IL BULLISMO

Storie di cronaca quotidiana.

“Lei era solita recarsi a scuola da sola, era sempre sorridente, cercava di raggiungere più velocemente possibile le sue amiche quando all’improvviso sente una mano che le strattona lo zaino, e lì subito un coro di risatine che le sembravano provenienti da ogni direzione. I cori erano sempre gli stessi: “Sei un mostro” “sei brutta” ed altri commenti che lei cercava di non ascoltare. Il cuore le rimbombava in petto.. aveva paura… si sentiva sola, si sentiva diversa… diversa dal gruppo, diversa da quelli che tanto avrebbe voluto avere come amici, ma che le facevano pesare il suo essere ogni secondo trascorso a scuola.. Crebbe ed iniziò a reagire a quelle risate sataniche, a quelle battute! Iniziò a rispondere a tono, usando anche le mani a volte… eppure il cuore le continuava a rimbombare nel petto, e le emozioni che provava erano sempre le stesse, e si chiedeva il perché… perché dovesse succedere a lei… cosa aveva di così tanto diverso dagli altri da non poter essere accettata così com’era….”

La storia di R.

 

bulQuante storie del genere la cronaca ci rammenta ogni giorno? Quante vite sono quotidianamente “strattonate” come lo zaino della nostra amica? In noi tanto sgomento, tanto da cercare di prenderne le distanze, specialmente quando questi racconti di cronaca parlano di bambini che piuttosto che continuare a sentirsi umiliati in continuazione scelgono la morte. La maggior parte di noi adulti guardiamo questi avvenimenti come se fossero film, pur essendo sempre pronti a sentenziare, eppure ogni giorno siamo continuamente spettatori di sfottò, in ogni contesto da quello lavorativo a quello familiare, e non osiamo dire nulla! Siamo come le scenografie di un teatro dove vanno in scena questi spettacoli indecorosi per il genere umano. Quindi prima di parlare di tale fenomeno bisogna avere il coraggio di prendere consapevolezza di quanto esso dipenda anche dal comportamento di ognuno di noi.

Parlare di bullismo non è piacevole, ma è un fenomeno molto serio che rappresenta la trasposizione nelle nuove generazioni di quanto l’umanità possa riuscire a farsi del male reciprocamente, ed è per questo che la considero come un vero “problema sociale”.

Considerando gli ultimi dati Istat, “poco più del 50% degli 11-17enni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle “tipiche” azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%)” (Istat, 2015). I legislatori hanno cercato di creare una legge che possa arginare questo fenomeno,  il disegno di legge N. 2391, ma a tutt’oggi non è stato ancora approvato in Senato.

È un fenomeno relazionale, dinamico, multifattoriale e multidimensionale, i cui protagonisti apparentemente possono sembrare solo il bullo e  la vittima, ma un ruolo molto importante viene svolto  anche dagli spettatori  (“Scenografia”) , ovvero gli amici, i compagni di classe, gli insegnanti, i genitori, la gente comune. Gli spettatori non sono consapevoli della parte attiva che ricoprono in queste dinamiche, sia per quanto riguarda l’atteggiamento dei bulli che quello della vittima. Il loro silenzio/assenso verso tali comportamenti non aiutano la vittima, ma cosa più importante non aiutano i bulli.

Prima di entrare nel merito di questo argomento è necessario capire bene cosa intendiamo per Bullismo. Questo termine deriva dal termine inglese bullyng (to bull) che indica l’usare prepotenza, intimidire, maltrattare, prevaricare. Il bullismo descrive una forma di oppressione psicologica e fisica messa in atto da una persona o un gruppo di persone, i bulli, nei confronti di un’altra persona percepita più fragile, la vittima. Questo atteggiamento è caratterizzato da Intenzionalità (i bulli attuano comportamenti aggressivi consapevolmente), Sistematicità (tali comportamenti vengono reiterati nel tempo), Asimmetricità (si crea una relazione impari, di fatti vediamo il confronto tra l’entità gruppo da un alto, dove gli individui si rafforzano l’un con l’altro, ed una sola persona dall’altro, che non riesce difendersi sperimentando un profondo senso di impotenza); tale comportamento è maggiormente riscontrato all’interno dei contesti scolastici, dove esso coinvolge l’intero gruppo classe (Micoli A. e Puzzo C. 2012). Negli ultimi anni, complice anche la diffusione sempre maggiore dei social media, si è assistito alla comparsa di una forma evoluta di bullismo: il cyberbullismo, ovvero l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.

Il bullismo è in continua crescita: già secondo i dati raccolti da Telefono Azzurro nel biennio 2013-2014, a fronte di un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, le situazioni di bullismo e cyberbullismo riferite sono state 485, il 14,6% del totale (Dossier Bullismo Telefono Azzurro 1 febbraio 2015).

Ma chi è davvero il bullo?

Il bullo è un bambino come gli altri! È un bambino che mette in atto ciò che gli è stato insegnato, ciò che ha visto fare, ciò a cui è stato abituato. I ragazzi che scelgono di fare i bulli manifestano un elevato livello di rabbia e di aggressività, sia verbalmente che fisicamente, verso altri, scelti per la loro fragilità. Questi atteggiamenti la maggior parte delle volte, sono sintomatologici di profonde sofferenze che confondono il bambino stesso. Quando scoperti, i bulli negano, facendo squadra, adducendo mille scuse e giustificazioni, cercando di non assumersi le proprie responsabilità. Negli anni di studio di questi fenomeni sono stati individuati dei fattori che implementano e mantengono questo comportamento disfunzionale.

  • fattori di rischio, sono quei fattori che determinano la probabile comparsa del fenomeno, come le relazioni familiari, il temperamento del bambino, le caratteristiche esteriori, le difficoltà personali e i disturbi specifici. La logica del branco fa si che si indebolisca l’identità individuale, favorendo un indebolimento del controllo e dell’inibizione delle condotte negative con conseguente riduzione della responsabilità;
  • fattori di protezione, sono quei fattori che riducono la possibilità che il fenomeno di presenti , come le caratteristiche personali, le esperienze pregresse con i rispettivi vissuti, il livello di l’empatia, l’affettività, le abilità cognitive, l’interazione sociale, le relazioni familiari e la qualità del contesto sociale e ambientale di provenienza (Quaderni-Telefono Azzurro: Il fenomeno del bullismo: conoscerlo per evitarlo).

Pensare che per arginare questo fenomeno basti attuare punizioni ai danni dei bulli rappresenta una strategia sterile. Per poter intervenire è necessario appunto individuare i campanelli d’allarme, quindi analizzare i fattori sopracitati. La rilevazione dei campanelli d’allarme deve riguardare ogni area di interesse del minore, dalla famiglia alla scuola, analizzandone la rete sociale e promuovendo la comunicazione attiva tra le diverse professionalità che gravitano intorno al bambino.

Chi è la vittima?

È il bambino in sovrappeso, quello con i pantaloni rosa, la ragazzina che ha le orecchie a sventola, quella con gli occhiali, quella che ha i voti più alti, quello di cui le maestre si prendono più cura, insomma sono mille gli elementi che possono far diventare un bambino vittima di bullismo. Il bersaglio è semplicemente un qualsiasi elemento che diventa l’oggetto sul quale scaricare la propria aggressività.

Per cui ogni tentativo dei bambini di porre rimedio, ad esempio togliere gli occhiali sarebbe inutile. Generalmente la vittima è un bambino ansioso, più sensibile rispetto ai suoi coetanei, incapace di comportamenti aggressivi. I continui attacchi, le continue umiliazioni inducono nella vittima un senso di inadeguatezza e insicurezza diffusa, il calo del rendimento scolastico, nei casi estremi l’abbandono scolastico, l’abbassamento dell’autostima, l’instaurarsi di comportamenti devianti e di difficoltà relazionali.

Cosa possiamo fare per arginarlo?

Arginare questo fenomeno significa chiamare in causa due attori estremamente importanti per lo sviluppo di un bambino: la famiglia e la scuola.

È importante che i genitori ascoltino i propri figli, siano essi vittime o bulli. Migliorare la comunicazione familiare consente ai genitori di entrare realmente in contatto con gli stati d’animo dei propri figli, per poi capirne i disagi e i bisogni. Risulta essere basilare trasmettere i valori della compassione, i valori dell’autorità scolastica e delle regole,  lavorando per far accrescere l’autostima e il rispetto per se stessi e i propri coetanei. I genitori dovrebbero cercare di non negare la presenza di una problematica del genere, perché questo potrebbe essere letto da parte dei propri figli come una forma di disinteresse verso se stessi.

La scuola è il principale contesto dove i bambino lavorano sul proprio sé, sperimentando dell’autonomia rispetto all’ambiente familiare e relazione tra pari. Per cui è necessario che abbia una posizione netta contro il bullismo, e qualsiasi forma di prevaricazione tra coetanei. Creare spazi di accoglienza delle difficoltà dei propri alunni insieme a degli esperti, dove poter informare e sensibilizzare sul tema, potrebbe essere una possibile soluzione.

 

Bibliografia e Sitografia

Aleandri G. (2011). “Giovani senza paura –Analisi soci-pedagogica sul fenomeno del bullismo”. Armando Editore, Roma.

Chiarugi M. Anichini S. (2012). “Sono un bullo quindi esisto. I volti della violenza nella ricerca della felicità”. Franco Angeli, Milano.

“Dossier Bullismo” 1 febbraio 2015 Telefono Azzurro, www.azzurro.it.

Micoli A., Puzzo C. (2012) “Bullismo e responsabilità”.  Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RV).

www.smontailbullo.it

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Psicologa –Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Esperta in Disturbi di Personalità e Tecniche di Rilassamento. Socia della Società Italiana Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC).