Un viaggio labirintico che profuma di Poesia

EVENTI/ Presentazione a Venosa de La Città che urla segreti

Retroscena di una recensione.

Molti di voi conosceranno il film di Peter Howitt del 1998: “Sliding doors” dove Hèlen, la protagonista, vive in due diversi mondi possibili, mondi determinati da un piccolo dettaglio: l’apertura o la chiusura delle porte scorrevoli della metropolitana, appunto: le sliding doors, se si apriranno Hèlen prenderà la metropolitana, se si chiuderanno, prenderà un taxi e le sue due vite saranno completamente diverse.

E questa scena rappresenta un po’ la vita di ognuno di noi: la possibilità, la scelta, il tempo. E nella libertà della scelta si riflette il segreto della vita umana. Ogni giorno facciamo delle scelte: dalle più banali a quelle che cambiano o possono cambiare il sentiero fino ad ora percorso. Ma siamo sempre noi a scegliere?

O meglio: siamo sempre liberi nella scelta o a volte capita qualcosa, apparentemente fortuita, che ci proietta in un’altra possibile direzione che la nostra vita potrebbe prendere? Tutti volgendo gli occhi della mente all’indietro ce lo siamo chiesti: e se non avessimo detto quella parola e se non ci fossimo fermati a quello stop…?

E se le porte della metropolitana non si fossero aperte? Ecco: questa serata, questo incontro è nato all’apparenza quasi per caso, ma in realtà perché si è aperta la porta giusta: quella che mi ha fatto reincontrare a distanza di più di trenta anni il mio docente di lettere del Liceo, il prof. Franco Salerno. Professore mitico, di quelli che segnano con il loro carisma, con la loro empatia, con la loro capacità di coinvolgere, di educare, di accendere, di tracciare il solco della conoscenza e di lasciare un segno indelebile nella formazione di chi ha avuto il piacere ed il privilegio di essere stato suo o sua alunna. Per me, e credo, non solo per me, ha rappresentato sempre una luce che ho custodito nel mio percorso di studi successivo, pur così apparentemente lontano dagli studi classici.

E proprio una circostanza personale della mia vita mi ha spinto a volerlo cercare, risentire. Quando il professore mi racconta al telefono di aver scritto, tra gli altri libri, un romanzo edito da Guida, La città che urla segreti, decido di acquistarlo subito. Lo leggo in due step serali e, poiché mi è piaciuto molto, gli propongo di presentarlo a Venosa, in Basilicata (dove il prof. Salerno ha iniziato la sua carriera di docente), nella Rassegna “Femminilità…e Amore – Bellezza Cosmica”. Presentazione che si è verificata con grande successo il 7 maggio nel suggestivo Castello Pirro del Balzo. Quelle che seguono sono le emozioni che il libro mi ha trasmesso e che ho comunicato al qualificato pubblico presente. Parto naturalmente dall’incipit.

Un libro che parla al cuore.

“Il nostro cuore è una terra di nessuno. E noi non sapremo mai da chi è abitato. Dall’amore? Dai ricordi? Dal Bene? O forse dal Male?”

Con queste parole incipitarie de La città che urla segreti, entriamo, nella scena surreale di una sera d’estate, nella cappella Sansevero di Napoli, ad ascoltare con il protagonista, Giacomo De Marinis, antropologo napoletano, la conferenza di un suo collega straniero sul simbolismo dei mostri. Illuminato e guidato dal fascino dei segreti embricati nei simboli, si apre per lui una porta fino ad allora sigillata, che lo conduce a comprendere il senso di un plico, trovato per caso, contenente le liriche della poetessa rinascimentale, Isabella Morra, uccisa nel 1546 dai fratelli insieme al suo presunto amante. A queste liriche è allegato un epigramma in latino sul segreto misterioso di quattro “codicilli”, nascosti, da uno degli assassini di isabella, in quattro templi napoletani.

Da qui parte e si snoda la ricerca di questi codicilli, attraverso un viaggio metaforico, fortemente segnato da dialettiche e da dicotomie ricorrenti: amore ed eros, scienza e fede, umanesimo e tecnica, bene e male, luce e ombra. Si arriva così, attraverso un ammaliante percorso di natura fortemente introspettiva ad indagare sul mistero dell’io, sul senso della vita e infine soprattutto a donare la luce della speranza e della salvezza.

La profezia di una papessa, infatti, non può che significare una nuova prospettiva di salvezza per ognuno e per tutti.

Insomma, un thriller storico che ci cattura in un viaggio labirintico che profuma di storia, di narrazione, di fantasia, di poesia, e soprattutto di tanto mistero, il mistero della vita e quindi della rinascita dopo la morte. Isabella Morra, dunque, come pretesto per esplorare con grazia matura e compiuta, con ritmo calzante e crescente il mistero della morte, che diventa “non vita”.

E nell’esegesi sommersa del delitto d’onore o del delitto politico, si snodano i temi della società contemporanea: la solitudine e la ghettizzazione degli anziani, le difficoltà di relazione e comunicazione tra genitori e figli, gli amori con epiloghi che si colorano di tinte tragiche e tanto altro ancora.

Periodi corti, quasi una scrittura teatrale, che sorprende il lettore nella costante poliformia del genere. Narrazione ricercata e mai casuale, sempre pensata e costruita anche nella scelta dei nomi: “Alba”, perfino lei, sacrificata ad una morte violenta che sembra poi preludere ad una rinascita dell’anima.

E tutto fatto vibrare dal trait d’union dell’intera narrazione che è la ricerca dei quattro codicilli, fino all’ultimo che diffonde la luce profetica della papessa. Sindrome di Stendhal che si trasmuta in sindrome di Rubens…

E dunque: la Bellezza salverà il mondo? E se l’immagine icastica della bellezza è da sempre la donna: sarà una donna (magari papessa) a salvare il mondo?

Ecco: “la città che urla segreti” è tutto questo e molto altro ancora…

dal Castello Aragonese Venosa, 7 maggio 2019

                                                                                          Articolo di Elisabetta Pescuma

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