Dire No alle mine antiuomo.

Intervista all’alunna Viviana Vivenzio del Liceo Classico Sannazzaro di Napoli, al suo rientro dalla sede dell’Onu a New York

Viviana , come è nata l’idea di partecipare e quali sono state le tue emozioni prima di arrivare a New York?

L’idea è nata dal bellissimo progetto chiamato “IMUN” che permetteva a molti alunni, provenienti da tutte le scuole di Napoli, di primo rappresentare un paese  e quindi studiarlo. Gli studenti dovevano esporre le proprie “resolutions” in inglese: nel mio caso specifico. il topic era “micro-plastiche che inquinano l’ambiente” perchè che mi trovavo nella commissione UNEP che si occupa di ciò. Qualche settimana dopo ho scoperto che si poteva intraprendere lo stesso progetto anche all’Estero e la prima tappa sarebbe stata New York. Grazie al consenso dei miei genitori e molta buona volontà, ho colto l’occasione e ho prenotato il viaggio insieme ad altre amiche di classe. Il mio entusiasmo era fortissimo: andare in un Continente completamente diverso, visitare una struttura quale l’Onu con sede una città importante come New York, era per me un sogno che si avverava. Tutti intorno a me potevano percepire anche la mia leggera ansia che gli ultimi giorni prima di partire si era tramutata in vera propria insonnia! Grazie Giovanna per questa intervista e per la possibilità di raccontare questa fantastica esperienza a tutti i Lettori di MediaVox Magazine! 

Quale e’ stato il tuo argomento di studio e perché lo hai scelto?

Al progetto estero, che non si chiama “IMUN” ma “NHSMUN”, io ed il mio compagno di delegazione rappresentavamo entrambi la Jamaica, con la  commissione “SPECPOL” che aveva come topic “le mine anti-uomo”; di conseguenza, abbiamo esposto tutto ciò riguardo  la posizione della Jamaica sull’argomento e, anche se il nostro paese non occupava uno spazio importante riguardante il topic, grazie alle nostre abilità siamo stati capaci di avere un ruolo attivo all’interno della commissione riuscendo a diventare anche uno dei paesi “leader” dell’alleanza che noi stessi insieme ad altri paesi come Ungheria, Georgia, USA, e molti altri, avevamo creato.

Il passaggio più importante del tuo intervento ?

Durante la terza sessione, avevo deciso che avrei dovuto esporre le mie opinioni difronte alla commissione, anche se inizialmente il coraggio scarseggiava. Infatti, mentre nelle prime sessioni ero più rilassata dato che mi concentravo sul comprendere le strategie degli altri Paesi ed i loro punti di vista, questa volta era davvero arrivato il mio momento. Ho aspettato l’occasione giusta, grazie anche all’incoraggiamento del mio compagno di delegazione (molto più tranquillo di me per esperienze passate con il progetto) e finalmente ho tenuto il discorso che avevo preparato. Appena ho raggiunto il podio, un’ondata improvvisa di ansia si è impadronita di me, ma per fortuna ho ripreso il controllo e ho continuato a riferire  alla commissione il pensiero che la Jamaica  aveva rispetto alle mine antiuomo e soprattutto per convincere tutti gli altri Paesi dell’importanza delle nostre idee ed indurli ad unirsi alla nostra alleanza.

Ultima battuta:  che cosa lascia New York negli occhi e nel cuore di voi ragazzi ?

Questo viaggio è stato un’esperienza inesplicabile, formativo da tutti i punti di vista. Nel momento in cui ho messo piede a New York ho provato una sensazione di piccolezza per i colossali grattacieli e per le strade immense. Il progetto delle simulazioni “MUN” mi ha regalato molto, come ad esempio nuove amicizie con ragazzi da tutto il mondo; ha ricalibrato le mie aspettative; mi ha donato maggiore sicurezza e abilità nel parlare in pubblico; mi ha aiutato tanto ad immedesimarmi in  un paese completamente diverso dal mio; mi ha aiutato a fare alleanze e a trattare con altri paesi, facendomi capire che cosa significa il lavoro di squadra ed il rispetto di alcune regole precise. Per non parlare del vero e proprio viaggio… abitudini e stile di vita completamente diversi dal nostro: sentire profumi, osservare scenari diversi, la città che di notte si illumina con tutte le luci possibili e immaginabili, assaggiare cibi nuovi (anche se non gustosissimi), visitare musei di fama mondiale come il Metropolitan museum o il MoMa, entrare nella sede ONU dove i veri delegati discutono su questioni di importanza mondiale, conversare con il vero ambasciatore della Jamaica, donna  forte e dagli ideali saldi che ci ha aiutato a comprendere meglio il nostro ruolo; camminare per strade enormi che ad ogni angolo ospitavano uno dei classici taxi gialli americani… insomma, sembrava davvero di stare in un film. Per questi motivi, consiglio a tutti di intraprendere questo magnifico percorso perché riesce a migliorare ogni aspetto caratteriale e lascia nei cuori la speranza ed il desiderio di ritornare il più presto possibile nella grande mela.

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.