Perdersi nella “creatività insaziabile” del maestro delle arti applicate Emanuele Luzzati

A Genova “Labirinto Luzzati”

Emanuele – Lele – Luzzati è uno di quei nomi che associ subito a Genova, perché ne ha fatto la storia e perché la portava sempre nel cuore. E’ qui, infatti, che nasce nel 1921 ed è qui che torna sempre, nonostante i ripetuti e continui viaggi. E’ qui che abita, fino alla fine dei suoi giorni.

E’ il 1940, quando, poco più che diciannovenne, è costretto a lasciare la sua bella e cara città per la prima volta, a causa delle leggi razziali ormai imperanti. La sua esperienza a Losanna, però, sarà veramente proficua, perché gli consentirà di entrare in contatto con il Teatro Russo, nonché con l’operato di Klee, Picasso e altri artisti delle avanguardie, da cui trarrà la stilizzazione delle forme e l’amore impetuoso per i colori, primari soprattutto. Per trasferirle, poi, nelle sue opere di vasto respiro, che vanno dalla grafica all’animazione, dalla scenografia alla pittura, dalla ceramica all’abbigliamento, conferendogli di fatto lo status di vero maestro delle arti applicate dalla “creatività insaziabile” (Sergio Noberini). E la mostra realizzata nel sottoporticato di Palazzo Ducale dal 1 giugno al 3 novembre 2019 è proprio un assaggio di tutta questa sua poliedricità, tanto che prende il nome di Labirinto Luzzati. Dico assaggio, proprio perché la creatività di Luzzati è stata veramente fertile, così come il suo percorso, ricco di premi e riconoscimenti. Basti pensare che l’artista ha firmato più di quattrocento scenografie teatrali, collaborando con teatri di grande prestigio, come “La Scala” di Milano e il Teatro Stabile di Genova. Ha avuto, inoltre, due nomination all’Oscar (per i film “La gazza ladra” del 1965 e “Pulcinella” del 1973), ha vinto il premio Uber per la scenografia e gli è stata conferita una laurea honoris causa in architettura. Non ultimo, nel 2001 è stato nominato Grande Ufficiale della Repubblica dal Presidente Ciampi. Così, tuttavia, si potrebbe avere l’idea di un Luzzati come di una figura maestosa, grave, imperiosa, mentre la caratteristica fondamentale dell’artista è proprio una fantasia che sembra volare leggera, incorporea, impalpabile.

L’esposizione offre alla vista, oltre a ceramiche, riproduzioni di scenografie, illustrazioni, tra cui quelle della “Divina Commedia” realizzate per il Corriere della Sera, corti animati e studi per progetti di arredo urbano e navi da crociera, una serie di bozzetti di costumi e scenografie per varie rappresentazioni teatrali, dal “Pifferaio Magico” alle “Allegre Comari” di Windsor ad “Ubu re”. Si può dire che esse abbiano fatto la storia del teatro genovese – grazie anche alla fondazione, insieme a Aldo Tronfio e Tonino Conte, del Teatro della Tosse nel 1975 – e non solo.

Quando ci si trova di fronte a quei bozzetti, però, si è lontani dall’idea comune di bozzetto. Luzzati usa tecniche diverse, che vanno dal collage al disegno, dal pastello alla china, dalla matita all’acquerello e tutti entrano prepotenti a comporre figure dagli abiti maestosi e copiosamente decorati o a costruire ambienti che più che innalzare fondamenta concrete, sembrano voler sfociare nell’astrazione. Pur dovendo rappresentare un fondale, infatti, Luzzati si fa guidare dal colore e ci tiene a tradurre in segno soprattutto l’atmosfera.

Si è parlato prima delle influenze avanguardiste che hanno avuto un ruolo sulla figurazione dell’artista genovese. Il punto di riferimento più prossimo potrebbe essere l’artista bielorusso Marc Chagall. In effetti, con lui condivide l’amore per il colore e la stessa gioiosa fanciullezza nella rappresentazione onirica. Anche se in Luzzati, talvolta, i sogni possono anche trasformarsi in incubi e alcune espressioni grottesche o inquietamente vacue provocare un effetto alienante. La componente onirica, che raggiunge comunque risultati originali e immediatamente riconoscibili, è confermata anche dal regista teatrale Giorgio Strehler, citato in mostra: “Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l’impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro a un sogno”. Emblematica è la scelta delle parole, in quanto si evince che quei sogni son proprio destinati a diventare realtà concreta nelle scenografie dell’artista, tanto da ritrovarcisi dentro, appunto, con mani e piedi.

A tal proposito, ritorna alla mente come Vasilij Kandinskij avesse espresso la volontà che gli spettatori dei suoi quadri potessero aver la sensazione di passeggiarvici dentro; si può dire che il genovese Emanuele Luzzati abbia reso questo desiderio realtà.

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.