Stéphane Fournial

Intervista al grande Maestro e Direttore della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli

“Ai ragazzi meglio dire sempre la verità che illuderli con la menzogna: La danza non è per tutti.”

Per chi ancora non abbia consapevolezza di chi sia il Maestro Fournial, a grandi linee rammentiamo che egli è stato un grande ballerino;  ha ballato nel Ballet de Marseille di Roland Petit, all’Opéra du Nord in Francia, con il Tokyo Ballet e con il Badischestaatheater Karlsruhe. Come guest artist si è esibito in moltissimi teatri in tutto il mondo. Tra i principali: il Theater Munchen, Stuttgart Ballet, Teatro di Varsavia, Scottish Ballet e Mariinsky di San Pietroburgo. In Italia ha danzato al Teatro dell’Opera di Roma, Teatro alla Scala di Milano, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro La Fenice e all’Arena di Verona. Tra le sue partner Carla Fracci, ma anche Claude de Vulpian e Carole Arbo dell’Opéra di Parigi), Irena Pasaric (Zagabria), Margaret Illmann (Berlino) e Sofiane Sylve (San Francisco Ballet). Cavaliere delle arti e delle lettere – onorificenza conferitagli nel 2009 dal ministro della cultura francese – dal 2015 lo vede alla Direzione della Prima Scuola di Danza in Europa qui al teatro san Carlo; una sfida difficile e piena di entusiasmo, dopo la lunga direzione di Anna Razzi durata un quarto di secolo.

Nonostante la folta agenda di appuntamenti, il Maestro Fournial, ha trovato il tempo per noi, e nella breve attesa fuori al suo ufficio al 5 piano del Teatro San Carlo, ci imbattiamo in piccoli ed eleganti allievi in calzamaglie che ci salutano con una grazia ed eleganza di altri tempi; in quei corridoi respiri musica classica, mista alla voce dell’insegnante che batte il tempo, le regole affisse in bacheca, i doveri di ognuno deve osservare in quella che dall’Unesco è definita la “Prima scuola in Italia e la più antica d’Europa.”

Qualche allieva, fa esercizi di riscaldamento mentre studia la lezione di Storia, ha l’esame di terza media a breve ma non salta la lezione. Una dolce e raffinata maestra di danza, rumena, Soimita Lupu, ci ribadisce che la Danza è una disciplina ed al contempo uno stile di vita che coinvolge non solo il ballerino ma l’intera famiglia. I sacrifici sono tanti ma se c’è passione vai fino in fondo. Lei stessa per arrivare qui ha superato diversi ostacoli dai quali ogni volta ne ha tratto una lezione di vita.

Un affabile e sorridente Maestro Fournial ci accoglie, il volto stanco ma motivato, maglioncino grigio che esalta la carnagione chiara gli occhi cangianti dal taglio francese; fisico asciutto con movimenti rapidi e leggeri tipici di un ballerino classico. Il Maestro sta ricevendo gente senza interruzione ma non si ferma, c’è qualcosa di vulcanico nei suoi modi di fare , eleganti ma prorompenti, dolce e risoluto ma sopratutto “umile”. Nel ringraziarlo per il lustro che la sua presenza sta dando alla nostra città di Napoli, si rivolge stupito da quanto asserisco.

“Perché si sorprende Maestro? Lei ha danzato con grandi celebrità, ha ricevuto premi e riconoscimenti da ogni dove, ma non esitato ad andare anche in mezzo ai ragazzi di Scampia, eppure conserva una semplicità del “vicino di casa”, gli chiedo. Fournial, sorride e risponde “Lo chieda a chi mi chiama “O’ Frances” da queste parti, a chi non ama la rivoluzione che ho portato in questa scuola. Vede, spesso posso apparire crudele con i ragazzi, ma io non amo illuderli, questa Scuola di Danza non può essere per tutti ma solo di chi ha quel carisma e capacità da renderla cosi speciale e famosa a gli occhi del Mondo. Senza giri di parole, se questa Scuola deve restare un eccellenza, purtroppo deve essere selettiva, la danza classica è d’elite.

Quando ho cercato di mettere questo marchio, ed ancora non vi sono riuscito in pieno, sono stato visto come “il francese crudele “ ma preferisco apparire crudele con i ragazzi piuttosto che illuderli, non lo farò mai.”

Maestro in questo suo progetto , qual è l’ostacolo più difficile da superare ?

La forma mentis sia dei genitori (forse in primis) che degli allievi; non tutti possono far parte di questa scuola di ballo e sarò ancora più diretto, in questi quattro anni ho effettuato una grande pulizia e soprattutto ho aperto le porti ad allievi da tutta Italia

Maestro, ho incontrato in corridoi allievi che si riscaldavano e contemporaneamente studiavano. Tra i suoi progetti è stato valutato di andare incontro alle esigenze dei giovani studenti che non vogliono saltare l’allenamento ma nemmeno trascurare gli studi?

Ci sto lavorando, e da Settembre prossimo, ho trovato per i nostri ragazzi, degli Istituti, privati per il momento, disponibili a far adeguare il programma alle nostre esigenze; un po’ come anni fa si faceva in Francia, una Scuola con orari arrangiati in modo da permettere loro di svolgere altre attività, magari con corsi che iniziano un ora prima o un ora dopo

Maestro, come possiamo portare l’Arte nelle Scuole? Perché si ha la sensazione che i ragazzi oggi siano distanti da essa, o non ne abbiano sufficiente consapevolezza?

Innanzitutto l’uso sconsiderato del telefoni, Internet e Social in genere, strumenti fantastici ma usati male e spiegati male li hanno sempre più allontanati dal mondo che li circonda; inoltre il metodo di studio di alcuni professori non attrae e non appassiona. Le porto il mio esempio: a scuola la matematica non riusciva ad appassionarmi e dunque a comprenderla al punto che mi dedicai allo studio delle lingue. Con gli anni, attraverso la mia passione nelle letture di vario genere ho scoperto Pitagora e le sue straordinarie invenzioni dal Pentagramma alla musica delle sfere , e mi sono chiesto perché queste cose il mio maestro non me le ha mai spiegate? Mai dette? Forse le avrei apprezzate. Così oggi, se abbiamo un aumento della dispersione scolastica, soprattutto qui a Napoli, le cause le dovremmo cercarle anche sui metodi di insegnamento e l’attrazione verso lo studio. Nei ragazzi bisogna suscitare la curiosità a partire dalle cose semplici come le gocce di pioggia che cadono sulle foglie, o guardare il cielo. Allora, bisogna fare in modo di modellarli e far capire che se tutti fanno una cosa non significa che devi farlo anche tu, questo vale per tutto anche per le forme di bullismo; Viviamo in una società troppo permissiva che non ha il coraggio di ribellarsi alle cose che non vanno ed appassionarci alle cose più semplici che ci sono. Cambiare la forma mentis, rispettare i ruoli e non proteggere troppo i propri figli perché fuori le mura domestiche, c’è il delirio e non sempre troveranno chi li aiuta. Devono tirare fuori la grinta , la fame e soprattutto interesse in quello che fanno.

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Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.