A SPASSO TRA I BOULEVARD PARIGINI CON IL POETA JONATHAN RIZZO

Poesia / Libri / Recensioni

Le scarpe del flâneur” è la nuova raccolta di poesie del poeta Jonathan Rizzo (Fiesole, 1981) edizioni Ensamble di Roma. Le poesie che compongono questa silloge permettono di immergerci e perdersi nei boulevard parigini per continuare la tradizione dei camminatori come i grandi poeti francesi da Baudelaire ad Apollinare. La silloge è impreziosita dalla prefazione del filosofo Marco Incardona e dalla copertina dell’illustratore Davide Lanzini. Alcune poesie sono scritte anche in inglese mentre altre in francese. Dal 2020 Rizzo dirige e presenta il programma radiofonico Al bar della Poesia sulla web radio Garage radio ed è direttore artistico della programmazione culturale del caffè letterario Volta Pagina di Pisa. Il testo “Le scarpe del flâneur” rappresenta la sua quarta pubblicazione.

L’INTERVISTA

Il grande poeta Eugenio Montale affermava che “scrivere è un vizio di natura”. Secondo lei, si nasce oppure si diventa poeti? Non sarà la scienza a risolvere questo annoso dilemma. Scherzi a parte unirei le due cose. Un istinto che va coltivato e difeso e che poi seguendo la sua natura, invincibile prende il sopravvento e guida verso la libertà d’animo.

Oggi la poesia italiana sta subendo un radicale cambiamento. Ci parli della sua poesiaVorrei fosse vero, ma quel che vedo è un enorme scollamento tra salotti buoni accademici e spazi underground poetici. Nei primi si continua a perpetrare una visione ammuffita, che arriverei a definire reazionaria della poesia, formando nuove generazioni uguali in fotocopie con quelle che le hanno precedute di maestri e maestri dei maestri e via dicendo. Nella seconda realtà si gioca alla poesia ignari di cosa sia la vita. Nel mezzo raminghi trovi i poeti che prendono schiaffi da tutte le parti. Io prendo schiaffi, qualcuno scrivendo riesco a restituirlo.

Da quando si è avvicinato al mondo della poesia? Da bambino, cioè da quando senza l’ossessione del capire o del possedere il senso, sentivo. La bellezza è una cosa semplice. Noi complichiamo per darci importanza.

Quali sono i poeti che ama maggiormente? In ordine cronologico: Basho, Poe, Whitman, Baudelaire, Lee Masters, Ungaretti, Campana Ginsberg, Bukowski, Merini. Starò sicuramente dimenticando qualche Dio e mi tormenterò per tutta la notte.

Fin dal titolo della sua nuova silloge “Le scarpe del flâneur” appare evidente il suo amore per la Francia e in particolar modo per Parigi. Da che cosa deriva questa sua passione? Sono elbano di origini, cresciuto sotto il segno napoleonico, ma a parte l’educazione sentimentale è un’affinità elettiva con Parigi e la cultura, storia ed arte francesi. L’amore lasciamolo spiegare ai filosofi, i poeti lo vivono.

Euclide, Le campane di Notre-Dame, Il nemico è alle porte… Qual è il filo conduttore che unisce le poesie presenti nel suo ultimo lavoro? Oltre all’essere state scritte tutte quelle di questa silloge in carne e penna, sangue ed inchiostro a Parigi direi che si può andare a semplificare per grandi argomenti e tematiche care alla mia sensibilità umana. La strada ed i suoi figli diseredati come i clochards e le puttane, gli avvinazzati ed i disperati. Quelle persone che non hanno una casa a cui tornare. Loro sono il filo che tiene insieme me e le mie poesie.

Viviamo in un momento molto difficile e doloroso. Qual è il ruolo della poesia nella società contemporanea? Che sia tregenda come oggi o la banalità dei giorni sempre uguali, ritengo che il ruolo della poesia sia di testimonianza della profondità e purezza dell’animo umano nel suo potenziale volo. Senza la bellezza e l’amore (in senso lato) tutto è perduto. Senza la poesia la barbaria ha vinto.


A quale dei suoi lavori è maggiormente legato? E perché? Domanda crudele. Come chiedere a quale figlio si voglia più bene. I libri soffrono come i loro autori. Sono teneramente e scioccamente legato a tutti e quattro quelli pubblicati fin ora. Pur nel distacco dall’esperienza di carne alla carta ho coscienza che siano l’unica cosa abbia lasciato sulla terra. Comunque la migliore per ché la più sincera. Il primo per la libertà di testa e cuore con cui l’ho scritto. Il secondo perché è andato subito fuori catalogo, ne hanno stampato appena cento copie ed ora è introvabile. Una chicca per collezionisti e maniaci. Il terzo che poi sarebbe il prequel narrativo poetico perché è il grimaldello con cui ho iniziato a scardinare la fortezza vuota di contenuti, ma protetta dai mastini della guerra e dell’ignoranza del mondo poetico nazionale. L’ultimo perché sono uno sciocco romantico. Il prossimo come scrisse Hikmet.

Nella sua vita non c’è solo la poesia. Ci racconti un po’ di leiPurtroppo o fortunatamente nella mia vita c’è solo la poesia. Non scendo mai dalla giostra, non timbro un cartellino. Vivo la poesia e me stesso. Non sono scindibile da quello che scrivo perché semplicemente prima l’ho vissuto sulla mia pelle. Ogni poesia una cicatrice sul cuore che non ho saputo guarire ed ho provato a curare scrivendogli come balsamo le mie parole. Poi si sa che alle ragazze piacciano le poesie e le cicatrici. Chiusura beffarda per separare chi ha senso dell’umorismo da chi ha sbagliato lettura con me.

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Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".