“Mangiavamo pane e cinema”

Presentato in Anteprima a San Valentino Torio l’originale volume di Giuseppe Strianese

 Un Evento culturale suggestivo e affascinante. Location: la bella cornice di Palazzo Formosa a San Valentino Torio. Protagonista: l’originale volume “Mangiavamo pane e cinema” (edito da Albatros-Il Filo), scritto dall’avv. Giuseppe Strianese e presentato il 12 luglio in anteprima dinanzi a un pubblico folto e qualificato.

 Il Leit-motiv della soirée è stato imperniato sul linguaggio cinematografico: a dare l’avvio all’incontro le note delle colonne sonore di famosi film, magistralmente arrangiate e dirette dal Prof. Ciro Ruggiero e stupendamente eseguite da bravissimi Maestri, che tra coinvolgenti fiati e possenti ritmi di percussione, ha introdotto i presenti nel clima di un set cinematografico.

Anche gli interventi, calibrati e suadenti, strutturati a mo’ di recensioni, hanno creato un ambiente cinematografico. Dopo i saluti congegnati con le corde del sentimento e proferiti dal Sindaco Ing. Michele Strianese e dall’Assessore alla Cultura Pasqualina Garofalo (i quali hanno ricordato, attraverso la narrazione di episodi personali, il forte legame affettivo che unisce la Famiglia Strianese), il Prof. Enzo Cutolo, sorretto dalla sua profonda cultura, ha tracciato, con passione e con una forte vis oratoria, la storia del “Cinema Moderno”, di proprietà della Famiglia Strianese, a Sarno. Città in cui oggi -è questo il suo potente j’accuse– mancano un Cinema e un Teatro, in cui possano essere ammirate le performance dei tanti Gruppi culturali operanti nell’ambito degli Istituti scolastici e di tanti validissimi operatori culturali.

 Il Relatore ha fatto emergere le coordinate culturali del volume, privilegiando di esso il nobile fine memorialistico, collegandolo alle fini intuizioni del semiologo Jurij Michajlovič Lotman, il quale ha scritto «che la storia intellettuale dell’Umanità può essere intesa come una lotta per la memoria». Tale esegesi è stata poi corroborata dalla lettura appassionata e professionale dell’attore Giuseppe Cutolo, altra pedina fondamentale dello “spettacolo”.

 Le parole conclusive, poi, di Giuseppe Strianese, Pino per gli amici, pregne di nostalgia struggente, hanno consentito agli spettatori di entrare nel cuore dell’Opera, il cui protagonista -ha ribadito l’Autore- non è lui stesso, né il padre Michele (che pure è stato per Pino la persona che ha determinato la sua formazione nell’agone della vita) o altri familiari (come lo zio Gildo che è un pendant del padre), ma lo spettatore dei film, dagli anni ’60 agli anni ’90.

 E l’Autore ha dato delle anticipazioni, quasi un trailer, dei contenuti del volume, che il lettore riscontrerà direttamente nelle pagine di libro (il quale, peraltro, risistema e armonizza una serie di articoli recentemente apparsi sul periodo sarnese “Eventi“). Il volume si snoda, infatti, con dei voluti e sapienti salti temporali che danno alla scrittura un taglio più leggero e accattivante, attraverso le varie reazioni, appunto da parte del pubblico del cinema “Moderno”, alla programmazione cinematografica.

 E così, Giuseppe Strianese squaderna una serie di tappe della storia del cinema, vista dall’osservatorio sarnese: a partire dal film-cult “Romolo e Remo” (1961) di Sergio Corbucci, per poi passare alla “trilogia del dollaro (1964-66), ai grandi film del cinema d’autore (da Fellini ad Antonioni a Bergman) e al “canto del cigno del western” espresso da “Keoma” (1976) di Enzo G. Castellari e, giungere, per finire, ai film degli anni ’80 di Nino D’Angelo, naturalmente leggeri ma capaci di attrarre molto pubblico. A proposito di quest’ultimo colpisce la descrizione dell’abbigliamento realizzata dall’Autore con un taglio pittoresco: «i jeans avevano il taglio stretto alla gamba e si allargavano a “zampa d’elefante”…Il ragazzo portava la zazzera lunga, hippie, mentre la fidanzatina non disdegnava la minigonna, tutto sopravanzo di un ’68 non ancora remoto»: un bell’esempio di notazione antropologica (alla Lombardi Satriani) riguardante la tendenza dei ceti popolari a riprendere comportamenti “lasciati cadere” dalle élites di avanguardia.

 Grande spazio l’Autore riserva poi agli esperimenti teatrali effettuati nel “Cinema Moderno” negli anni ’70, di cui proprio Enzo Cutolo è stato protagonista, e alle Rassegne teatrali degli anni 1985-90, organizzate dai soci di “Proposte Ambientali” che catapultarono gli spettatori del “Moderno” in una prospettiva nazionale (con gli spettacoli, tra gli altri, di Mario Scaccia, Flavio Bucci, Peppe e Concetta Barra e Carosone) e addirittura internazionale (il “Teatro nero” di Praga).

 Accanto alle figure di questi Grandi pullula nel libro, a mo’ di “comparse”, una miriade di personaggi minori, ma non per questo meno significativi, di cui vale la pena di citare almeno due: Ntonio ’o Napule, factotum del “Moderno” e vittima di un incidente da cui fortunatamente si riprese, e Fofò, trasportatore di pellicole, il quale chiude il volume riapparendo sotto le vesti di un mendicante, incontrato dall’Avv. Strianese una decina di anni fa presso la Calata di San Domenico Maggiore: anche se non lo riconobbe, egli regalò a Pino “un ultimo intenso sguardo con i suoi meravigliosi occhi verde-mare, appena velati da una spessa cataratta, abbozzando un sorriso”. E con questa immagine cala il sipario o, se volete, Giuseppe Strianese, scrive “the end” del suo libro-mémoire.

Foto tratte da Facebook

 

Condividi questo articolo...Print this pageEmail this to someoneShare on Facebook906Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Pin on Pinterest0

Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).