Auguri, Pino!

Ricordando Pino Daniele...

Se fosse ancora tra noi sicuramente si unirebbe a tutte le stelle della musica per ricordarci, in questo particolare e difficile momento, di rimanere a casa; organizzando, anche all’ultimo minuto, una diretta musicale su uno dei suoi profili social. Con in mano la sua inseparabile chitarra suonerebbe i suoi brani più iconici. Forse, Pino Daniele, lo avrebbe fatto anche nel giorno del suo sessantacinquesimo compleanno; che cade il 19 di marzo, il giorno di San Giuseppe.

Molto probabilmente ci avrebbe ricordato che quarant’anni fa usciva la sua terza raccolta di inediti: Nero a metà. In quell’anno, nel 1980, ci deliziò con altri dodici brani che ancora adesso non abbiamo dimenticato e continuiamo ad ascoltare e a canticchiare con tanto affetto. Dunque, in questo sciagurato 2020, il cantante napoletano avrebbe festeggiato una duplice e piacevole ricorrenza.
E ricordarlo, parlare di lui e almeno solo menzionare seppur velocemente i titoli dei suoi brani, è sempre un piacere. Soprattutto soffermarsi sul suo stile di musica, divenuto con il tempo inconfondibile, frutto della strana miscela musicale: quella napoletana e quella afroamericana.
Un sound tutto nuovo che ha, però, sempre rappresentato anche la sua terra, tanto amata e tanto difesa, nonostante il rapporto di odio/amore: la città di Napoli. Una Napoli portata lontana dal classico stereotipo attraverso le sue canzoni. Osannata in ‘Terra mia’, raccontata e descritta malinconicamente in ‘Napul’è’, assoluto capolavoro composto alla sola età di diciotto anni. Per poi difenderla a dovere, appellandosi addirittura al Capo dello Stato, con ‘Fatt ‘na pizza’, in cui affrontò con intelligenza l’annosa questione meridionale.
Tra le canzoni pubblicate in quel 1980 si possono ricordare ‘I say i’sto ccà’, ‘Musica Musica’, l’iconica ‘A me me piace o’ blues’, la geniale e poetica ‘Quann chiove’, senza dimenticare di aver realizzato con la classica espressione, rigorosamente napoletana, ‘Nu me scuccià’ un blues tipico dei neri d’America.
L’anno successivo fu la volta di ‘Vai mò’’ e di quel concerto storico svoltosi in Piazza del Plebiscito a Napoli, che determinò la sua completa e definitiva consacrazione. Nel corso della sua carriera, Pino Daniele, ha anche contribuito, sempre musicalmente parlando, ai successi cinematografici del suo grande e sfortunato amico Massimo Troisi; lavorando alle colonne sonore di quasi tutti i suoi film. Scontato menzionare ‘Quando’ della pellicola ‘Pensavo fosse amore e invece era un calesse’ e del film del 1987: ‘Le vie del Signore sono finite’ con il brano ‘Qualcosa pioverà’.
I successi non sono mancati neanche negli anni ’90 con ‘Io per lei’, ‘Che Dio ti benedica’, ‘Resta, resta cumme’, fino ad arrivare con l’ultimo grande album del 1997 con il quale trionfò al Festivalbar di quell’estate: ‘Dimmi cosa succede sulla terra‘. Singoli come ‘Che male c’è’, ‘Dubbi non ho’, ‘Questo immenso’, ‘Amici come prima’ hanno attraversato la barriera del tempo, come tutta la sua discografia.
Di certo qualche altro titolo ci è sfuggito, qualche altro long play poteva essere citato e forse, questo articolo, non avrebbe più avuto il senso di un piccolo e sentito omaggio verso un grande artista che ha accompagnato i momenti della nostra vita, ma solo di un freddo elenco di titoli e niente di più. Di certo è importante menzionare le più importanti collaborazioni che il cantautore ha collezionato nel suo irripetibile percorso professionale: da Eros Ramazzotti a Claudio Baglioni, da Jovanotti agli Almanegretta, da Fiorella Mannoia a Francesco De Gregori. Senza dimenticare quella con Eric Clapton.
L’ultima apparizione risale a pochissimi giorni prima della sua improvvisa scomparsa. L’occasione fu la trasmissione di fine anno ‘L’anno che verrà’. Quindici minuti di intrattenimento per poi congedarsi, senza saperlo, per sempre. E di sicuro, in quelle ore in cui la notizia incominciò a circolare, si sperò ad una fake-new. Non fu così e il vuoto che ha lasciato è ancora incolmabile e lo sarà per molto tempo ancora.

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.