MASSIMO TROISI: IL PARADISO POTEVA ATTENDERE

Speciale Massimo Troisi

“Non ci resta che… ricordarLo”, ci verrebbe da dire, parafrasando il titolo di un suo famoso film.

Non ci si può credere. E’ trascorso un quarto di secolo da quel fatidico pomeriggio del 4 giugno del 1994 quando ci lasciò il grande Massimo Troisi, ineguagliabile talento. Lui, attore e regista di San Giorgio a Cremano. In fondo è quasi impossibile far finta di nulla. Il vuoto è troppo grande da riempire. Nessuno, in questi lunghi anni, è riuscito nell’impossibile impresa, non di farlo dimenticare, ma di far sentire meno la sua mancanza.

Nei mesi successivi alla scomparsa di Massimo, venne pubblicato un piccolo libro con un titolo che, nella sua essenza, rappresenta il sentir comune di molti: ‘Il paradiso poteva attendere’. La sua prematura ‘lunga dormita’, come lo stesso attore e regista la definiva, lasciò tutti sconvolti, addetti ai lavori e non, allora come oggi.

‘Ricomincio da tre’ fu un vero e proprio exploit per lui. Il suo esordio in televisione avvenne con la mitica e storica trasmissione televisiva ‘Non Stop’; in una puntata, apparve anche Pino Daniele.

Nella sua avventura cinematografica, lo seguì solamente Lello Arena. Con quest’ultimo, insieme all’altro amico Enzo De Caro, diedero vita al trio comico ‘La Smorfia’ nel 1976. Il cabaret è talento puro, è dono spontaneo di far ridere. E Massimo seppe e sa ancora oggi far ridere. In maniera spontanea, senza alcuna forzatura.

Quello di Massimo è un personaggio genuinamente antieroe, pigro, mai vigliacco, con un linguaggio tutto suo che, in poco tempo, divenne il suo marchio di fabbrica. Il modo di parlare dell’attore nato il 19 Febbraio del 1953 si distinse per il suo parlare spezzettato, con brevi pause seguite da improvvise accelerazioni.

Il suo personaggio negli undici lungometraggi realizzati è rimasto sempre lo stesso, ciò che mutava erano le situazioni intorno a lui, rendendolo così, un personaggio quasi universale.

Ci siamo recati presso la sua ‘casa’, ubicata a Villa Bruno a San Giorgio a Cremano. Abbiamo incontrato il poeta Luigi, fratello di Massimo. Luigi ci ha raccontato: “…nacque tutto per caso. Massimo non pensava di essere attore e nemmeno noi immaginavamo che lo potesse diventare. Fu coinvolto dagli amici che stavano preparando una commedia di Eduardo, all’ultimo momento ci fu l’indisponibilità di uno degli attori e Massimo fu individuato come il giusto sostituto. Lui non lo voleva fare. Diceva: ‘nun song capace, nun l’aggio maje fatt, mi metto vergogna’. Poi gli altri insistettero…”.

Luigi Troisi ci guida in questa visita nel mondo di Massimo. Ed è un viaggio che ci riporta indietro nel tempo, tra gli oggetti personali e quelli che provenivano dai suoi set cinematografici. C’è il famoso vaso di ‘Ricomincio da tre’ che egli tentava di muovere con la mente. Il divano sul quale registrò l’intervista-cult con Gianni Minà per il primo storico scudetto del Napoli. I suoi strumenti musicali che non sapeva suonare ma che servivano ad amici come Renzo Arbore, Pino Daniele o Riccardo Cocciante.

Immancabile, e non poteva essere altrimenti, la bicicletta usata dal personaggio di Mario Ruoppolo, con il berretto e la borsa posati sul manubrio. Di lato, il copione tratto dal romanzo dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta: ‘Ardente Paciencia’, tradotto in italiano ne ‘Il postino di Pablo Neruda’.

Sulla parete, una foto mostrataci dal fratello: Massimo immortalato solamente 24 ore prima della sua scomparsa con il gruppo del cast del film. Si congedò da loro con la frase: “Non dimenticatevi di me”. Con “Il Postino” ottenne un riconoscimento a metà, la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista.

Scoprimmo dagli amici che Massimo era davvero divertente perché in famiglia non lo era. Era timido, schivo”: ha aggiunto Luigi. La caratteristica della timidezza nel personaggio di Troisi fu presente in tutti i suoi film. Altra caratteristica divertente? La pigrizia. Ma il vero elemento vincente fu la voglia di liberare la figura del napoletano classico da ogni tipo di stereotipo.

Il fratello Luigi ha detto che alla famiglia piace ricordare e festeggiare Massimo sempre nel giorno del suo compleanno e non della sua scomparsa. Il giorno della nascita, in città, vengono organizzati degli spettacoli e, a fine serata, gli vengono fatti gli auguri. Questo, riteniamo, sia il modo migliore per ricordarlo: con l’ironia e con la risata. “Massimo è ancora tra noi”, non è mai partito. Non se ne è mai andato. Era ed è, ancora oggi u,n regalo che la vita ha voluto fare a tutti noi.  

 

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.