LA MOSTRA DEDICATA A BUD SPENCER

IL TRIBUTO DI NAPOLI A CARLO PEDERSOLI

“Non sono un attore, ho fatto l’attore” così si auto-definiva ‘Il Gigante Buono’.

Per molti, forse, sembra quasi una bestemmia questa sentenza su di sé. Interprete di innumerevoli pellicole, di cui sedici con il suo partner storico, quella frase rilasciata in una delle tante interviste fatte, a distanza di tempo, trova la sua fondatezza. Non in senso negativo ma in quello più positivo dell’accezione intesa.

Carlo Pedersoli, universalmente conosciuto come Bud Spencer, nella sua lunga e brillante carriera ha fatto l’attore, costruendosi un personaggio che nel tempo, e ancor di più a tre anni dalla sua scomparsa, è diventato una mera icona. Un’icona di spensieratezza, di unione e risata. Ecco, più avanti ci soffermeremo su questi due ultimi aspetti, per analizzarli al meglio.

La sua vita, la sua carriera è oggetto di una mostra che si è aperta dal 13 settembre fino all’8 dicembre. In mezzo a queste due date, ricordiamo, c’è il 31 ottobre. Giorno in cui, Carlo Pedersoli, avrebbe raggiunto il traguardo dei 90 anni. Oltre a questo motivo la mostra, allestita presso il Palazzo Reale di Piazza Plebiscito a Napoli, a pochi passi dal quartiere Santa Lucia, è il vero luogo di nascita dell’attore. Si potrebbe aggiungere e senza retorica che Bud Spencer ritorna nel suo luogo d’origine.

L’evento è stato presentato in anteprima alla stampa, con la presenza dei familiari di Carlo, la moglie Maria Amato, figlia del produttore cinematografico Giuseppe Amato, il figlio Giuseppe, il Direttore del Polo museale della Campania Anna Imponente ed il curatore della mostra Umberto Croppi. Tutti introdotti dal giornalista del mattino Federico Vacalebre. Ognuno dei citati ha esplicato a modo suo il motivo per cui Bud Spencer, nella sua essenza, è ancora amato dal pubblico.

Durante la conferenza stampa si è precisato che l’attore partenopeo avrebbe conquistato ben quattro generazioni di fans e, di sicuro, non smetterà mai e poi mai di conquistarne altre. I suoi film, senza dimenticare anche le serie tv, possono essere considerati un po’ come quelli di Totò e Peppino. Il paragone è ovviamente un po’ azzardato, ma ci permette di riprendere l’esplicazione del concetto di icona. Difatti ancora oggi, senza dimenticare che negli anni precedenti quando l’attore stava pian piano invecchiando, la messa in onda delle sue pellicole, ed in particolar modo quelle girate con l’inseparabile amico e collega Mario Girotti, meglio conosciuto come Terence Hill, l’audience è sempre stata alta. Non solo, vengono visti e rivisti dai nuclei familiari che si riuniscono davanti al televisore trascorrendo così un po’ di tempo in spensieratezza.

La particolarità vera, autentica di quelle pellicole, risiedeva nello schernire il concetto medesimo di violenza. Non si sa quanto sia stato intenzionale. La prima rissa, quella di Trinità, fu messa in piedi per cambiare lo schema del classico western. Nessuno poteva immaginare che con il passare degli anni, per non dire dei decenni, quello stile di comicità, divenne il suo marchio inconfondibile di fabbrica. E non solo suo, si deve comunque pensare anche a Terence Hill.

Nella mostra multimediale che abbiamo avuto il privilegio di vedere in anteprima ci sono cinque aree attraverso le quali, nella loro semplicità ci raccontano facendosi riscoprire il ‘mondo’ pubblico e scoprire il ‘mondo’ privato del compianto attore. Fra cimeli ed oggetti provenienti dai set di alcuni film, tutte le copertine dei numeri storici del ‘Tv, sorrisi & canzoni’ che lo ritraggono. Monitor in cui passano le sue istantanee di diversi periodi della sua vita. I suoi libri: quelli scritti da lui e quelli realizzati per parlare di lui, sulle pareti le locandine dei suoi film. Un’area è tutta interamente dedicata alla saga del Commissario Rizzo, meglio conosciuto come Piedone. Ed un’altra tutta scura: dove vengono proiettate le sue migliori scazzottate. Accanto lo schermo una miriade di palloni colorati, i quali richiamano la pellicola ‘Altrimenti ci arrabbiamo’. Al di fuori ed in alcuni punti, quasi nascosti, alcune sue massime. In tutto ciò l’ambiente è arricchito dalla sua voce catturata durante alcune interviste.

Limitarsi, nell’analizzare Bud Spencer, solo nel campo del mondo dello spettacolo è assolutamente riduttivo. Si potrebbe dire che in un’altra vita, quando si chiamava solamente con il suo nome di battesimo, ha dato lustro al nuoto italiano con tanti successi in quella disciplina sportiva. Ma non solo come nuotatore singolo ma anche nella palla a nuoto. Proprio in questa mostra c’è tutta un’area dedicata a quel suo passato che non è mai stato dimenticato e giustamente celebrato nel corso degli anni. Infatti un’area della mostra è interamente dedicato a quel suo periodo sportivo.

Nella sua lunga esistenza, Carlo Pedersoli, aveva viaggiato molto: Brasile, Venezuela, Stati Uniti d’America, Spagna. Viveva a Roma, dopo aver lasciato Napoli a causa dei   bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Conosceva fluentemente ben 6 lingue. Anzi facciamo 7, come lui amava affermare, perché il napoletano è già di per sé una lingua. Imparò a memoria, durante gli anni del liceo scientifico, da autodidatta,  l’”Anabasi” di Senofonte. Nella mostra allestita non si è dimenticato una delle tante sue passioni: il volo. Non a caso riuscì ad ottenere il brevetto da pilota.

Se in conferenza stampa si è cercato di delinearlo o comunque definirlo, seppur in maniera definitiva, ci sono due massime che ne hanno contraddistinto i tratti distintivi della sua personalità: la già citata “Non sono un attore, ho fatto l’attore” e la seconda  “Non sono italiano, sono napoletano”. Nella prima c’è tutto il senso della sua visione del suo modo di fare cinema e di essere stella cinematografica. Nella seconda, invece, c’è tutta la sua fierezza rivolta alle sue vere origini. Di certo “non amerebbe essere santificato come spesso succede. Non si riteneva una persona speciale, né una persona senza peccato o senza errori. Ne ha fatti tanti. Però era uno che andava sempre avanti, un uomo di grandissima fantasia, una personalità giovane nella testa. Non si fermava mai davanti a nulla. Se c’erano degli ostacoli, delle cose negative o qualcuno che gli dimostrava rancore o invidia lui non se ne accorgeva, andava avanti. Quindi aveva un’energia positiva che lo portava ad essere un vincente, fortuna per lui, in tutto quello che faceva. Spesso però, anche per notare qualche difetto, senza impegnarsi troppo diceva che senza allenarsi vinceva i campionati o fumava quattro pacchetti al giorno oppure, io l’ho visto, Terence Hill che si dannava a studiare le battute mentre mio padre no. Aveva una naturalezza ed una spontaneità che gli permetteva di primeggiare” dice sempre Giuseppe durante la conferenza stampa.

Queste parole, forse, sono il miglior modo di definire il carattere dell’attore scomparso ormai tre anni fa. Sono il miglior modo, anche, nel definire quell’incontro che lo stesso Carlo Pedersoli, ebbe con il grande schermo, e se vogliamo, con il successo vero e proprio. Avvenuto per caso. Perché doveva pagare tre cambiali. Alla fine, poi, sappiamo com’è andata la storia e la sua carriera. Ci sarebbe anche da ricordare che nacque nello stesso palazzo in cui nacque anche Luciano De Crescenzo. Ci sono tante esperienze della sua vita che nella mostra non vengono dimenticate, anzi, valorizzate con i ricordi trovati e custoditi dai suoi familiari.  Come per esempio autore di canzoni. Definirlo solo una stella del cinema, ribadiamo, è riduttivo. L’intenzione della mostra è quella non solo di omaggiare, come giusto che sia, uno dei figli di Napoli e anche di rendere edotte le nuove generazioni verso un cinema ormai scomparso come realizzazione, ma che vive tutt’oggi; ma anche di dare risalto, giustamente, all’esistenza di un uomo che ha dimostrato che con la forza di volontà si possono raggiungere vette altissime.

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.