ISABELLA MORRA E QUEL FEMMINICIDIO D’ALTRI TEMPI

CULTURA / LE DONNE NELLA STORIA

Possiamo definire Isabella Morra (1520 circa – 1545) come una delle prime donne italiane che sfidarono il potere degli uomini.
Poetessa lucana del Cinquecento, figlia di Luisa Brancaccio e del barone Giovanni Michele Morra, subì i soprusi dei fratelli che la segregarono nel loro castello, dove si dedicò alla poesia che divenne un grido disperato, uno schiaffo contro il mondo degli uomini, che la voleva sottomessa alla loro volontà, trovando così l’unica via d’uscita all’isolamento.
La giovane, per amore del nobile spagnolo Diego Sandoval de Castro, uomo sposato e nemico della sua famiglia non esitò a sfidare il potere dei fratelli. Tentò in tutti i modi di riappropriarsi della propria libertà, della propria vita e sebbene reclusa nel castello di Favale, continuò a intrattenere rapporti epistolari con Diego, ma quando furono scoperti, i suoi stessi fratelli la uccisero brutalmente. E la medesima sorte venne riservata al suo amato a cui venne tesa un’imboscata a massacrato.
Ma perché tanta ferocia? Il comportamento dei fratelli di Isabella fu dettato solamente dalla voglia di porre fine con il sangue a un intollerabile affronto al loro onore? O invece c’era di più? Diego Sandoval de Castro era filospagnolo e parteggiava per Carlo V, mentre i Morra apertamente filofrancesi. Pertanto, il brutale assassinio è soprattutto da considerarsi alla stregua di un delitto politico.


«I fieri assalti di crudel Fortuna / scrivo piangendo e la mia verde etate».

Nel suo piccolo canzoniere esprime tutto il desiderio di emancipazione con il sentimento «amaro, aspro e dolente» anche per una splendida femminilità troncata sul nascere: «Qui non provo io di donna il proprio stato», «Son donna, e contra de le donne dico / che tu, Fortuna, avendo il nome nostro, / ogni ben nato cor hai per nemico». Simbolo di libertà, di amore e di emancipazione femminile, l’omicidio di Isabella può essere considerato un femminicidio di altri tempi.
Grazie agli studi di Benedetto Croce, Isabella Morra divenne nota per la sua tragica biografia, ma anche per la sua struggente poetica, fino ad essere considerata una delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo, nonché una pioniera del Romanticismo.
In tempi più recenti la giornalista e poetessa, anche lei lucana, Marcella Continanza ha dedicato parte della sua opera, alla figura di Isabella Morra. Con estrema sensibilità, ha messo in rilievo le sue notevoli qualità poetiche indagando sul suo mondo interiore e evidenziando tutta la consapevolezza delle sue scelte anticonformiste.


«Torbido Siri, del mio mal superbo / or ch’io sento da presso il fine amaro, fa tu noto il mio duolo al padre caro, se mai qui ‘l torna il suo destino acerbo. »

L’immagine utilizzata nell’articolo è un disegno ed una rivisitazione grafica della statua della poetessa a Valsinni

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".