La nascita della Repubblica

Il 2 giugno dl 1946 si tennero contemporaneamente il referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica e le elezioni dell’Assemblea costituente, l’organismo incaricato di scrivere la nuova Costituzione. Si trattava delle prime elezioni libere dopo i ventidue anni del regime fascista, ma anche delle prime elezioni veramente a suffragio universale: votavano infatti anche le donne, alle quali finora nel nostro paese questo diritto era stato negato.

Il referendum si concluse con la vittoria della Repubblica. Il re lasciò il paese e al suo posto l’Assemblea costituente elesse, come capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. Il potere legislativo, invece, venne provvisoriamente affidato al Governo (che ora presieduto dal democristiano De Gasperi), poiché per eleggere un nuovo Parlamento bisognava attendere che terminassero i lavori della Costituente.

Per quanta riguarda i risultati delle elezioni dell’Assemblea costituente , i consensi confluirono sulle tre principali correnti del pensiero politico, democratico e liberale, che si erano sviluppate nel nostro paese a partire dall’Ottocento.

L’area cattolica era rappresentata dalla Democrazia cristiana che si proponeva di realizzare uno Stato ispirato ai principi del cattolicesimo, fondato sulla collaborazione tra le classi sociali, la tutela della famiglia e della piccola proprietà. L’area socialista, rappresentata dal Partito socialista e dal partito comunista, si proponeva come obiettivi principali la tutela degli interessi della classe operaia e contadina e la realizzazione dei principi di equità sociale.

I partititi dell’area liberal-democratica, il Partito liberale e il Partito repubblicano, erano favorevoli alla realizzazione di uno Stato Laico, cioè di uno Stato che non fosse ispirato a principi religiosi (“libera Chiesa in libero Stato”, aveva detto Cavour). Essi inoltre ritenevano che il compito prioritario delle Stato fosse la garanzia delle libertà individuali.

Certamente non fu facile per formazioni politiche tra loro così diverse definire un insieme di principi comuni sui quali concordare; tuttavia, nonostante l’aspra battaglia che contrapponeva queste stesse forze sul piano politico, all’interno dell’Assemblea costituente tutti operarono per la realizzazione di una Carta costituzionale davvero capace di rappresentare l’intero popolo italiano, una Carta che costituisse un patto tra tutti i partiti democratici che avrebbero partecipato alla vita politica del paese. Infatti , così come prima di iniziare qualsiasi gioco è necessario che chi partecipa concordi le sue regole, prima di iniziare col “gioco democratico” era necessario che tutte le forze politiche concordassero sul sistema delle norme costituzionali che sono alla base della democrazia.

L’intesa raggiunta fu chiamata “compromesso costituzionale” : ogni gruppo politico infatti dovette rinunciare a una parte dei propri principi e accettare posizioni che non condivideva pienamente.

Il termine compromesso potrebbe far pensare a un accordo ambiguo , del quale alla fine nessuno è contento. Il consenso che si realizzò tra i partititi durante i lavori della Costituente invece fu vero perché frutto di un confronto aperto e leale , che consentì di cogliere la parte migliore delle diverse ideologie e di realizzare una Carta costituzionale tra le più ricche e aperte del mondo.

Ciò che rese possibile l’intesa tra formazioni così diverse fu da un lato lo spirito di solidarietà, che univa profondamente tutti coloro che avevano vissuto l’esperienza antifascista nell’impegno a costruire uno Stato libero e democratico; dall’altro la volontà di tutte le forze politiche di dare vita a uno Stato il cui obiettivo fondamentale fosse servire i cittadini, uno Stato che riconoscesse nel valore della persona umana il cardine fondamentale (principio personalista).

L’Assemblea costituente volle inoltre che la Costituzione fosse “rigida”, cioè che le sue modificazioni dovessero essere approvate secondo un procedimento particolare , previsto sall’art. 138, per garantire che non si verificasse nuovamente quanto era accaduto durante il periodo fascista allo Statuto albertino. La Costituzione ha inoltre carattere programmatico. I costituenti infatti erano ben consapevoli che la realizzazione dei principi in essa contenuti non avrebbe potuto essere  né facile né immediata. Essi intesero fissare gli obiettivi fondamentali che dovevano guidare la realizzazione della democrazia nel nostro paese.

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Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano.