Due luoghi comuni: ottimismo e pessimismo oggi

La riflessione di una studentessa

IDEE

 Essere artefici della propria esistenza comporta in un certo senso diventarne i pittori. E su quella tela chiamata vita è possibile usare colori forti e cangianti, quando verve e positività dominano il proprio io, divenendone così i caratteri essenziali; cupi e tetri, quando al contrario pesantezza e insofferenza sono insiti nel proprio animo.

 La grande evoluzione del ventunesimo secolo ha fatto sì che gli ideali della maggior parte degli uomini si forgiassero, prendendo una direzione diversa, più positiva di quella che poteva essere magari quella di un tempo passato, in cui si faceva fatica anche a sopravvivere ad una banale febbre. E così, quel bicchiere mezzo vuoto è diventato, a passi lenti, pieno; e non parlo esclusivamente del liquido contenuto in esso, alludo ad una pienezza che coinvolge gli animi, le vite di tutti, dominandole così con energia, voglia di fare e di progredire. Sebbene, però, questo “attivismo” sia riuscito a migliorare le condizioni di vita, a rendere tutto, anche le cose più banali, grandi capolavori, scavando a fondo, negli angoli più nascosti, si intravede una sfumatura diversa da quella luminosa e cerulea, una sfumatura che cela talvolta aspetti negativi: situazioni contemporanee che sconvolgono un equilibrio.

 E allora come condannare chi non riesce a trovare nella vita stimoli che gli permettano di guardare al futuro con positività. Basterebbe pensare al modo in cui gira il mondo ormai da decenni; crisi economiche che tormentano il paese e famiglie intere, disoccupazione giovanile e una politica vacillante che promette ma alla fine non mantiene; come non assecondare chi, alla maniera del Leopardi della “Ginestra”, si lascia pervadere da una visione materialistica, credendo in quella teoria secondo la quale la natura diventa matrigna, demolitrice, avversa all’uomo e al suo benessere. Come biasimare chi, dinanzi a fallimenti sociali continui, atmosfere di paura scaturite da minacce terroristiche e nucleari, si lascia sprofondare nell’abisso del pessimismo: una condizione stagnante, che rende l’uomo un tempo “cittadino del mondo”, oggi preda di timore e insicurezza.

 D’altro canto però, c’è chi, osservando da una prospettiva diversa, da queste avversità riesce a trarne beneficio, rendendole stimoli per una partenza nuova, volta alla ripresa e all’avanzamento generale. E’ inevitabile il riferimento non a coloro che si lasciano travolgere dalla baraonda di negatività, ma a quelli che si fanno scudo con coraggio, determinazione e caparbietà, quelli che anche sull’orlo del fallimento sanno come rialzarsi, come riuscire ad evitare la distruzione e la disgregazione totale di se stessi e dei propri ideali.

 E’ una condivisa verità il fatto che siamo il mondo dell’esagerazione, la generazione dell’eccesso, la società in cui sempre meno frequentemente è semplice scovare la stabilità: nero o bianco, tutto il resto, le ulteriori sfumature non meritano più considerazione. Ed è sbagliato. Davanti ad una realtà così chiara, nuda e cruda, bisognerebbe sapersi regolare, ben dosare quel pessimismo che all’eccesso diventa portatore esclusivamente di autodistruzione fisica e mentale, e l’ottimismo, che a quantità spropositate è capace anch’esso di condurre all’illusione e al delirio. Così come dice il teologo Bonhoeffer, “un ottimismo vile non merita d’esser sostenuto”.

 Dunque, come orientarsi? La strada più giusta da percorrere per riuscire o almeno provare a mantenersi sulla scia dell’equità senza cadere nella trappola del “troppo”, sarebbe quella mediana tracciata tra i due antipodi; bisognerebbe dunque provare ad alternare e ben razionare entrambe le opzioni, rendendosi così portatori di una “patologia benigna”: il mix perfetto di bianco e nero…districandosi fra le curve della vita.

Articolo di Sefora Squillante

5C Liceo “T. L. Caro” di Sarno – Indirizzo Scientifico

Immagine tratta dal web

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