Accordi e disordini

Libri: la recensione di Franco Salerno / "Accordi e disordini" di Franco Contaldo (Editoriale Scientifica)

“Accordi e disordini” di Franco Contaldo. Un libro, originale e affascinante, che dischiude nuovi mondi

Un saggio, avvincente e dirompente, che denuncia le colpe di Homo sapiens alle soglie della nuova Era Antropocene, in cui la Natura è stata antropizzata, e auspica un’era dell’Ecocene, in cui l’Umanità si riconosca in una Comunità unica che comprende tutti gli esseri, viventi e non, del Pianeta Terra se non dell’intero Universo

Ci sono libri, che catturano fin dall’inizio la tua attenzione, ti tengono avvinto alla pagina, ti sorprendono ad ogni affermazione, sì che tu vai avanti con la certezza che il dipanarsi delle idee, delle tesi, delle proposte sia una scoperta costante. Ci sono libri che ti dischiudono panorami inaspettati e inconsueti mondi e ti insegnano a vedere e non solo a guardare, ad andare a fondo nei problemi e non solo a trasvolare tra i concetti. Ci sono libri che non dimentichi. Che non potrai mai dimenticare. Che terrai nel chiuso del tuo cuore, eppur ti spingono ad aprirti all’altro e a compiere viaggi. Quei viaggi che sono l’essenza della Vita stessa.
Ebbene, un libro che si inscrive perfettamente in questa categoria di Opera, unica ed eccezionale, è il volume Accordi e disordini (Editoriale Scientifica) del Prof. Franco Contaldo, eminente figura di scienziato nel campo della Medicina e, in particolare, della Nutrizione clinica e artificiale, autore di più di 500 pubblicazioni scientifiche. Innanzitutto, questo testo, per la sua capacità di spaziare, collegare, interpretare, non è facilmente collocabile a livello di genere letterario. E’ sicuramente un saggio, perché si articola su tesi concatenate e su un linguaggio dimostrativo. Ma è anche un memoir appassionato, perché si fonda anche sui ricordi giovanili dell’Autore relativi alla fine degli anni ’60. Ed anche è un dialogo che ricorda la grande tradizione classica, un dialogo teso alla conquista, se non della Verità assoluta, almeno di brandelli di verità che servano a un retto comportamento. Ed è, infine, un nobile pamphlet ispirato da una visione del mondo ecologista e solidale che può aiutare l’Uomo ad uscire fuori dalle secche dell’egoismo e della violenza e che deve essere affermata e vissuta ora, visto che “abbiamo in mano il destino di sette future generazioni”, come recita nell’Introduzione l’Autore seguendo un antico detto dei Pellerossa Irochesi.
Il Prof. Contaldo parte da un dato reale sotto gli occhi di tutti. Viviamo in un’epoca di violazioni epocali subìte, a causa dell’Uomo, dalla Madre Terra che ci ospita: gas serra in quantità aberranti, deforestazioni selvagge, nubifragi devastanti, montagne che franano, scorie radioattive che sono sepolte ovunque, incendi improvvisi e spontanei come quelli scoppiati prima della pandemia (meglio “sindemia”: dice l’Autore) in Australia, in cui si sono “arrostite” la fauna e la flora di un’intera regione. Uno scenario apocalittico, che molti ritengono erroneamente esser causato dalla Natura o che addirittura negano attribuendolo alle “esagerazioni degli ecologisti”.
Questa, invece, è la realtà che segna un’era, che con una grande presunzione l’Uomo del nostro tempo ha voluto chiamare con il proprio nome: “Antropocene”, che letteralmente significa “Epoca dominato dall’Uomo” e, più precisamente dall’Homo sapiens, che, per aver devastato il Pianeta e messo a repentaglio la stessa stirpe umana, tanto “sapiens” non è. Gli studiosi non sono ancora concordi sulla data di inizio di questa era: molti optano per il 1945 quando Hiroshima e Nagasaki furono colpite alla fine della Seconda Guerra Mondiale da una bomba atomica. Lo scienziato Telmo Pievani ha recentemente definito questa data come “un marcatore, indelebile e terribile”. E terribile è un’altra conseguenza dell’Antropocene sull’Uomo stesso, che si ritiene un essere ultra-potente e invincibile. E, invece, “il Semidio di Antropocene -scrive Contaldo- non solo riceve l’eredità di sapiens, che ha già eliminato le altre specie del genere Homo, ma ha la capacità di distruggere noi ultimi rappresentanti della specie sapiens”.
Si afferma intanto tragicamente il concetto (centrale in Accordi e disordini) di Nurture, cioè Natura antropizzata e negativamente trasformata dall’uomo. La definizione scientifica, asettica ma efficace, è riportata dal Prof. Contaldo ed è la seguente: Nurture è “l’esclusiva interazione reciproca tra fattori ambientali, genetici, epigenetici e stocastici, ciascuno dei quali contribuisce al fenotipo complessivo”. Definizione nella quale ha spazio anche la componente casuale (“stocastica”). Insomma, tutto può succedere: perciò dobbiamo essere pronti. “Al momento è una Guerra persa, con numerosi morti ufficialmente dovuti ad incidenti da disastri ambientali, imprevedibili, in realtà ampiamente previsti ed ignorati, indotti dalle attività dell’uomo”. E’ questo il j’accuse che il saggio del Professore lancia. Fin qui la pars destruens del libro.
Ma, come tutti i veri libri dei grandi Intellettuali, Accordi e disordini propone una formidabile e magnifica pars construens. Che si articola attraverso quattro punti cardinali: la speranza, il dialogo, l’utopia, l’Immaginazione.
La speranza permea assialmente le pagine del volume. Perché solo chi ha speranza può scrivere delle sorti dell’Uomo, pur convinto delle sue colpe, che poi sono le nostre colpe, di noi tutti, nessuno escluso. La speranza è una virtù che attraversa tutte le ideologie: dal Cristianesimo (San Paolo credeva nell’assioma spes contra spem, “speranza contro ogni speranza delusa”, cioè la necessità della speranza proprio quando ogni speranza sembra delusa) all’ottica laica (il Premio Nobel Eugenio Montale scrisse: Tutto comincia quando tutto pare / incarbonirsi).
Secondo punto: il dialogo. Chi spera crede nel dialogo e crede che esso possa sempre aprire una strada. Questo saggio è incentrato strutturalmente su un dialogo fra due persone di età diversa: una che era giovane nel ’68 (momento storico fondato sul boom demografico, sulla ripresa economica, sull’azione di due sole generazioni -quella dei padri e quella dei figli- e sui miti di personaggi/icone) ed un’altra persona che è giovane oggi, è un millennial (l’epoca attuale è caratterizzata dal calo delle nascite, dalla crisi economica, dalla presenza di più generazioni, da varie categorie di anziani e dal mito dell’Intelligenza artificiale). Sembrerebbero due persone opposte tra loro. Eppure entrambe credono o hanno creduto nella lotta: il primo per cambiare un Passato-Presente, il secondo per cambiare un Futuro-Presente. Ed entrambi si muovono nel territorio dell’Utopia.
Eccoci al terzo punto cardinale: l’Utopia. Il sessantottino era certo di poter cambiare il mondo a livello socio-politico, il giovane del XXI secolo (come Greta e le Sardine) invece spera di poter cambiare l’atteggiamento aggressivo e distruttivo dell’Uomo contro la Natura. In realtà, gli opposti talvolta cooperano tra loro. Anche “il Male e il Bene spesso cercano e trovano un accordo”: è questo l’aforisma profondo e vero che il Prof. Contaldo pone in esergo al saggio. E l’accordo si può trovare nell’Utopia. Quali Utopie, oggi? Sicuramente molte. Tra esse: riscoprire il senso inverso della cultura longitudinale (trasmettere le conoscenze dai giovani agli anziani, invece che dagli anziani ai giovani), dare il voto politico ai sedicenni (“preceduto da una adeguata preparazione”), coinvolgerli nella gestione della cosa pubblica, dar vita a un Governo etico internazionale e a un’etica condivisa che consenta l’uso ragionevole della tecnologia. E’, questa, la linfa che può alimentare un nuovo mondo.
E siamo all’ultimo punto cardinale: l’Immaginazione, la quale campeggiava nell’espressione “L’immaginazione al Potere”, uno degli slogan più celebri e creativi, di ascendenza marcusiana, che accompagnarono le rivendicazioni degli studenti del Sessantotto. Nelle auree pagine di Accordi e disordini questo valore si accampa possente e fondante come lo strumento capace di comprendere le cose alla luce della loro potenzialità. “L’immaginazione è il nucleo delle favole, delle storie, delle parabole, insomma della nostra reale identità, umanità: dal singolo al gruppo e via via all’intera comunità degli Umani e quindi alla Comunità in toto di esseri viventi e non”. Nasce di qui una nuova visione del mondo, fondato sulla creatività, sull’utopia, sull’etica, sulla solidarietà, sulla tutela degli esseri umani, della flora, della fauna, della terra dell’Intero Universo. Quasi una riscrizione in chiave moderna del “Cantico delle creature”. Si potrebbe così iniziare (ecco il messaggio finale del Prof. Contaldo) una nuova era, che a buon diritto potrebbe esser denominata “Ecocene”, un’era cioè che propugni un’ecologia della Terra vista come un Tutt’Uno, in cui l’essere umano mantenga un rapporto non conflittuale ma amichevole, quasi amorevole, con la Terra e si trasformi nel “medico” che si prende cura della Vita in tutte le sue manifestazioni.

Franco Contaldo è Professore Emerito di Medicina Interna presso l’Università Federico II di Napoli. Ha svolto attività di ricerca prevalentemente in Nutrizione Clinica anche presso le Università di Cambridge (UK) e Maastricht (NL) ed il Medical Research Council, Londra (UK). E’ autore di più di 500 pubblicazioni scientifiche e di testi di divulgazione e saggi, tra cui: Diete pe-n-siamoci su (2000), La nutrizione ai confini della vita (2006), Buon compleanno, Darwin (2009), Prova ad ascoltare gli uccelli (2009), Accordi e disordini (2020); in collaborazione, ha tradotto Jung e la Storia del nostro tempo di L. van der Post (2020). Ha ricoperto diverse cariche istituzionali, tra cui Presidente Società Italiana Obesità, Federazione delle Società Italiane di Nutrizione, Commissione Bioetica Società Italiana Nutrizione Clinica e Metabolismo.


Indirizzo e-mail: contaldo@unina.it

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto "la città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori) e "le ombre non mentono", il thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa (Guida Editori)