Quando la realtà entra in palcoscenico

Personaggi / Raffaele Viviani

C’è una preziosa eredità culturaleche unisce il teatro italiano: la produzione artistica del grande drammaturgo stabiese Raffaele Viviani.

Commediografo. Attore teatrale. Ballerino. Cantante. Poeta. A 36 anni dichiarava alla stampa: «io non vi lascio nulla, né case, né beni, però vi lascio un patrimonio inestimabile che è il mio teatro».

Viviani nacque a Castellammare di Stabia il 10 gennaio 1888 e esordì a soli quattro anni, sotto la guida del padre impresario teatrale, come piccolo canzonettista ma ebbe il suo primo reale successo a sedici anni interpretando ’O scugnizzo di Capurro.

Il 27 dicembre 1917 debuttò al Teatro Umberto di Napoli con ’O vico, atto unico scritto dallo stesso Viviani e dove interpretava ben tre ruoli: l’Acquaiuolo, il Guappo innamorato e lo Spazzino. La commedia, ambientata in un vicolo napoletano, è interpretata da vari personaggi appartenenti a diverse fasce sociali e tutti all’affannosa ricerca di un posto di lavoro. Viviani, con toni intensi e vibranti, ci offriva un’iconografia di Napoli fuori dai soliti schemi e dai facili clichès tutta pizza e mandolini. Attraverso i suoi lavori emergeva un’immagine fatta di miseria, di povertà ma ricca di umanità. La forza vitale delle sue opere era racchiusa nel tagliente umorismo delle battute, nella pungente ironia dei dialoghi e nella freschezza delle atmosfere. Viviani rappresentava realisticamente la società del suo tempo, portando in palcoscenico le strade di Napoli con le sue voci, i suoi canti, la sua allegria ma anche con la sua famme atavica: “tutte sti muorte ‘e famma cresceno comm’ ‘e microbe: so’ ‘a scumma d’ ‘a miseria ‘e tutt’ ‘a società.”
Seguirono commedie divenute famose tra cui: Tuledo ‘e notte (1918); Mmiez’‘a Ferrovia (1918); ‘ Nterr’ ‘a Mmaculatella (1918), Piazza Municipio (1918); Marina di Sorrento (1919; Porta Capuana (1918); Caffè di notte e di giorno (1919); Santa Lucia nova (1919); Festa di Piedigrotta (1919).
In pochi anni Viviani, con il suo teatro schiettamente popolare che parlava al cuore dei suoi spettatori come solo i veri artisti sanno fare, conquistava il consenso anche dei critici. All’indomani della prima teatrale della commedia la Festa di Piedigrotta, Matilde Serao scrisse: “Il teatro di Viviani cammina veloce sul suo binario. E andrà avanti assai. Viviani ormai non è più un fenomeno del teatro napoletano, ma un fatto di eccezionale importanza artistica.”
Molte sono le opere in cui era esaltata la sua capacità di scavare nel profondo dell’anima costringendo lo spettatore a interrogarsi e a riflettere sul fine ultimo dell’esistenza. Senza ombra di dubbio La musica dei ciechi (1927) è da considerarsi il suo capolavoro. Una pietra miliare del teatro del Novecento. Questo atto unico che trasmette una carica emotiva straordinaria, costituisce un modello assoluto di equilibrio delle parti dove la musica, i momenti di forte drammaticità, di sofferta ironia e quelli di manifesta comicità e di graffiante sarcasmo sono amalgamati insieme creando una magistrale armonia. La commedia è ambientata nel rione di Santa Lucia, dove sono raccolti e si esibiscono alcuni suonatori ciechi, un’orchestrina girovaga e mendicante che alterna celebri canzoni napoletane a delicati valzer di operetta. I suonatori sono: Ferdinando, il contrabbassista; Don Antonio, il mandolinista; Don Lorenzo, il clarinista; Don Vincenzino, il violinista e Gennarino, il chitarrista. Questo concertino è accompagnato da Don Alfonso, cieco anche lui a un occhio, che va questuando l’obolo ai radi passanti.
Ancora oggi questo scugnizzo stabiese con le sue commedie riesce a farci sbellicare dalle risa trasportandoci in una dimensione diversa dalla nostra e a farci emozionare ma soprattutto ci sbatte in faccia, come solo lui sa fare, i drammi dell’emarginazione, della miseria e della solitudine.
Allora è bello farci accogliere dalla magia della sua opera.
Monsieur Raffaele Viviani: chapeau.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".