C’ERA UNA VOLTA UN APPARTAMENTO IN VIA MARTUCCI

Napoli. Residency 80121: appuntamenti d'Arte

1eSi trova a Napoli, al quinto piano di via Martucci 48. Ogni stanza comunica con quella successiva, il pavimento è di graniglia usurata dal tempo, i soffitti sono alti, in cucina solo un vecchio lavatoio, la luce è fioca. Non un mobile, non uno specchio, non un divano, non un tavolo, solo arte, quella di Raffaela Naldi Rossano e Zehra Arlsan.

Si chiama Residency 80121 ed è nato ieri alle ore 18.00 ed ospita la Collettiva Sulle forme dell’abitare.

Io c’ero e per scelta, sono entrata a digiuno di notizie. Mi sono messa a passeggiare per le stanze e ho respirato a fondo l’odore di quello che mi sembrava un vecchio appartamento con un’aurea misteriosa.

Squarci nelle mura che lasciano intravedere parte della stanza che segue, parati scrostati da cui escono altri colori, la mia mente mi riporta alle vie di fuga, ricerca di altre dimensioni, poi mi hanno presentato lei, Raffaela, artista e curatrice della mostra, che si muove fra la gente con gli occhi pieni di cose da comunicare. Mi è bastato notare la sua giovanissima età così in contrasto con quel luogo per incuriosirmi e allora mi sono fatta avanti.

Possiamo farci due chiacchiere? Le ho chiesto. Si è resa subito disponibile. Si chiama Raffaela Naldi Rossano, è di Napoli ed ha 27 anni. Fino ad ora ha vissuto a Londra dove, già laureata in psicologia, si è specializzata nel master in fotografia alla Goldsmiths, University of London. Che siano comunicati attraverso la fotografia, le installazioni video o la scrittura, i suoi lavori, mi racconta, presentati a mostre come How to avoid Trauma, SOMA, Città del Messico (2017), Elusive Archeologies, Biquini Wax, Città del Messico (2017), XV, Goldsmiths University, Londra (2016), Forecasting Future, LCC, Londra (2016), sono tutti legati dal suo forte interesse per temi come l’identita’, il tessuto sociale, le sue relazioni. E’ proprio dall’attenzione all’importanza dei rapporti interpersonali, che nasce Residence 80121, un’associazione culturale che vuole essere il punto di incontro fra quegli artisti internazionali e locali che sostengono la sperimentazione e la discussione sulle nuove forme di arte contemporanea che esprimono e acquisiscono significato in relazione al contesto in cui si mostrano.

La prima sensazione che si ha, non appena si varca la soglia di quest’appartamento, è un senso di abbandono, sei quasi tentata ad andartene ma invece c’è qualcosa che ti rapisce e ti porta a proseguire per le stanze, a cercare significati…

E’ proprio questo che voglio sottolineare – dice – nulla si abbandona veramente se resta nel ricordo, e il ricordo si muove in uno spazio ben preciso, che io voglio mobilitare, scuotere, guardare in faccia la sua storia, sentire la sua energia.

1dCi fermiamo avanti ad una delle sue installazioni, forse quella che maggiormente rappresenta il suo concetto. Si tratta di una parte del pavimento ricoperta di resti di qualcosa che non so definire. Sembrano fragili. Anche se so che non si fa, le chiedo di spiegarmela…

E’ la mia casa di infanzia. I pezzi che vedi, sono resti di una tela che è uscita fuori dal mio vecchio soffitto distrutto. Raggruppandole in questo modo, ho raccolto il mio passato, sto preservando qualcosa che non esiste più, ma che posso ricostruire per adagiarlo nella mia memoria e condividerlo con gli altri.

I tuoi lavori richiamano sentimenti di nostalgia. Guardi il passato, lo raccogli e te lo porti dentro al tuo presente, in controtendenza con gran parte dei tuoi coetanei, proiettati e bramosi del futuro e delle sue novità, fra queste le nuove tecnologie a supporto di una nuova sperimentazione dell’arte. Come si pongono i tuoi lavori difronte al futuro?

Credo che l’uso della tecnologia faccia perdere la relazione con quell’energia che cerco, che appartiene alle cose fisiche, alla loro relazione con lo spazio in cui si collocano. Credo che è giusto che si guardi al futuro e alle sue sorprese, ma quando ci capita di pensare a qualcosa che è accaduto nel passato, quando tentiamo di trovare quel particolare che ci sembra che stiamo per dimenticare, altro non possiamo che provare a ricostruire la nostra memoria tornando in quei luoghi, in quegli spazi, toccando cose, rifugiandoci in quegli angoli, dove un tempo abbiamo riposto l’emozione che cerchiamo.

Al via stasera il vostro “programma di residenza” che durerà fino al 7 gennaio, cosa prevede il prossimo appuntamento, qual è lo spazio in cui vi muoverete?

Questa di stasera, è la prima edizione di una serie di programmi di residenza in collaborazione con il Relais Regina Giovanna a Sorrento. Situato in terreno di 20 ettari circa la struttura offre agli artisti dei laboratori aperti h 24 e un archivio di materiali del Relais raccolti nel corso degli anni. Obiettivo degli artisti è quello di sperimentare il ritmo naturale del luogo, dell’ambiente che li circonda e stabilire un rapporto fra la propria arte e l’energia storica appartenente a tutte le leggende che riguardano la Regina Giovanna, tramandata ai posteri come “la pazza”. Gli artisti utilizzeranno i materiali naturali che appartengono al territorio e i visitatori potranno partecipare a dibattiti con esponenti dell’arte contemporanea, esplorare l’ambiente e avventurarsi per uno dei luoghi più mistici della zona: il famoso Sentiero degli Dei.

Non ho l’occasione di parlare con Zehra Asrlan, ma mi documento subito su di lei e scopro che la sua arte esprime esattamente ciò che mi è arrivato: una sensazione di fuga, che l’artista interpreta come soluzione necessaria a muoversi in uno spazio che non deve ingabbiarlo nè fisicamente, nè in una direzione, nè in un genere, nè in una classe sociale. Resto a pensarci su per un pò. Poi mi chiamano e allora vado via, abbandono quell’appartamento, ma mentre scendo le scale, che mi piaccia o meno questa forma d’arte così concettuale, sono consapevole, adesso, che sicuramente qualcosa di quello spazio è venuto via con me.

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Si laurea in Sociologia presso l'Università Federico II di Napoli. I suoi maggiori interessi sono cinema e scrittura. Muove i primi passi con la Film Commission Regione Campania; consegue corsi di editoria e scrive per alcuni periodici. Dal 2009, si occupa di amministrazione, collaborando ad importanti progetti cinematografici come "La grande Bellezza" di Paolo Sorrentino, “Falchi” di Tony D'Angelo, oppure alla serie tv “Gomorra 2”. Segue il corso di sceneggiatura di M.Fiume, "Come si scrive un film ". Nel 2015 pubblica un soggetto cinematografico nella raccolta "Rosso e Nero Perfetto" (Iuppiter edizioni).