I DRONI

L’ULTIMA FRONTIERA DELLA TECnOLOGIA ED ANCHE DELL’INFORMAZIONE?

Foto tratta dal web

Comunemente vengono definiti dispositivi di eterogenee dimensioni, con la capacità di librarsi in volo senza la necessità di un pilota a bordo. Semmai colui che li comanda è indicato come ‘pilota remoto’. Oltre alle diverse dimensioni, anche le forme sono varie, rispettando quasi una regola scritta, che in realtà non esiste, secondo cui, durante la costruzione, assumono la fisionomia dei vari insetti esistenti in natura. Stiamo parlando dei droni, ultima frontiera della tecnologia che avanza sempre più ed in modo inarrestabile.

Il loro utilizzo non è solamente ludico, amatoriale, ma trova soprattutto spazio in determinate professioni e specialmente in settori chiave della società. Si pensi, ad esempio, la fruizione da parte delle forze dell’ordine nella lotta alla droga; oppure, in caso di calamità, i droni sostituiscono l’uomo nel caso di ricerche di persone disperse. Ancora: quando è necessaria la ripresa di luoghi difficoltosi da raggiungere. Si pensi alle riprese aeree durante gli spettacoli o le partite di calcio. Vengono a loro volta usati per ricostruzioni topografiche, per scattare foto, in ingegneria, in architettura, in urbanistica, sia per mappe e rilievi in 3D, archeologia e sorveglianza.

La loro origine risale ad un periodo oscuro della storia dell’umanità: la Grande Guerra del 1914-1918. Adelphi Manzoni ebbe questa idea e la realizzò nel 1918, verso la fine della Prima guerra mondiale. Si trattava di un aereo rudimentale di legno senza pilota e formato da un motore a scoppio con un’elica. I diversi prototipi costruiti, quattro, avevano diverse caratteristiche e decollavano su dei binari. Il primo modello era una ‘Torpedine Aerea’. Da quel momento in poi la loro evoluzione è sempre stata continua. Un’evoluzione che ha portato uno sviluppo, in tutto e per tutto solamente ed inizialmente in campo militare.

Solo in quest’ultimo periodo, in ambito civile, i droni stanno spopolando. La loro utilizzazione non permette alcuna superficialità. L’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile, ha pubblicato un regolamento secondo cui, i droni, hanno l’obbligo di volare oltre i 150 metri d’altezza ed a più di 50 metri sia da persone che da oggetti, con un’estensione massima di 500 metri.

Quest’ultima frontiera della tecnologia sta continuamente assumendo notevole rilevanza soprattutto per la sua, quasi, stretta relazione con il mondo dei mass media. Il caso di Amazon, che poi si è rivelato essere una vera e propria bufala, è già stato citato. Ma ci sono altri casi in cui i droni, proprio in aiuto di coloro che hanno il delicato compito di informare, hanno permesso di scoprire i cacciatori di frodo nello Stato del Massachusetts oppure di far ingresso nell’isola abbandonata di Hashima in Giappone.

Il caso più eclatante o comunque quello che ha provocato diverse polemiche, anche in ambito legale, è quello della ripresa dall’alto del relitto della Costa Concordia. In quel frangente le riprese non erano mai state autorizzate. Quest’ultimo esempio pone l’accento sulla questione del limite sull’eventuale utilizzo da parte di colui o di coloro,

che per legge, risultanti essere o non autorizzati nella ripresa di un qualsiasi momento o luogo.

Se l’acquisizione del patentino, rilasciato dall’Enac, è super regolamentato, dal punto di vista della privacy non sussiste, ancora in ambito giuridico, una legislazione ad hoc che possa ovviare o comunque tutelare persone colpite da riprese effettuate in modalità indebita. Il rischio, comunemente accertato, è quello non di riprendere una notizia ma di confezionarla ad arte. Infatti un drone del solo peso di 100 grammi può essere comandato facilmente verso una qualsiasi finestra e registrare ogni tipo di immagini. Il drone, in definitiva, muta sicuramente il punto di vista ma non elimina gli obblighi di un qualsiasi giornalista nella fruizione.

I cosiddetti ‘piloti remoti’, nel loro intento di guidare uno di questi dispositivi, devono almeno conoscere la tipologia di cui fanno parte.

Sono annoverate tre grandi famiglie, le quali si diversificano in base alla struttura: quella ad eliche, la struttura planare e gli ibridi. Con i primi s’intende la presenza di eliche installate su bracci estraibili, attraverso cui i droni assomiglierebbero più ad un elicottero. I secondi assumono una forma più vicina agli aereoplani, mentre gli ultimi non solo possono volare in alto, ma anche muoversi sul terreno grazie alla presenza di duo o quattro ruote motrici. Da queste tre grandi famiglie, a sua volta, si possono identificare ben sei tipi di modelli: il Parrot Ar, il DIJ Phantom GPS, Lehmann LA100 GoProne, Hubsan X4 H107, Walkera QR Infra X Smart e lo Storm Drone Flying Platform.

In definitiva l’avvento dei droni deve essere sicuramente paragonato come quello, nei lontani anni ’70, dell’arrivo dei primi personal computer. Il loro continuo sviluppo comporterà sempre delle innovazioni che potranno essere sfruttate sia positivamente che negativamente. Ma da un punto di visto effettivo fino a che punto il drone risulterà utile? Se in alcuni ambiti abbiamo appurato la loro efficienza nell’aiutare l’uomo nella ripresa di luoghi impervi, come la città di giapponese o il controllo dell’immigrazione tra Stati Uniti e Messico, c’è anche da considerare, forse come una possibilità non troppo remota, che il sistema delle consegne potrebbe essere stravolto e reso ancor più celere. Ma nell’ambito dell’informazione? Quanto il drone risulterà essere utile? Forse quando verranno istituite norme che metteranno nero su bianco i limiti? Ecco forse cosa manca per una definitiva consacrazione. Lo sviluppo medesimo dovrà essere seguito di pari passo anche e soprattutto dalla legge. Seguendone le evoluzioni si possono poi gestire nel migliore dei modi, aiutando ancor di più tutte le professioni. Compresa quella svolta da parte di colui che ha il delicato compito di informare.

 

Foto tratta dal web

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.