UN SOGNO LUNGO CINQUANT’ANNI

Da dove si inizia per raccontare una storia lunga 50 anni? Iniziamo dal sogno di due uomini che nel 1968 hanno creduto possibile realizzare un Centro Attività Teatrali a Castellammare di Stabia: Ciro Madonna e Italo Celoro. Fin dai suoi inizi il C.A.T. si è ritagliato uno spazio importante nella vita sociale e culturale della città divenendo un importante punto di incontro e di scambio per la nascita di nuove idee, avendo però sempre presente la tradizione. Tra i vari premi e riconoscimenti ricordiamo: Ciro Madonna venne insignito del Premio Internazionale Sirena per il Teatro per essere artefice della diffusione dell’opera del drammaturgo stabiese Raffaele Viviani e nel 1995 Italo Celoro partecipò al Festival dei Due Mondi di Spoleto con la commedia: DELIZIE E MISTERI NAPOLETANI. Un crudele destino ha unito i due amici/fondatori del C.A.T.: la morte prematura. Attualmente sono i figli di Italo Celoro, Sergio e Marcella, che con grande dedizione e passione infondono nuova linfa a quel sogno.

Qual è l’eredità culturale che le hanno lasciato Ciro Madonna e suo padre Italo Celoro?

Prima di tutto, la ringrazio per l’attenzione che ha voluto porre nei confronti nostri come artisti e come rappresentanti del Centro Attività Teatrali, il C.A.T. , polo culturale radicato nel territorio dal 1968 e che quest’anno ha compiuto i 51 anni di attività. Quello che ci è stato insegnato, che è quello a cui poi più teniamo, è che non si può essere un bravo Attore o un bravo Insegnante senza basi culturali ed esperienze di un certo livello, sia Ciro Madonna che Italo Celoro hanno portato avanti questo dogma per tutta la loro carriera artistica, ricercando, imparando e trasmettendo poi ai più giovani tutta la loro conoscenza. Di tutto ciò noi abbiamo fatto tesoro, e questo tesoro, questa eredità appunto, cerchiamo di condividerla con le nuove generazioni di Artisti che hanno il piacere di venire ad imparare quest’arte da Noi.

Che cosa ha rappresentato e tutt’oggi rappresenta nella vita culturale di Castellammare di Stabia, il Centro Attività teatrali (C.A.T.)?

C’è da dire subito che la Coop. di Teatro C.A.T., proprio grazie alla cinquantennale presenza sul territorio, è parte integrante della storia culturale di questa Città, basti pensare alla quantità di Attori, oggi professionisti, che hanno attraversato e tutt’oggi attraversano l’orbita della nostra Cooperativa, partendo da Italo Celoro e Gianfelice Imparato, passando a Piero Pepe, Giuseppe de Rosa, Gaetano Amato, Lello Radice, me stesso e molti altri ancora che portano lustro al nome della nostra Città; senza poi dimenticare, continuando a ragionare della vita culturale di Castellammare, le grandi battaglie sociali portate avanti da mio padre, sempre sotto il simbolo del C.A.T. come la messinscena di uno spettacolo quale “ La Sveglia”, scritto da Lui nei primi anni ’90, spettacolo che si poneva l’arduo compito di risvegliare le coscienze in un periodo dove la sporca presenza della camorra era asfissiante qui nel napoletano e premiato, dall’allora Sindaco di Napoli, Antonio Bassolino; o anche la lotta per la riapertura della Reggia di Quisisana sito che, prima che il C.A.T. vi ponesse il suo accento, era stato pressoché abbandonato anche dall’immaginario collettivo, con la messinscena di: “Nce steva na vota na Principessa” spettacolo di Italo Celoro che nel 1996 ebbe un enorme successo di critica e pubblico. Da non dimenticare poi gli eventi sulla spiaggia per provare a non dimenticare che Castellammare resta una città di mare o la nostra presenze costante alle terme nuove ed antiche lottando affinché queste non perdessero la loro dignità ma, ahimè, sappiamo come è andata finire…

Ci può parlare della sua esperienza come Direttore Artistico del C.A.T.?

E’ un esperienza che nasce, purtroppo, dopo l’addio alle scene e alla vita di mio padre, da quel momento, ho dovuto mettere in pratica il prima possibile tutti gli insegnamenti che mi aveva lasciato. E’ stato un viaggio lungo ed inizialmente tortuoso, riuscire a dare una nuova identità, se vogliamo più giovane e fresca, al nostro modo di fare teatro, pur senza mai dimenticare il mio background culturale, era la scommessa da vincere, e il pubblico, che è sovrano, continuando a seguirci, se vogliamo, in modo ancora più assiduo di prima, ha decretato il successo del coraggio e delle idee che hanno portato la Cooperativa di teatro C.A.T. a mettere in scena testi come: La cena dei cretini di F.Veber; Arsenico e vecchi merletti di J. Kesselring; A piedi nudi nel parco di N. Simon; A Christmas Carol di C. Dickens. Senza dimenticare la versione da me teatralizzata de: Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde, uno spettacolo particolarissimo con la voce narrante di Giorgio Lopez (doppiatore di fama internazionale e voce ufficiale di Dustin Hoffman ), ed altri ancora. Ho sperimentato insomma, chiedendo agli attori che hanno deciso di seguirmi di pensare oltre gli schemi. Ma anche la tradizione è stata rispettata, non si va avanti, come dicevo, se non si mantiene vivo parte di quello che si è imparato e quindi spettacoli come: Buonu Natale, La cantata dei pastori, e Viviani con Piscature, non potevano mancare.

E ora ci faccia partecipe anche della sua esperienza come attore di Teatro…

Io appartengo a quella nutrita schiera dei “figli d’arte”, ho vissuto il teatro da quando ho memoria di me stesso, ed era naturale, pensandoci oggi, che il mio percorso culturale mi portasse a diventare un Attore professionista. Le esperienze in sé variano ogni qual volta si mette mano ad uno spettacolo nuovo, sia tu produttore dello stesso o “semplice” scritturato, l’impegno richiesto è totale, faticosissimo e frustrante in alcuni casi. Un Attore è Attore sempre, ventiquattro ore al giorno per tutta vita, e vi posso assicurare che in questi venticinque anni e più di esperienza ogni qual volta sto per mettere piede sul palcoscenico per una nuova piece, l’emozione è tale che tutto vorresti fare fuorché entrare in scena, ma poi la magia si ripete, il cuore si scoglie, l’anima si gonfia di passione insieme ai polmoni e alla fine pensi che non potresti vivere senza e sei già pronto, l’indomani, a ripetere per intero la stessa avventura.

 Tutti gli stabiesi hanno un debito di riconoscenza verso l’immenso drammaturgo e attore Raffaele Viviani. Qual è il debito del C.A.T. verso il Maestro?

Il rapporto che dagli anni settanta lega il C.A.T. a Raffaele Viviani è viscerale oserei direi, Ciro Madonna e Italo Celoro hanno studiato ogni minimo particolare del suo modo di scrivere e di recitare, in quegli anni non era facile come oggi recuperare i suoi testi e le sue musiche, ed il loro lavoro è stato direi fondamentale per il recupero della sua figura artistica. Il debito nei confronti di Raffaele Viviani lo saldiamo ogni volta che riusciamo a mettere in scena un suo spettacolo rispettandone appieno l’impatto sociale e la poetica, d’altronde lo stesso Ferdinando Russo diceva di lui: …” è un artista di un’efficacia terribile”.

In che modo lei, sua sorella e gli altri componenti dell’attuale struttura teatrale cercate di portare avanti la fiamma della passione di Ciro Madonna e Italo Celoro?

E’ un fuoco perpetuo quello trasmessoci, l’aura della loro passione ancora circonda noi, tutti i ragazzi che con noi ormai sono diventati dei professionisti e tutti i giovani allievi della nostra scuola di Teatro; è il piacere stesso di insegnare, di regalare, di provare a fare in modo che chi ci segue possa capire che cosa voglia dire fare Teatro davvero, che non è solo salire sul palco, ma significa preparazione, studio appassionato, accrescere se stessi prima di tutto, culturalmente. Come diceva mio Padre: “Una persona ignorante non sarà mai un bravo Attore”.

Quali sono gli immediati programmi del C.A.T.?

Per il periodo natalizio ci saranno incontri con i ragazzi più giovani e la messinscena di: A Christmas Carol e l’immancabile Cantata dei Pastori.

 

 

Foto tratta dal web

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".