MITI E VERITA’ AL CALAR DEL SOLE

Lo spettacolo "Lu Cunto di Maruzza" fa parte della rassegna di musica e teatro "Suggestioni all'imbrunire" che si svolge ogni estate, nel Parco Archeologico Pausylipon dal 27 maggio al 14 luglio

ANTONELLA ROMANO: I SUOI RACCONTI DURI COME IL FERRO.viscione1

Sono le ore diciannove e zero sette minuti, il sole è diventato ormai tramonto, una donna ricama a mani nude la scultura di fil di ferro che poco a poco prende le sembianze di un corpo di sirena, l’uomo che le sta accanto le dona lucentezza pulendola con l’acqua di mare. La storia che i due raccontano è come quel ferro: sa di amaro, di mare, può tagliare… sa di vendetta.

Lu cunto di Maruzza” interpretato da Rosario Sparno e Antonella Romano è recitato in quel siciliano che talvolta sfocia in una nenia, motivo perfetto per trasportare lo spettatore nel mondo mostruoso e al contempo fascinoso, delle sirene.

Ad avallare un’atmosfera sospesa in un “non tempo”, la suggestiva location del Parco Archeologico Pausylipon di Napoli, un luogo che già nel significato del suo nome (tregua dal pericolo) invita a lasciare andare ogni connessione con il mondo reale. Ad introdurla, il percorso da fare a piedi della Grotta di Seiano, un tunnel lungo circa settecento metri e scavato nella collina tufacea di Posillipo nato, un tempo, per collegare la villa di Publiio Vedio Pollione con i porti di Cuma e Pozzuoli.

Perchè soffermarsi tanto sulla descrizione di questo posto? Perchè a guardarsi intorno fra gabbiani che volano sui resti dell’antico teatro, gatti che si muovono sinuosi  fra le pietre e il prato, fra l’odore del mare alzato dal vento lieve e la quiete…  sembra quasi che si avverta, per davvero, il canto delle sirene.

Mi sorprende l’interpretazione di Antonella Romano, attrice e scultrice che sposa questo spettacolo e quest’atmosfera vestita del suo abito di scena rosa antico e del suo sguardo profondo che racconta prima ancora delle sue parole.

Intervistarla significa raffreddare tutta quell’aria; domande e risposte, in alcuni casi, mortificano tutta la curiosità. Allora ci prendiamo il nostro bicchiere di vino bianco, ci sediamo su un piccolo masso e ci mettiamo a chiacchierare.

Scesa dal palco, la sera, Antonella torna a casa e ricama il ferro, dice.

E’ lei l’autrice di quel corpo di sirena che a prima vista sembra giacere inerte sulle sedie ma che subito dopo, lo si sente vivo di intrecci di fili, storie vere e fantastiche.

Un rituale lento, la sua arte, che richiede pazienza, dita forti e pensieri gentili. Ad immaginarlo, il ritmo del suo lavoro, sembra simile alla cantilena che fa da sottofondo alla scena: un’altalena di toni a volte alti, altre volte gravi, ma profondi sempre, come gli abissi da cui proviene la sua opera.

Classe 1970, Antonella vive a Napoli e nel 1993 si avvicina al teatro diplomandosi come attrice all’accademia d’arte drammatica del Bellini. Subito dopo comincia un personale percorso di sperimentazione passando dal teatro tradizionale a quello contemporaneo e di innovazione per ragazzi. L’interpretazione ne “l’Erediteria” di A. Ruccello per la regia di Arturo Cirillo la porta dritta a vincere il premio Girulà nel 2005 come migliore attrice, in seguito, per la sua determinazione a cercare e a sfruttare tutta la potenzialità del suo corpo, intraprende i percorsi di danza contemporanea prima e di Buto dopo. Con il passare del tempo, avverte sempre più l’istintiva necessità di trasferire la sua essenza in “corpi altri”, scopre così il suo rapporto con la materia. I suoi ricami, dapprima in rame, raggiungono nel ferro la loro migliore espressione.

Lei, artista a tutto tondo, che pur godendo di molteplici risorse, non ha mai pensato, nemmeno per un attimo, di trascurare o, peggio, di abbandonare la scena, anzi, le viene naturale la propensione ad arricchirla, con i suoi studi continui, e con le sue creazioni, quelle che, prendono forma nel buio della sera, non appena cala il sipario, quando Antonella, svestitasi dei panni del personaggio di turno, si cala nei suoi: un essere, che come lo spettacolo di ieri sera e la sua location, emana profumo di mistero e di magia.

Lo spettacolo “Lu Cunto di Maruzza” fa parte della rassegna di musica e teatro “Suggestioni all’imbrunire” che si svolge ogni estate, nel Parco Archeologico Pausylipon dal 27 maggio al 14 luglio.

Ideato e curato dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus sotto la direzione artistica di Francesco Capriello e Stefano Scognamiglio, l’evento giunge oggi alla sua IX edizione confermandosi un momento di rara raffinatezza nell’incontro tra archeologia, natura, arte e spettacolo.

E’possibile scaricare il programma sul sito www.suggestioniallimbrunire.org

Finisco il mio vino e saluto Antonella.

Mi avvio verso la grotta e Menelao, il gatto nero del parco, mi fa le fusa alle caviglie. Lo accarezzo e lo saluto. Poi mi guardo intorno, settecentotrenta metri mi separano dal mio ritorno alla realtà.

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Si laurea in Sociologia presso l'Università Federico II di Napoli. I suoi maggiori interessi sono cinema e scrittura. Muove i primi passi con la Film Commission Regione Campania; consegue corsi di editoria e scrive per alcuni periodici. Dal 2009, si occupa di amministrazione, collaborando ad importanti progetti cinematografici come "La grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, “Falchi” di Tony D'Angelo, oppure alla serie tv “Gomorra 2”. Segue il corso di sceneggiatura di M.Fiume, "Come si scrive un film ". Nel 2015 pubblica un soggetto cinematografico nella raccolta "Rosso e Nero Perfetto" (Iuppiter edizioni).