Tammore ed ex voto per la festa della Madonna dei Bagni

SCAFATI (SA)/ Ritorna un rito secolare

 Per tradizione è considerata tra le feste più importanti e suggestive della Campania, insieme alla Piedigrotta e al pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco, per le sue ricchissime e tuttora vive componenti folkloriche: dalla evoluzione storica del luogo sacro ai prodigi della Vergine, dalle originalissime performances di musica popolare all’esaltazione degli strumenti della vita contadina. Stiamo parlando della festa della Madonna dei Bagni che si svolge, nel periodo dell’Ascensione, nell’omonima Contrada, sita nel Comune di Scafati (SA).

 La storia del Santuario, che si staglia maestoso sulla Nazionale Napoli-Salerno, affonda le sue origini in un’umile e antica edicola votiva, al cui posto subentrò agli inizi del 1600 una più ampia Cappella, dove i fedeli cominciarono a migliaia a convenire. Un giorno, poi, il miracolo: un lebbroso, che si era bagnato nella Fonte situata lì vicino, guarì improvvisamente. Fu l’inizio di rituali abluzioni nella località denominata appunto “Fosso dei Bagni”.

 Oggi, tramontata la consuetudine -che appare nella bellissima pala dell’Altare Maggiore, opera di Simone Villani- di immergersi nella fonte miracolosa, resta la processione canonica al “Fosso”: qui molti fedeli hanno attinto con fiaschi e bottiglie l’acqua prodigiosa, di cui si cospargono per fronteggiare eventuali malattie. Che l’esigenza di protezione sia dominante in questa festa arcaica ed arcana è testimoniato anche dal fatto che alla Madonna dei Bagni si fa risalire il superamento di uno dei tanti momenti di “precarietà esistenziale” che hanno segnato per secoli le comunità vesuviane: la tremenda eruzione del Vesuvio nel 1631. Tuttora, la fede verso la Madonna dei Bagni resta profondamente radicata nella coscienza dei devoti campani, i quali sono i committenti dei moltissimi e splendidi ex voto, che adornano bellamente le pareti della Sagrestia.

 Il momento folklorico è stato rappresentato, per anni, dalla sfilata dei vari carrettini (signorili carrozzelle a due posti) e dall’ormai mitico “Carrettone ‘e Vagne”, accompagnato, con il passar degli anni, da autentici maestri della tammorra, come Vincenzo Pepe, Giovanni Del Sorbo, Antonio Torre e Ugo Maiorano. Uno dei loro testi suscitò l’attenzione del musicologo Roberto De Simone.

 Esso parla di una misteriosa “fanciulla-scarola”, che nasce dalle acque, percorse dai Turchi. Balza subito agli occhi un complesso di elementi allusivi. Il mare è simbolo della nascita primigenia, incarnata da questa fanciulla che ha rapporti con ciò che è al di là e al di fuori della realtà umana: con il mondo vegetale (la lattuga), con la tradizione delle antiche divinità mediterranee (la storia della sua nascita è il riadattamento del mito di Venere) e con la provincia del Sotterraneo (in quanto la sua incolumità è insidiata dai Turchi, che rappresentano il “nero” e, dunque, il Tremendo e l’Inattingibile). I “tammorrari” ci invitano ad entrare nel Mistero della Fanciulla, che è poi quello della Vita stessa con le sue doppiezze, e a percorrerlo in lungo e in largo (“Chi pe’ la cimma e chi pe’ lo streppone”), prospettiva che è uno dei grandi segreti della visione del mondo popolare.

 

Le fotografie sono tratte dal web

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).