Dal caso Aquarius a Lifeline

Una vicenda che va oltre la politica. L'intervista al Senatore Gregorio De Falco.

 Abbiamo conosciuto il Senatore della Repubblica Italiana Gregorio De Falco: tanti hanno avuto modo di conoscerlo quando, come Capo sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno, assunse il coordinamento dei soccorsi alla nave da crociera “Costa Concordia”, capitanata da Francesco Schettino, in occasione del disastro dell’isola del Giglio nel 2012. Per lo straordinario impegno profuso, l’allora Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, propose di tributare al Comandante De Falco l’encomio solenne. Alle ultime elezioni, è stato eletto Senatore della Repubblica Italiana – circoscrizione Toscana – per il Movimento 5 Stelle. Al Comandante De Falco, molto cordiale, non abbiamo potuto non fare domande circa la questione che sta monopolizzando l’attenzione pubblica mondiale.

Da “Aquarius” a “Lifeline”: il punto di vista di Gregorio De Falco…

 Senatore De Falco, che cosa pensa degli ultimi avvenimenti in merito al “soccorso in mare”, riguardo alle questioni “Aquarius” e “Lifeline”? Lei conosce bene le regole del mare: perché si parla di chiusura dei nostri porti?

 Non esiste una chiusura “fisica” dei nostri porti: non lasciamoci ingannare dalle immagini che girano sul web che ritraggono Salvini a braccia conserte come ad intendere una chiusura materiale dei porti. Non sono stati chiusi i porti, assolutamente  no! Esistono delle normative internazionali e nazionali da rispettare e nessun Paese può vietare il transito di una nave in acque territoriali, tranne se quest’ultima tenga un comportamento pericoloso ed ostile. Se l’avere a bordo dei clandestini può costituire un pericolo, allora il Ministro può vietare a una nave di navigare in acque italiane.

 A bordo di “Aquarius” vi erano donne incinte e bambini?

 Il Governo ha mostrato grande umanità verso i naufraghi. Nonostante ciò che si è scritto e detto in questi giorni, l’Italia, con molta prudenza, ha fatto tutto ciò che era necessario per mettere al sicuro tutti i naufraghi dell’Aquarius, scortando la nave con due motovedette fino a Valencia. Personalmente, per evitare che andassero incontro al maltempo, che di sicuro non ha dato loro una serena navigazione, avrei accettato l’invito della Corsica, (attenzione non ho detto Francia) ad accoglierli. Mi preme sottolineare che, in mezzo a tanta indifferenza e poca disponibilità di certi Paesi, la Corsica ha mostrato da subito apertura. Concludendo sul caso Aquarius, mi preme sottolineare che l’Italia ha fatto il suo dovere, distinguendo il salvataggio in mare (ed il tutto è andato a buon fine) dal fenomeno migratorio che resta di difficile gestione. Occorre una maggiore presa di responsabilità di tutti i Paesi europei. Ci sono tanti paesi “defilati” che non vogliono occuparsi del problema.

  E della nave Lifeline, cosa ci dice?

 Anche in questo caso va detto che il Ministro Toninelli vuole accertamenti su quanto dichiarato, ossia che si tratti di una nave olandese e che, quindi, tutto corrispondaa quanto dichiarato. Tuttavia, l’ennesimo rifiuto di Malta di fare attraccare la nave con a bordo 239 persone recuperate (la cui identità è ancora da chiarire) è ancora una volta segno di poca disponibilità da parte dei Paesi europei. La nave è ferma in acque SAR (acronimo di Ricerca e soccorso in mare) dell’isola ed è in difficoltà. Il Ministro Toninelli ha chiarito che la nave non risulta iscritta nei registri olandesi: pertanto, a bordo potrebbero esserci persone che operano nell’illegalità. Tuttavia, mi preme specificare che il soccorso sarà sempre garantito.

 Leggendo i giornali e ascoltando l’opinione pubblica, ci rendiamo conto che assistiamo a bracci di ferro continui tra Governi. Tali polemiche si riversano sia sulla pelle di povera gente che affronta il mare in cerca di una vita migliore, sia si tramutano in paure perchè le popolazioni europee non riescono a gestire il fenomeno dell’immigrazione che rischia di diventare davvero fuori controllo. Unica risposta concreta potrebbe essere il trovare al più  presto un reale e produttivo spirito di cooperazione tra tutti i Paesi dell’Europa.

Articolo di Giovanna Passariello

Foto tratte dal web

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