BALLA SUI MURI. La danza verticale

Napoli: si è concluso, con grande successo, l'edizione 2017 di "Wine and the City", l'atteso evento partenopeo

Foto tratta dal web

Danza verticale. Si è concluso così Wine and the City, l’evento tutto napoletano che nasce nel 2008 da un’idea di Donatella Bernabò. Dapprima FuoriSalone di un percorso concentrato sulla cultura enogastronomica, diventa oggi, alla sua decima edizione, l’appuntamento per eccellenza che coniuga i migliori prodotti delle case vinicole, con vernissage, percorsi insoliti, installazioni, design e performance artistiche. E’ proprio quest’ultima che ha attirato l’attenzione dei cittadini, ieri sera, in Piazza Municipio della città di Napoli.

A ritmo di musica elettronica, jazz dal vivo e giochi di luce e colore, le tre danzatrici Elena Annovi, Simona Forlani e Isabel Rossi, si sono calate dai balconi di Palazzo San Giacomo per volteggiare nell’aria come piume al vento.

La loro è una danza che scardina ogni confine, che và oltre i limiti del visibile. Si chiama “danza verticale” perchè il corpo si muove perpendicolarmente alle pareti di edifici d’ogni tipo, di torri, di gru, ponti o ambienti industriali stabilendo una relazione con lo spazio completamente diversa da quella alla quale siamo tutti abituati. Osservandolo, lo spettatore tende naturalmente ad aprirsi a nuove percezioni, obiettivo prefissato e riuscito della coreografa Wanda Moretti, fondatrice insieme al musicista Marco Castelli della compagnia “Il Posto” prima in Italia in questo tipo di disciplina.

Incontro Elena, trentacinque anni, di Modena. Un fisico minuto e aggraziato che nasconde muscoli e nervi tesi.

Le dico che ad osservare lei e le sue colleghe mi ha fatto venire voglia di provare quella sensazione di leggerezza ma che poi, il terrore di cadere mi ha distolto subito dalla fantasticheria.

Che siano storici o contemporanei, vi calate da altezze incomprensibili a noi comuni ” pedoni” e non avete nessuna rete di protezione… come la mettete con la paura?

La paura è una costante ed è indispensabile affinchè l’incoscienza non prenda il sopravvento. Danzare a quote tanto alte può comportare vertigini, senso di vuoto, tutte sensazioni che possono farti perdere il controllo. Avere paura, significa eseguire la performance con le precauzioni giuste, determinanti per rimandare al pubblico la nostra emozione.

E a proposito di emozioni, ogni volta è come la prima volta o un pò vi siete abituate?

Ogni volta è come la prima volta. L’emozione più grande è quando tocco con le mani quelle pietre o quei mattoni di edifici storici che so che solo i suoi costruttori, al tempo che fu, hanno avuto modo di toccare. Ogni volta che  metto i piedi a terra, poi, alzo gli occhi al punto esatto in cui ero poco prima e mi rendo conto di quanti modi ci sono per osservare lo spazio che ci circonda.

Dunque, oltre che ad essere cultrici di una danza, siete anche amanti dell’architettura…

Beh, ormai ogni volta che arrivo in un posto nuovo mi ritrovo a camminare con il naso all’insù, verso le pareti degli edifici. Li osservo, li studio, li tocco… un modo per lasciarmi incuriosire e mettermi già in connessione con le possibilità che possono offrirmi.

Muovendoti sospesa nell’aria, talvolta sulla terra, altre volte sul mare… vieni in contatto con più energie, qual è il posto in cui ne hai avvertite di più?

In ogni posto, ne avverto molte e tutte in modo assoluto. Però nel cuore mi è rimasta la torre d’osservazione in Finlandia. Ci siamo calate da un’altezza di novanta metri e abbiamo danzato sospese sulla fitta boscaglia di una foresta immensa.

Arrivate sul luogo dell’esibizione solo uno o due giorni prima, come e dove vi allenate?

Ci alleniamo a Venezia, dove ha sede la compagnia. Abbiamo a nostra disposizione un capannone in cui ci sono vari muri aalti cinque metri che simulano le pareti dei palazzi, poi proviamo sul luogo dell’esibizione e tutto quello che abbiamo costruito fino a quel momento, si perfeziona, talvolta si rinnova.

Differentemente dai teatri, i vostri palcoscenici sono edifici, palazzi, ponti… ogni spettacolo, pertanto, è un lavoro di adattamento alla struttura del momento…

Si, non c’è uno spettacolo uguale ad un altro. E come noi ci adattiamo alla struttura, il pubblico si adatta a noi. Ricordo una performance in uno di quei palazzi tutti di vetro, molto contemporanei: il pubblico ci osservava dal retro delle finestre.

Cosa spinge una danzatrice ad intraprendere un percorso di danza verticale?

La voglia di superarsi, rompere i confini e il desiderio di scoprire come ci si sente a ballare con l’aria piuttosto che a respirarla solamente.

 

 

 

 

 

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Si laurea in Sociologia presso l'Università Federico II di Napoli. I suoi maggiori interessi sono cinema e scrittura. Muove i primi passi con la Film Commission Regione Campania; consegue corsi di editoria e scrive per alcuni periodici. Dal 2009, si occupa di amministrazione, collaborando ad importanti progetti cinematografici come "La grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, “Falchi” di Tony D'Angelo, oppure alla serie tv “Gomorra 2”. Segue il corso di sceneggiatura di M.Fiume, "Come si scrive un film ". Nel 2015 pubblica un soggetto cinematografico nella raccolta "Rosso e Nero Perfetto" (Iuppiter edizioni).