardini. Psicologa clinica, PhD Student all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale; è Esperta in psicologia giuridica e penitenziaria. Autrice e co-autrice di articoli scientifici e di presentazioni a convegni nazionali ed internazionali. Membro della Commissione Nazione sul Bullismo e Cyberbullismo di Penelope (s)comparsi.

Dove e come nasce il pericoloso fenomeno del Blue Whale?

Blue Whale, letteralmente “balena azzurra”, è un fenomeno che sembra arrivare dalla Russia, e le indagini sembrano attribuirgli circa 150 suicidi di adolescenti; ad oggi risulta che tale “gioco” si stia espandendo in molti altri Paesi, tra cui l’Italia, dove si sospetta che la morte di un 15enne livornese sia in relazione proprio al Blue Whale. La prima segnalazione risale a circa un anno fa, da parte di un giornale della Russia: il tutto parte un social network russo (equivalente a Facebook) dove vi sono gruppi chiusi di svariato genere, tra cui alcuni dedicati ad argomenti quali la depressione ed il suicidio. Il gruppo originale da cui questo gioco perverso è nato attualmente è stato bloccato; è difficile collegare i suicidi di questi giovani al Blue Whale, quasi impossibile, tuttavia le segnalazioni si sono moltiplicate negli ultimi tempi.

In che cosa consiste e chi può esserne preda?

E’ importante soffermarsi sulle “regole” del Blue Whale. Tra le varie richieste del “curatore”, ossia di colui che viene assegnato come “tutor” al ragazzo che fa richiesta di iniziare il gioco, vi sono quella di procurarsi un taglio su una mano, svegliarsi alle 4:20 del mattino e guardare video psichedelici o film horror inviati dal curatore, tagliarsi in modo non profondo il braccio lungo la vena, disegnarsi una balena sul braccio. Tutte queste fasi devono essere fotografate o filmate e inviate al curatore come prova. Man mano che passano i giorni, le richieste diventano sempre più assurde. Fino ad arrivare all’ultimo giorno, il 50esimo, in cui è previsto il suicidio: i ragazzi nella maggior parte dei casi devono scegliere l’edificio più alto della città e lanciarsi nel vuoto, mentre un coetaneo riprende la scena. Un altro inquietante particolare riguarda il fatto che le morti sembrano concentrarsi in determinati periodi, dando l’idea che i curatori vogliano sincronizzare le morti di questi ragazzi. Chiaramente i giovani coinvolti vengono invitati alla segretezza: non devono parlare con nessuno di ciò che sta avvenendo, e minacciano ritorsioni contro di loro e le loro famiglie in caso contrario. Gli ideatori di questo macabro gioco hanno probabilmente l’obiettivo di individuare ragazzi deboli e facilmente influenzabili, che talvolta possono essere vittime di bullismo e cyberbullismo, quindi adolescenti vulnerabili e fragili che vengono manipolati psicologicamente, indotti ad uno stato depressivo fino al punto di istigarli al suicidio. È importante sottolineare la peculiarità dell’età di questi ragazzi: l’adolescenza è di per sé una fase della vita molto delicata, in cui si struttura l’identità del giovane, dove c’è bisogno di sentirsi parte di un gruppo e di condivisione per rafforzare se stessi. Nella dinamiche di questo horror-game viene fatta leva sul senso di inadeguatezza e di incertezza dei giovani, che si sentono invece rafforzati se “scelti” per far parte di un gruppo ristretto.

Come si può prevenire e combattere?

Partendo dal presupposto che, ad oggi, non vi sono dati certi su questo fenomeno e sul collegamento tra i suicidi e il gioco, è comunque importante parlarne e conoscerlo per poter tutelare i più giovani; gli adolescenti, soprattutto i più fragili, possono essere facili prede per le trappole sul web e gli adescamenti online. Questo evidenzia la necessità di insegnare ai più giovani un utilizzo consapevole di Internet e a lavorare sul gap tecnologico tra gli adulti e i ragazzi, in modo tale che i primi possano muoversi in rete e attivarsi laddove capiscono che il ragazzo o la ragazza è in pericolo. Alla base di tutto, inoltre, dobbiamo instaurare una relazione basata su una comunicazione efficace con i giovani, in modo che si sentano liberi di parlarci dei loro problemi e delle loro paure. In sintesi, lavorare a partire dall’informazione e dalla formazione è sempre una forma di prevenzione; ad oggi si è assistito all’arresto di un giovane che sembra essere uno degli ideatori di Blue Whale e forse si arriverà a capire meglio la questione, ma nel frattempo è importante stare vicino ai ragazzi, parlare con loro e non sottovalutare eventuali segnali di malessere.

 

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