Ma quella notte la Luna non scappò

#moonday - 20 luglio 1969/20 luglio 2019

Franco Salerno. Avevo 19 anni e frequentavo il primo anno della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “Federico II” di Napoli. Non mi ricordo se facesse caldo in quella notte magica fra 20 e 21 luglio 1969. Mi ricordo soltanto che ero molto stanco, perché mi stavo preparando per l’ultimo esame della sessione estiva. Attendevo con grande curiosità l’Evento: lo sbarco sulla Luna dei tre astronauti statunitensi Armstrong, Aldrin e Collins. Qualche giorno prima, Dino Buzzati, uno dei miei scrittori preferiti, aveva formulato una strana speranza. Rivolgendosi alla Luna, le aveva chiesto disperatamente di sottrarsi alla “cattura” da parte dell’uomo: “Scappa, Luna, esci dall’orbita e salvati! Sottraiti alla distruzione del tuo mito e non rivelare che tu non celi niente di nuovo!” A me sinceramente non interessava granché dei contorni tecnologici dell’operazione Luna. Mi interessava però che fosse l’America a farsi protagonista dell’allunaggio. Perché per molti di noi giovani del Sessantotto e dintorni l’America aveva un doppio volto: essere l’inventrice del consumismo, ma paradossalmente anche la patria della contestazione, dei jeans, di Faulkner e di Fitzgerald, della musica pop. Personalmente, a me già da qualche anno erano arrivati dalle mie cugine americane due 45 giri di un quartetto inglese di Liverpool, che avrebbe cambiato la storia del mondo. E anche il mio piccolo mondo di giovane, attratto dall’originalità e dalla creatività. Erano i Beatles, famosi negli USA, mentre in Italia i vincitori di Sanremo 1969 furono Bobby Solo e Iva Zanicchi (sicuramente meno all’avanguardia). E non dimentichiamo che il primo dei due cercava di imitare Elvis Presley, un mito. Io, inoltre, fui colpito dalla celebre frase con cui Armstrong commentò lo sbarco sulla Luna: “Un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’Umanità”. “Umanità”: dire finalmente questa parola al posto di “stati” e “nazioni”, peraltro in guerra tra loro, significò per me (ma, penso, per molti giovani di allora) ragionare in termini di “stirpe umana”, fatta di miliardi di persone che insieme avevano generato la civiltà, la filosofia greca, Dante, il Rinascimento, Shakespeare, Einstein. E che credevano nella libertà, nella giustizia, nella democrazia. A questi valori nel lontano 1969 fu data nuova vita, perché furono rivelati a tutto il mondo, grazie all’Evento dell’allunaggio. Qualche anno dopo, nel 1973, la “rivelazione della Luna” ritornò nel titolo di un LP cult: “The dark side of the Moon” dei Pink Floyd. Questa frase ci ha guidato negli anni successivi verso la scoperta di tutto ciò che è al di là di ogni limite di frontiere e confini.

Splendida foto di Carlo Pane

Articolo di Franco Salerno pubblicato sul numero di luglio 2019 del Mensile EVENTI

 

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "La città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori).