Quando il cibo diventa nemico

Viaggio nel mondo dei Disturbi Alimentari nella Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

 Non è facile comprendere i disturbi del comportamento alimentare. Non è facile capire il dolore che si nasconde nell’anima e che consuma il corpo, portandolo a rifiutare il cibo fino a diventare poco più di un mucchio d’ossa, o ad abbuffarsi per poi vomitare in preda ai sensi di colpa, o a seguire un’alimentazione sana fino a diventarne ossessionati. Eppure sono oltre tre milioni gli italiani affetti da queste malattie, che si rivelano purtroppo fatali in più di un migliaio di casi all’anno. E proprio per promuovere la consapevolezza e la sensibilizzazione su questo argomento, sette anni fa è nata la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che ricorre oggi 15 marzo.
 Di prevenzione, diagnosi e cura dei Disturbi Alimentari (di cui anoressia e bulimia sono i più conosciuti) abbiamo parlato con la dott.ssa Giuseppina Barra e il dott. Stefano Iovino, psicoterapeuti e co-fondatori del Centro DiCA in cui, assieme a un team multidisciplinare, si occupano di diagnosticare e curare i disturbi alimentare in tutte le loro forme.

Ci può fare una panoramica sui disturbi alimentari: cosa sono, quali sono i più frequenti e chi colpiscono di più? 

E’ difficile dare una definizione univoca dei disturbi del comportamento alimentare, molti credono che siano legati al cattivo rapporto con il cibo o con il peso; sicuramente sono caratteristiche di queste patologie, ma sono solo la superficie. I Dca nascondono disagi molto più profondi, celano dolori e sofferenze inespresse, proprio per questo vengono definite “malattie dell’anima”. Se ci rifacciamo a dati di ricerca, l’età definita di insorgenza di questi disturbi è l’adolescenza, fase di cambiamenti ma la nostra esperienza clinica ci fornisce dati che, oltre a confermare questi, ci dicono che presso il nostro centro afferiscono persone di qualunque età il cui Dca è insorto in età più avanzata oppure convivono con esso da anni ma non hanno mai avuto la forza di affrontarlo. Negli ultimi anni abbiamo avuto numerosi pazienti affetti da binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) e da bulimia nervosa. Ciò non vuol dire che l’anoressia sia meno presente o poco diffusa ma a differenza del Bed è della bulimia la persona ha più difficoltà a prendere consapevolezza del problema ed entrare di conseguenza in un percorso di cura. 

Perché ci si ammala? 

Ci si ammala perché la persona vede nel rapporto con il cibo, con il corpo, la soluzione ad un malessere interiore altrimenti inesprimibile. Per esempio, la paziente anoressica  “Cerca di rendere visibile ciò che agli occhi degli altri è invisibile”,  “consuma” il suo corpo, fino alla morte; la paziente bulimica tace il suo mondo interiore “affogandolo” nel cibo anche se in moltissimi casi comportamenti di tipo anoressico e di tipo bulimico tendono a sfocare gli uni negli altri o a cedersi il posto in una sorta di alternanza tra espressioni che richiamano l’idea di un continuum piuttosto che quella delle categorie definite. 

Si può guarire dai disturbi alimentari?

Certo che si può guarire! La guarigione è intesa come un processo graduale, un percorso che si costruisce nel progetto terapeutico che è fatto di grande impegno, tra paziente e terapeuta in cui la persona si concede la possibilità di scoprire che è altro dal peso e dal suo corpo. Per questo noi del Centro DiCA crediamo molto in un lavoro di equipe dove al centro c’è sempre e solo il paziente e la sua unicità, non utilizziamo protocolli o etichette diagnostiche.Per noi la guarigione inizia dall’accogliere la persona e la sua sofferenza non l’anoressia nervosa o la bulimia nervosa ed è proprio da qui che inizia il nostro percorso insieme. 

Sto avendo dei problemi con l’alimentazione ultimamente. Come faccio a capire se mi sto ammalando o sto solo attraversando un momento di fragilità? 

Sicuramente l’entità e la frequenza del sintomo. Un momento di fragilità non si manifesta come totalizzante e non ha ripercussioni concrete sulla qualità di vita. Di contro, un disturbo del comportamento alimentare ha degli specifici sintomi, clinicamente descrivibili e misurabili, ed incide significativamente sul funzionamento di vita dell’individuo.

Sospetto che una persona a me cara soffra di dca. Come devo comportarmi? 

Parlandole in modo comprensivo e non giudicante. Un disturbo del comportamento alimentare è la conseguenza, nella stragrande maggioranza dei casi, di un problema che affonda le sue radici nella vita emotiva profonda dell’individuo.  Inoltre, è sicuramente utile far sì che la persona che si sospetta abbia un dca venga messa in condizione di rivolgersi a professionisti specializzati, meglio se organizzati in equipe multidisciplinare.

Cosa si può fare per prevenire la diffusione di queste malattie? 

E’ fondamentale comunicare che i disturbi del comportamento alimentare sono patologie serie, in grande crescita, pericolose per la salute (sono le uniche patologie psichiche che possono condurre alla morte). Per prevenire è fondamentale attivare campagne di sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, nelle scuole. Parlarne, mostrare i dati del fenomeno, descrivere i sintomi e, soprattutto, le conseguenze.

Perché si parla ancora così poco dei dca? 

Sicuramente se ne parla poco ma fortunatamente un po’ di più rispetto al passato. La grande diffusione che i dca hanno avuto nel corso degli ultimi anni ha reso necessaria una diffusione comunicativa. Spesso, però, tali disturbi vengono sottovalutati ed etichettati come “problemi dell’alimentazione” o, peggio, “dell’appetito”. Se ne parla poco perché, collegandoci anche alla domanda precedente, la sensibilizzazione sull’argomento è ancora non totalmente efficace.

Foto tratte dal web

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Diplomata al Liceo Classico, coltiva la sua più grande passione, lo storytelling, scrivendo, girando spot e cortometraggi, e collaborando all'organizzazione di eventi cinematografici come l'Italian Movie Award, per il quale è responsabile Masterclass dal 2015. Adora i gatti, i film Disney ed è tifosissima del Napoli.