UNA VITA TRA LE NOTE

Figura di rilievo nel mondo musicale italiano, Antonio Maione nel 1989 debutta come pianista solista al Teatro San Carlo di Napoli nello spettacolo Nijinskij con Carla Fracci e nel 1999 come direttore d’orchestra dirigendo la Nuova Orchestra Scarlatti nella prima esecuzione moderna dell’oratorio Adamo ed Eva di Galuppi. Ha lavorato come pianista e direttore al fianco di celebri cantanti come Maria Grazia Schiavo, Mariella Devia, Leyla Gencer, Katia Ricciarelli e Luciana Serra. Ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive per la Rai. Di recente ha collaborato con l’Opéra National du Rhin di Strasburgo per l’allestimento de Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa. Insegna Accompagnamento e Collaborazione al Pianoforte presso il Conservatorio di Napoli. La sua musica è un felice connubio di raffinatezza e di energia che riesce a restituirci tutto l’intimo pathos del compositore. Forte è il legame tra la musica di Antonio Maione e la sua terra. Dal 2007 al 2011 è stato direttore artistico degli “Incontri musicali sorrentini”. Tra i numerosi riconoscimenti ricordiamo il Premio Paolo Leonelli 2019 ricevuto a Sorrento il 22 novembre scorso.

Pianista. Direttore d’orchestra. Ci faccia entrare nel suo mondo e ci racconti un po’ di lei e delle diverse emozioni che la pervadono quando le sue mani scorrono sui tasti di un piano e quando con una bacchetta dirige un’orchestra.

Sono sensazioni piuttosto differenti. Quando suono l’attenzione è rivolta alle mie mani e alla tastiera che diviene un’estensione di me stesso. Cerco di trovare un punto d’equilibrio tra le emozioni che voglio trasmettere al pubblico e il necessario controllo tecnico che non deve mancare mai. Dirigere è diverso: significa guardare fuori di sé, incontrare lo sguardo dei musicisti, guidarli, renderli partecipi del proprio progetto musicale.

Friedrich Nietzsce afferma “Senza la musica la vita sarebbe un errore.” E per lei cos’è la musica?

Non saprei. La musica è sempre parte integrante della mia vita, ma in modo profondo, a volte nascosto. Può accadermi anche di non suonare o non ascoltare musica per un po’ ma so che c’è sempre una parte di me che “vive” la musica. A volte, ascoltando per caso un brano che conosco mi viene da sorridere perché ho la sensazione di incontrare un vecchio amico. Forse è questa la musica per me: un’amica che mi conosce bene, meglio di quanto io conosca lei.

Quali sono i musicisti che maggiormente ama “frequentare”?

Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Brahms. Sono sempre sul mio leggio e nel mio cuore.

E quali sono i maestri d’orchestra di riferimento?

Come tutti mi sento orfano di Carlos Kleiber, forse il più grande direttore del secondo Novecento. Tra i musicisti di oggi amo molto Daniel Baremboim, un vero punto di riferimento per me: eccelso pianista e direttore, e quindi capace come pochi di una visione organica della musica. Trovo inoltre molto interessanti Andris Nelsons, degno erede di Mariss Jansons, Ivàn Fischer e Teodor Currentzis, l’enfant terrible della direzione d’orchestra.

Ci illustri la differenza tra suonare e interpretare un brano musicale.

Georges Pretre diceva che ogni volta che saliva sul podio, prima di dare l’attacco all’orchestra, rivolgeva sempre un pensiero al compositore della musica alla quale stava per dare vita. Ecco, credo che sia questa la cosa importante: non bisogna mai dimenticare il ruolo di medium che il musicista svolge, di intermediario tra l’autore ed il pubblico. Interpretare vuol dire assumersi questa responsabilità. Altrimenti, se si antepone ad essa la vanità del virtuoso o del direttore, si suona e basta, e magari si ha pure più successo.

Quanto nella sua attività di concertista è frutto di studio e quanto invece di talento naturale?

Citando Edison: 10 % inspiration, 90 % perspiration.

Qual è oggi il ruolo della musica classica in Italia?

A parte poche eccezioni, mi pare che in Italia si stia confinando la musica classica ed i suoi pochi appassionati in una specie di riserva protetta, come se fosse una vecchia zia un po’ eccentrica alla quale in fondo si vuole bene ma che si preferisce evitare. Il successo di “Tosca” in TV ha dimostrato che basterebbe un po’ più di coraggio per provare ad invertire la tendenza. Quando vado all’estero, mi stupisce e mi rattrista vedere i teatri e le sale da concerto pieni di giovani, diversamente che da noi. Pensi ai mitici Proms della BBC, un fenomeno impensabile in Italia. La modestia di vedute della nostra recente politica culturale è tutta qui, per non dire dei disastri causati dalla scuola negli ultimi decenni. E pensare che l’italiano era la lingua universale della musica…

Può anticiparci qualcosa sui suoi progetti per il futuro?

Mi farebbe piacere contribuire a riscoprire le tracce che i grandi musicisti del passato, dopo aver visitato la nostra terra ed averne subìto il fascino, hanno lasciato nelle loro composizioni.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".