Napoli, nostalgia di domani

Intervista al Prof. Paolo Macrì storico contemporaneo alla Federico II di Napoli ed editorialista del Corriere del Mezzogiorno

Abbiamo raggiunto il Prof. Paolo Macry telefonicamente: è stato un emozione risentire, dopo anni, il mio professore di Storia Contemporanea. Pochi minuti sono bastati per entrare nel cuore dell’argomento trattato nel suo libro “Napoli, nostalgia di domani”. La “napoletanità” e che cosa significa nascere a Napoli: “Ogni luogo comporta delle caratteristiche. Nascere a Roma o a Milano o a Napoli… l’importante è non enfatizzare troppo questo elemento d’origine. Io non sono nato a Napoli, ma da 50 anni vivo questa città e mi sento sempre dire che il problema della napoletanità è quello di pretendere di costruire un’identità troppo forte che, poi, alla fine diventa ironicamente una trappola, un territorio troppo stretto che non ha sbocchi e rischia di essere autoreferenziale. Nel libro noto che oggi l’opinione pubblica tende ad identificarsi con il luogo in un modo non troppo critico e riflettuto, anzi esso sembra troppo viscerale ed emotivo.”

Professore, è necessario uscire dalla mentalità che Napoli sia una “Patria”? La nostra Patria è l’Italia e non dobbiamo fare l’errore di sentirci “autosufficienti”…

 Sì, senza nulla togliere a tutte le bellezze del luogo e le caratteristiche positive di questa città, non si può pensare che sia un luogo chiuso e che possa fare da sé. Questa città, come tutte le altre, ha bisogno di aprirsi a chi arriva, ha bisogno anche di valorizzare chi esce, perché è doloroso vedere giovani laureati senza possibilità di sbocchi. Qui tocchiamo un tema complicato, ma, volendo essere positivi, coloro che escono, continuano ad avere contatti con Napoli ed, anzi, ci portano novità da fuori. Comunque sarebbe importante che Napoli fosse capace di attirare cervelli in entrata.

Professore, dunque, Napoli come un “mondo da pensare” o un “modo di pensare”?

Certamente Napoli è un mondo su cui si possono fare molte riflessioni e, nel mio libro, ho cercato di raccontare alcuni pezzi della storia di Napoli meritevoli di essere raccontati, pezzi di storia belli e drammatici. Napoli come “modo di pensare” è più complicato perché se diventa un pensiero unico non va più bene in quanto ci chiude verso il mondo esterno. Va detto che i giovani di oggi, con i social network corrono molto meno il rischio di rimanere incapsulati nella napoletanità rispetto a noi anziani.

Concludo l’intervista con una domanda che esula dal libro. Non è passata inosservata la sua dichiarazione su Twitter: “Il sistema mediatico italiano sta scivolando negli abissi del Miniculpop (Ministero della Cultura popolare)”…

Sì, è un’osservazione che facevo avendo visto uno spezzone di un intervento che Salvini faceva Salvini  in una scuola per spiegare il “sovranismo”; l’ho trovato fortemente improprio. Non c’è nessun motivo per cui un Ministro della Repubblica spieghi non il ruolo del suo ministero ma “il sovranismo” che è una parola d’ordine “politica”. E un Ministro che fa politica in una scuola pubblica mi sembra inappropriato. Bisogna difendere l’autonomia delle scuole; l’Italia è una Democrazia: c’è una serie di Istituzioni che si bilanciano, ognuna delle quali ha un suo spazio che non va occupato, né invaso.”

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.