L’inCANTO della Tammorra

SARNO / Episcopio Teatro Festival - Un originale e sorprendente spettacolo di cultura e musica folk

Travolgente. Martellante. Coinvolgente. Così è il ritmo della tammurriata eseguita dai fantastici Maestri Ugo Maiorano, Rocco Zambrano e Nino Conte, che irrompe, come ouverture, all’inizio di un originale Spettacolo di cultura e musica folk. Titolo suggestivo: “L’inCANTO della tammorra”, che il 27 gennaio, nel Centro sociale di Sarno, ha chiuso la prestigiosa Rassegna “Episcopio Teatro Festival”, organizzata dal “Circolo dell’Amicizia”, il quale ha già festeggiato il 50° anno della sua attività, e dal suo dinamico e manageriale Presidente Michele Albarella.

E parte così il primo travolgente applauso da parte del folto e variegato pubblico, costituito dagli abbonati alla Rassegna e dagli aficionados della tammorra. Presenti il Sindaco dott. Giuseppe Canfora, l’Assessore alla Cultura Prof. Enzo Salerno, l’Assessore Avv. Eutilia Viscardi, l’Ass. Arch. Esposito ed altri esponenti dell’Amministrazione Comunale del Comune di Sarno. Questo spettacolo è tratto dal libro “La tammorra. Storia, miti, simboli(edizioni Buonaiuto – Progetto Mediavox/Associazione Tammorra felix), scritto da Franco Salerno, da Ugo Maiorano e da Viridiana Myriam Salerno, che ha introdotto brillantemente lo Spettacolo.

Già durante il primo assaggio di tammurriata, i presenti captano il pulsare del sangue, i battiti del cuore, la forza della passione della gente del Mediterraneo e della Campania in particolare. Del resto, terra di tammorra per eccellenza è l’area che dall’Agro sarnese-nocerino, ricco di prodotti effervescenti e unici come il pomodoro, va fino al territorio del Vesuvio, il monte che ci ha trasmesso la forza dei sentimenti pulsanti e la capacità di resistere alle avversità dell’esistenza.

La struttura di questo Spettacolo si è mossa lungo un doppio binario. La voce narrante dello scrittore Franco Salerno ha magistralmente presentato e anticipato al pubblico temi e caratteristiche delle canzoni che di volta in volta sono state eseguite. Poi sono seguite le avvincenti musiche eseguite dal magico succitato trio di musicisti (Maiorano alle percussioni, Zambrano alla chitarra e Conte alla fisarmonica) e accompagnate dalla bravissima danzatrice Tanya Maiorano, che, roteando con splendide movenze, ha fatto balenare magicamente dinanzi agli occhi degli spettatori i mille volti della tammorra, che sono poi i mille volti dell’animo umano. Il fine dello Spettacolo è stato non solo quello di far conoscere e amare uno strumento musicale, antico eppur moderno, ma anche quello di comunicare i grandi Valori, che la tammorra esalta: cioè l’amicizia, l’amore, l’apertura verso l’altro, la socializzazione, la solidarietà e il concetto della Vita come lotta e sacrificio.

«Il primo “incanto della tammorra” -ha spiegato il prof. Franco Salerno- è quello del suono del nome stesso “tammorra”: la “t” e la “m” rendono perfettamente il colpo forte che scatena il suo suono; la “o” si inserisce con la sua forma a mo’ di sole e di cerchio, simboli di perfezione; la “r” racchiude il suo roteare e il suono rotolante; la vocale ”a” fa percepire all’ascoltatore la sua meraviglia, che si esprime con il pronunciare un “ah!” come effetto della sorpresa».

Il secondo incanto è il fascino dell’antico. E’, infatti, nell’antica Grecia che nacquero le antenate della nostra tammurriata: la sìkinnis (la sfrenata danza dei satiri), la týrbe, che era la danza fortemente erotica delle Baccanti, e la pìrrica greca, di carattere giocoso, ma anche guerresco. E a questo punto si è inserita la magistrale esecuzione di Maiorano, Zambrano e Conte della canzone Allarmi, la campana sona.

Variegato il caleidoscopio delle tammurriate dell’area salernitana, sapientemente illustrato da Ugo Maiorano: da quelle, che vengono eseguite con più tammorre durante la festa dell’Avvocata, a quelle dell’Agro e di Pagani, fortemente connotate da aspetti sensuali. E così ha preso corpo l’incanto dell’Eros. Dell’Amore è stato detto tutto. O così sembra. Di Amore si soffre e si muore, ma proprio per questo si gode e si vive. Nelle tradizioni popolari l’Eros fa pulsare il sangue nelle vene e fa vibrare il corpo come uno strumento musicale. Il trio di musicisti è partito da un’area esterna a quella campana, proponendo una coinvolgente tarantella (Accomme j’eia fà p’ amà ‘sta donna?), diffusa tra San Giovanni Rotondo e altri centri del Gargano, dimostrando che la Tammorra è il modo più naturale, più vitale, più sanguigno per cantare l’Amore. L’innamorato vuole creare per la propria donna un giardino di rose pieno di pietre preziose per accoglierla ed amarla. Il rapporto Eros-Tammurriata è stato poi presentato anche attraverso altri brani, come Amaje na nenna pè trérece mise e Quanta malatiie aggia tenute.

Durante l’intervallo dello Spettacolo si è svolta la cerimonia della Premiazione dell’“Episcopio Teatro Festival”, condotta da Viridiana Myriam Salerno. Il primo Premio per la Rassegna è stato assegnato alla Compagnia “Associazione Fratelli De Rege” che ha messo in scena lo Spettacolo “I Memecmi” (regia di Enzo Varone). Il Premio alla cultura è stato assegnato al Prof. Enzo Cutolo, che ha dedicato da molti anni la sua profonda professionalità e la sua ampia cultura al Teatro, proponendo sempre spettacoli di alta qualità. I riconoscimenti sono stati consegnati dal Presidente Albarella, dal Sindaco Canfora e dall’Assessore Salerno.

La seconda parte dello Spettacolo, introdotta da una toccante processione di fujenti per la Madonna dell’Arco e da una struggente canzone intonata dall’eccezionale Maestro Maiorano, musicista ormai a livello internazionale, è stato incentrata sull’incanto del Sacro, trasmesso dai canti per le Sette Madonne, tra cui figurano anche la Madonna delle galline di Pagani e la Madonna di Montevergine venerata nella Chiesa di San Matteo a Sarno. I fedeli chiedono alla Vergine di consentire loro l’accesso alla zona sacra, mediante l’apertura del “portone” della Chiesa, che rappresenta la Porta dell’Aldilà. “E si nun ci virimmo cca/ nci virimmo all’Eternità”: così concludono i devoti nella Chiesa di Sarno e nel Santuario di Montevergine, salutando la Madonna e proiettando le speranze dell’Aldilà su questa Terra, in cui tutti viviamo questa nostra difficile -ma splendida- esistenza.

E, infine, dal fascino del Sacro a quello della Controstoria. Protagonisti gli eventi del brigantaggio e, in chiusura, il dramma del Sud, cantato anche attraverso brani moderni, come “Grande Sud”, eseguito con una sorprendente fantasmagoria di suoni e di danze e con un potente coinvolgimento del pubblico. «Le tammurriate sulla storia del Sud -ha concluso il Prof. Salerno- sono un atto di accusa contro coloro che hanno distrutto le radici del Sud e un atto di speranza verso le nuove generazioni che

sicuramente daranno vita ad un mondo migliore del nostro. Una riscossa del Sud deve partire dal Sud: da Napoli, da Pompei, da Matera, dal Gargano, dalla pizzica pugliese e, perché no, anche da Sarno, città di cultura millenaria. Noi diciamo ai nostri spettatori: “Vivi il tuo presente, sogna il tuo futuro, ma abbi cura di ripescare nel tuo passato quei Valori che ti aiuteranno a costruire ciò che tu vuoi essere”».

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.