LA VERITA’ SEPOLTA

Recensione / Libri

Affrontare l’analisi di un romanzo non è mai semplice. Specie quando un testo scritto presenta delle innovazioni, sia implicite che esplicite, al suo interno. Nel caso specifico de ‘La verità sepolta’, il secondo romanzo della scrittrice nocerina Giuseppina Esposito, la disamina presenterà un suo sviluppo solamente su tre elementi, non generali del settore letterario al quale appartiene, ma propri della struttura narrativa realizzata mediante un’idea alquanto innovativa.

Senza stare troppo a soffermarci sulle origini del genere principale, il noir, e delle differenze tra il medesimo e l’altro genere letterario, il cosiddetto ‘giallo’, per poter specificare al meglio quanto si sta per dire è bene comunque introdurre alcune caratteristiche di entrambi i generi letterari.

Se il ‘giallo’ è caratterizzato dalla presenza e l’applicazione di schemi semplici e fissi. In cui il personaggio principale, ovvero colui chiamato alla risoluzione del caso, è quasi sempre un tutore delle forze dell’ordine, oltre a qualche variante televisiva; e la trama, nonostante il colpevole lo si conosce fin dall’inizio, è costruita intorno al ragionamento dello stesso protagonista che lo porta alla conclusione e risoluzione del caso.

Mentre nel ‘noir’ il protagonista non sempre è per forza un uomo di legge. Molto spesso chi segue il caso è una persona coinvolta emotivamente, indipendentemente dalla posizione sociale che ricopre e che, quindi, non è detto che deve essere un personaggio rappresentante di valori positivi nel suo animo. Ecco, soffermiamoci su quest’ulteriore aspetto, non di poco conto ma fondamentale: l’animo umano, inteso come psiche.

Nel romanzo di Pina Esposito il personaggio principale, precisamente una donna, racconta in prima persona la sua vita, tra vicissitudini e tragedia personale. Specialmente l’ultima è il perno da dove, poi, la trama si dipana per tutte le 144 pagine. Scritto in prima persona, la scrittrice affronta il dramma del femminicidio con una modalità del tutto insolita, che non sta proprio nell’averlo scritto con l’io narrante.

Ma la donna, che narra la storia, si trova in una specie di limbo. Sospesa tra la vita e la morte. In realtà instilla persino il dubbio che a raccontare non sia la medesima in carne ed ossa, ma l’anima della vittima, appunto, di un atroce delitto. Senza fare ulteriori spoilers, l’elemento del personaggio principale si fonde, con maestria da parte della scrittrice, con un ulteriore caratteristica: quella del linguaggio.

Difatti ciò che lascia sorpresi, in senso positivo chiaramente, è la scelta, da parte dell’autrice, dell’utilizzo di una scrittura molto lontana dai canoni a cui il lettore più incallito del genere è abituato. In genere il noir non è contraddistinto da una prosa poetica. Di natura assume sempre un linguaggio crudo. Un linguaggio reale, senza ulteriori giri di parole; dove l’amara realtà che circonda i protagonisti la fa da padrona. Invece, attraverso la scelta di scrittura di Pina Esposito, avviene nel complesso un ammorbidimento della classica atmosfera oscura, quasi tetra, indefinita che funge da sfondo e che allo stesso tempo è la naturale scenografia di ogni storia fino adesso pubblicata rappresenta, nella sua essenza, la metafora dell’animo umano, come abbiamo specificato in precedenza.

Nonostante sia realizzato in prima persona non significa che gli altri personaggi, comunque non proprio secondari, siano confinati in una posizione minoritaria, anzi. La fluidità del linguaggio e la costruzione della trama tiene incollato già dai primi versi fino alla fine.

Ultima e non meno importante considerazione, ovvero il terzo elemento di cui abbiamo accennato all’apertura, certo, equivale ad uno spoiler, ma è doveroso. Il personaggio principale, in tutte le pagine, non svela mai la sua vera identità. Chiara, quindi, la volontà da parte della scrittrice di dedicare e di far rappresentare, in questo racconto, tutte le donne vittime di qualsiasi atto di violenza nei loro confronti.

‘La verità sepolta’ di Pina Esposito è un romanzo di ottima fattura, con ritmi che si alzano e si abbassano nel modo giusto, senza eccessi, e che tratta un tema, quello del femminicidio, in un modo totalmente diverso da come siamo stati abituati fino adesso. Soprattutto senza alcuna traccia di retorica. 

 

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.