HOKUSAI E HIROSHIGE

GLI ARTISTI DEL MONDO FLUTTUANTE IN MOSTRA AL MUSEO CIVICO DI BOLOGNA

q5A Bologna, presso il “Museo Civico Archeologico”, direttamente dal Museum of Fine Arts di Boston, alcune per la prima volta in Italia, sbarcano oltre 250 opere dei maestri della stampa giapponese Hokusai e Hiroshige in una mostra dal titolo: “Oltre l’onda”. Oggi arrivano con tutti gli onori e gli oneri che competono alle grandi opere d’arte, ma un tempo giungevano in Occidente quasi per caso, perché usate per avvolgere oggetti di valore che dalla terra del Sol Levante venivano smerciati in Europa.

L’effetto che riscossero e riscuotono ora, però, resta invariato: rapiscono lo sguardo.

Gli artisti proposti sono, insieme ad Utamaro, tra i maggiori esponenti di quello che veniva chiamato “Ukiyo-e” o “immagini del mondo fluttuante”, con quella delicata pacatezza che da sempre contraddistingue il mondo giapponese. Si tratta di una scuola pittorica attiva tra il XVII e il XIX secolo, caratterizzata da un’apertura al mondo occidentale e da un progressivo distacco dalle tematiche della tradizione pittorica giapponese per concentrarsi sulla contemporaneità dei soggetti: quelli di una società leggera, fluida, quasi frivola, con protagonisti attori di teatro, cortigiane, case di piacere e scene della q2quotidianità.

Le opere esposte sono per lo più silografie, antico metodo di stampa che usa una matrice in legno intagliato a mano, poi inchiostrata e impressa sulla carta.

Quasi contemporanei (Hokusai, più vecchio, nasce nel 1760, Hiroshige nel 1797), entrambi nativi della città di Edo ma continui viaggiatori, gli artisti, a anni di distanza, si confrontano spesso con gli stessi temi, ma con un approccio totalmente differente. Per Hiroshige, ovviamente, il confronto con l’ormai famoso e affermato maestro Hokusai è inevitabile, ma anche lui troverà la propria dimensione, a partire dal formato: dal 1852, infatti, Hiroshige sperimenterà e privilegerà il formato verticale, che poi lo renderà famoso. La differenza tra i due artisti si esplica già nel nome: Hokusai sceglie il suo (che significa letteralmente “studio della stella polare”) per augurarsi buon auspicio, desiderando (ahimè senza riuscirci) arrivare a cent’anni per raggiungere la perfezione pittorica; Hiroshige, invece, verrà definito come “maestro della pioggia e della neve”, due elementi eterei, incorporei, quasi trasparenti.

Hokusai raggiunge la popolarità con la serie delle “Trentasei vedute del Monte Fuji” (trentasei versioni della sacra montagna giapponese, la cui serialità di riproduzione influenzerà gli impressionisti nella rappresentazione di uno stesso soggetto in contesti, atmosfere, stagioni e ore differenti – vedi la serie della “Cattedrale di Rouen” di Monet”). Di essa fa parte anche l’iconica e celeberrima “Grande onda di Kanagawa”. Ed è proprio nella rappresentazione del mare che l’artista mostra il suo temperamento: le onde sono vorticose, schiumose, in preda alla tempesta. Van Gogh le aveva definite degli “artigli” che arpionano l’acqua. Si ha l’idea infatti, di un tumulto interiore che diventa concretezza materica persino in una stampa che dovrebbe essere l’apoteosi della bidimensionalità.

q4Hiroshige, al contrario, raramente mostra moti violenti. I suoi sono piuttosto delicati sussulti; persino quando il mare dovrebbe essere agitato dalla pioggia, persino nei cosiddetti “Gorghi di Naruto” (serie del 1855), vortici dovuti alle maree che si verificano tra l’isola di Awaji e quella di Shikoku, non si percepisce la stessa violenza sensuale di Hokusai.

Nato nel 1797 in un ambiente colto e socialmente elevato, Hiroshige esordisce come illustratore di libri. Il suo temperamento è, appunto, pacato, così come il suo stile compositivo. L’equilibrio di pieni e vuoti, la resa armonica della natura suggerisce una comunione mistico-spirituale con il mondo e le sue creature, che ha modo di rappresentare in quelle stampe (kacho-e) di fiori, pesci e uccelli, che riprendono, attualizzandole, anche attraverso l’accostamento a componimenti poetici, una delle più antiche tradizioni cinesi e giapponesi.

A modo loro, dunque, i due maestri della stampa giapponese si sono affermati prima nello scenario nipponico, poi in quello q3occidentale, influenzando l’arte del Novecento, fino ad arrivare ai giorni nostri, invadendo anche il campo dei manga (Hokusai, ad esempio, aveva pubblicato dei volumetti con bozzetti e studi di persone, animali e personaggi in varie pose, considerati alla base del manga moderno). Armonica e pacata l’una, forte e vigorosa l’altra, ciò che le accomuna è questo: l’eco delle loro voci risuona ancora.

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.