Uno scrigno pieno di gioielli

Recensioni/MANUALI/ “Leggere per scrivere” di Pergentina Pedaccini Floris e Patrizia Cotroneo Trombetta

 Un’eccellente guida per chi aspira ad essere scrittore o giornalista. Idee, modelli e analisi, originali e accattivanti

Scrivere è come camminare su una corda sospesa sul vuoto. Come entrare in un falò e rischiare di essere sopraffatto dal fuoco. Come perdersi in un labirinto e cercare il filo di Arianna. Scrivere è un azzardo, un miraggio, un gioco.

 E, se non sei consapevole della difficoltà dell’impresa, vuol dire che tu non sai che cosa è la scrittura. Da cui si esce stremati, simili a un fucile sparato, come diceva Cesare Pavese. E allora ci si chiede: “Ci sono regole per rimparare a scrivere?” Innanzitutto, la domanda è mal posta, perché per imparare a scrivere, bisogna prima imparare a leggere un testo.

 E sapere che “leggere” significa “scegliere” un orizzonte di senso nelle parole che si leggono e “scrivere” richiama il “gràphein” greco che vuol dire “incidere e graffiare”. Perché anche questo è uno dei compiti della scrittura che “incide” e “graffia” l’anima del lettore.

 Questa e mille altre considerazioni possono scaturire dalla lettura dell’eccezionale e straordinariamente completo manuale “Leggere per Scrivere” di Pergentina Pedaccini Floris e Patrizia Cotroneo Trombetta (edito dal Centro di documentazione giornalistica), che si incardina sulla tesi di fondo secondo cui la scrittura non è un’attività improvvisata, frutto di intuizioni istantanee e casuali: e come fulgido esempio di questa tesi è citata, fin dalle prime pagine del manuale, la stesura de L’infinito di Giacomo Leopardi, idillio brevissimo eppur sottoposto ad un labor limae accurato e minuzioso.

 Il richiamo esegetico, che attraversa come un fiume carsico tutta l’opera, è costituito dallo schema “mittente-messaggio-destinatario-contesto-codice-canale” (con le relative funzioni del linguaggio), formulato da Roman Jakobson più di un secolo fa, eppure attualissimo e sempre sorprendente nel suo essere un modello sempre valido. Modello, che (attenzione!) deve essere conosciuto per essere superato, reinterpretato e personalizzato. Allo stesso modo di come si dovrebbe fare, nel linguaggio giornalistico, con le “cinque W”.

 Il testo narrativo è il protagonista assoluto del volume. Di esso le Autrici, con uno stile rigoroso eppur piacevole e suadente, esplorano le tante sfaccettature. A cominciare dalla dialettica “fabula” (l’ordine regolare della trama) versus “intreccio” (la violazione di tale ordine dovuto a excursus, prolessi e analessi/flash-back), come si può notare nei Promessi Sposi, in cui Manzoni domina da narratore onnisciente la storia narrata, incastrando altre microstorie, anticipando e posponendo le pedine dei personaggi e dei fatti come fa un genio degli scacchi.

 E, a proposito di personaggi, uno dei passi de libro che si configura come un gioiello testuale è (elemento raramente preso in considerazione) il ricorso alle categorie attanziali di Greimas (cioè il ruolo svolto dagli attori o “attanti” nella storia narrata), tra cui si segnalano quelle di “protagonista”, “antagonista”, “aiutante” e “oppositore”; categorie, queste, scoperte da Propp. Tutti questi ruoli sono collegabili tra loro attraverso “funzioni”: ad esempio la “ricognizione” o la “rivelazione”, particolarmente importanti in opere che abbiano il Viaggio quale struttura di fondo, come l’Odissea o la Divina Commedia. Un aspirante scrittore, insomma, deve saper collegare in una trama tanti personaggi, sino a creare un cosmo ordinato (o un “chaosmos”, per dirla alla Joyce, cioè un ordine che si fa confusione e viceversa), in ogni caso specifico e inconfondibile.

 E ancora i personaggi ritornano sotto gli occhi indagatori e rivelatori delle due Autrici, allorquando esse affrontano una prospettiva fondante e ineludibile dell’arte della scrittura: la focalizzazione (o punto di vista), che può essere “zero”, “esterna” e “interna”. Quest’ultima è la più complessa ed è quella che fa la differenza fra gli scrittori, in quanto consente al narratore di vedere il mondo con gli occhi del personaggio, come fanno ad esempio Italo Svevo ne La coscienza di Zeno e William Faulkner in L’urlo e il furore e in Mentre morivo. E la congiunzione “mentre”, che indica la simultaneità, ci spinge a citare un altro suggerimento del volume: indagare gli intrecci temporali, ad esempio quelli ricorrenti nel film Pulp fiction di Quentin Tarantino, in cui “personaggi già visti morire tornano con episodi precedenti alla loro morte, ma non in flash-back, ed il finale si ricongiunge circolarmente con l’inizio” (p. 105).

 Tutte queste indicazioni, preziosissime e straordinarie, hanno il loro aspetto pratico nelle tantissime e utilissime pagine di laboratorio. E proprio quelle relative alle modalità di scrittura in rapporto alla focalizzazione si rivelano tipiche di un vero e raro manuale (nel senso che prende per “mano” e orienta la “mano” dello scrittore): alludiamo alla riscrittura di passi (alla Esercizi di stile di Queneau). E così le due Autrici ci insegnano come passare dal registro del discorso libero indiretto (“resoconto di pensieri in terza persona…e nello stile parlato”) al monologo interiore (riflessioni e domande in prima persona, con salti temporali, spia del vissuto interiore del personaggio).

 E, dopo aver letto queste e tante altre splendide pagine di “Leggere per scrivere”, davvero chi deve scrivere è pronto a vincere l’angoscia della pagina bianca e a tracciare sul foglio o sul display le parole che contano, che sanno di vita, di sudore e sangue. Ci piace, concludere questo nostro breve viaggio testuale, rivolgendoci all’aspirante scrittore con le parole di Colum McCann: “Non scrivere quello che conosci, scrivi rivolto a quello che vuoi conoscere. Esci dalla tua pelle. Prenditi dei rischi. Questo ti spalanca il mondo. Vai in un altro luogo. Investiga ciò che si trova oltre le tue tende, oltre la parete, oltre l’angolo, oltre la tua città, oltre i confini noti del tuo paese stesso”

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Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Avvocato, civilista e penalista, e Giornalista (iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti - Lista dei "Pubblicisti", Ordine della Campania, dal 2009). E’ Direttore Responsabile della Rivista-Web “MediaVox Magazine”, da novembre 2015; è stata Direttore Responsabile de "Il Nadìr.net", dal 2012 al 2015; collabora con i periodici "Eventi" e “Lyceum” e con la rivista nazionale "Albatros Magazine". Per alcune iniziative, ha, inoltre, collaborato con l’emittente radiofonica “Radio Punto Nuovo”. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali; ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla I Edizione . E’ stata accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016).