ALMED

Master in Comunicazione Musicale ALMED: intervista al talent manager Francesco Italiano


L’ALMED (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha riaperto le iscrizioni al Master in Comunicazione Musicale, che quest’anno è giunto alla sua ventunesima edizione. Le selezioni restano aperte fino al 18 ottobre e per i primi studenti in graduatoria ci sarà anche la possibilità di usufruire di 6 borse di studio.
Il master è il primo corso post-laurea in Italia dedicato a tutte le professioni della musica e a distanza di 20 anni continua a essere un luogo dove la riflessione culturale sulla musica è unita attivamente all’insegnamento dei mestieri della comunicazione musicale.
Chi in passato ha frequentato il corso ed è riuscito ad affermarsi in pianta stabile nel mondo della musica è Francesco Italiano, talent manager e responsabile di RC Waves (ufficio stampa dell’etichetta discografica Totally Emported). Francesco ha sempre nutrito una grande passione per la musica, ma il suo percorso è stato dettato soprattutto dalla partecipazione a questo master: da 6 anni ha fondato la Totally Emported che rappresenta una delle realtà discografiche più prolifiche del panorama musicale italiano. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per conoscere da vicino il suo percorso nel mondo del management e per carpire qualche consiglio pratico per chi intende intraprendere un percorso simile al suo.

L’INTERVISTA


Francesco quando hai iniziato a interessarti al mondo della comunicazione musicale? Il mio percorso inizia verso i 18/19 anni, quando mi dilettavo a organizzare in maniera piuttosto rudimentale eventi o feste. Già allora mi rendevo già conto che quello che mi mancavano erano gli strumenti per poterli promuovere. Un giorno, per pura curiosità, ho digitato le parole “comunicazione musicale” su internet proprio per vedere se ci fosse qualche corso di formazione attinente. In quel periodo non si faceva molta pubblicità, mentre magari adesso tra webinar, campagne pubblicitarie e comunicati stampa si riesce con molta più facilità a individuare quello che si sta cercando. Sta di fatto che sono comunque riuscito a trovare quello che volevo fare, ma ci ho messo un anno prima di poter frequentare attivamente il master. Quando l’ho scoperto i corsi erano già iniziati da qualche mese. Quindi, per raggiungere il mio obiettivo e mettere da parte i soldi necessari per pagare la retta, ho deciso di mettermi a lavorare fino a quando non fossero ricominciati i nuovi corsi.
Il Master ALMED quest’anno compie 21 anni. Cos’è cambiato in questi 20 anni e come mai si sente così tanto l’esigenza di dover formare delle figure professionali in grado di lavorare nel settore dell’industria musicale? L’industria musicale in questi 20 anni è cambiata tantissimo, perchè siamo passati dalla musica analogica (vinili, musicassette, CD) a una musica liquida. Abbiamo assistito a un passaggio epocale e nel frattempo sono decaduti alcuni media soppiantati dalla nascita di nuovi. Oggi, dunque, le figure legate al mondo della comunicazione musicale sono più importanti che mai, perché il cambiamento che avviene nel mondo della musica è molto repentino. Se pensiamo che nel giro di 10 anni Spotify ha preso il posto di Youtube come piattaforma principale per l’ascolto musicale ci rendiamo conto di quanto siano veloci questi cambiamenti. Una figura che si occupa di comunicazione musicale dovrebbe intercettare questi cambiamenti e modificare il linguaggio. Del resto anche l’editoria musicale è cambiata molto, perché adesso in maggioranza troviamo siti internet e pagine social dedicate ai vari progetti; oggi, la musica è centuplicata proprio perché è più facile farla. Ci sono molti più media e, di conseguenza, c’è una concorrenza maggiore.
Quali sono i principali compiti di un talent manager? Di cosa si occupa? Un talent manager si occupa di tutti gli aspetti della vita di un artista, dall’agenda quotidiana alla relazione con tutti i vari partner con i quali si lavora (ufficio stampa, booking, editori, grafici, etichetta discografica, ecc.). Il manager contrattualizza e rappresenta l’artista, gestendo anche l’economia del progetto. In più c’è anche una parte di lavoro con l’artista, che serve proprio a dare una direzione artistica al progetto, sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista dell’immagine.
Secondo te, quali sono le competenze che dovrebbe avere un aspirante talent manager? La prima cosa è l’aspetto umano, perché lavorare con gli artisti è complicato. Rispetto a un lavoratore “normale”, in un artista non c’è una distinzione netta tra vita lavorativa e vita privata; anzi, la sua vita è il suo lavoro! È un mestiere delicato, ci vuole una grande pazienza e una grande attitudine all’empatia: questa secondo me è proprio la base. Se uno non ce l’ha, credo che difficilmente potrà fare il manager. Infine ci vuole anche una certa curiosità, una buona capacità nell’intercettare le tendenze che arrivano dall’estero e modellare il progetto anche in base a quello che sta succedendo. Riuscire a inventarsi delle attività promozionali che possano destare l’attenzione, magari anche lasciandosi contaminare da altre arti, fa sicuramente parte delle tante competenze che un aspirante talent manager dovrebbe avere.
Com’è strutturato il Master in comunicazione musicale? Il corso è unico ma ci sono varie materie che vengono affrontate da diversi professori. Tutte le materie coprono i diversi aspetti del comparto dell’industria musicale: dall’editoria al management, dalla produzione alla promozione. In base all’interesse degli studenti e a quello che aspirano a fare, viene proposto loro uno stage mirato. A chi desidera fare il manager consiglio di provare un po’ tutto, per avere una visione più ampia e per conoscere tutte le figure con le quali ci si dovrà relazionare. Nella mia esperienza mi sono accorto che tutti i manager di successo sono figure piuttosto ibride, che nel tempo hanno acquisito una visione generale grazie alla conoscenza diretta di tutte le figure professionali che ruotano intorno all’industria musicale.
Tra tutte le figure professionali che fanno parte dell’industria musicale, secondo te qual è quella di cui si sente maggiormente bisogno in questo momento? La figura più richiesta in questo momento è un legal specializzato in diritto musicale. Nel mondo della musica c’è tanta burocrazia e in questo periodo storico abbiamo sentito assolutamente la necessità di avere una figura professionale in grado di far valere i diritti degli artisti e di chiedere aiuti e sussidi per i lavoratori della musica. La giurisprudenza italiana sul tema è molto complessa e molto datata e avere delle figure specializzate in diritto d’autore, musica live e contratti discografici sarebbe molto importante. In realtà esistono, ma sono molto pochi: se ce ne fossero di più sarebbe davvero un grande aiuto per tutto il comparto dell’industria musicale. Spesso gli artisti non sanno neanche di avere dei diritti e avere una figura in grado di aiutare i manager, gli artisti e i discografici in questo mare di burocrazia sarebbe davvero molto utile.
Quest’anno hai accompagnato sul palco di Sanremo Ghemon e Davide Shorty. Che cosa ha rappresentato per te quest’esperienza e cosa rappresenta ancora oggi Sanremo per l’industria musicale? È stata un’esperienza bellissima perché era il mio primo Sanremo, ma portare due artisti sul palco è stata dura. Nonostante la fatica è stata un’esperienza positiva e formativa, anche se indubbiamente diversa dai tradizionali Sanremo: non c’era il pubblico, non c’era la possibilità di vedersi e incontrarsi ed è stato tutto un po’ particolare. La soddisfazione, però, è stata incredibile: Davide è arrivato secondo e ha vinto tre premi. Lui è stato presentato dalla mia etichetta discografica, la Totally Emported, quindi per me è stata una doppia soddisfazione; per Ghemon, invece, ho lavorato insieme ai professionisti di Carosello che hanno dato un grandissimo supporto con la loro esperienza. Sanremo ancora oggi rappresenta l’evento più importante della discografia italiana, perché ha un impatto culturale che non ha eguali. Fa parte della cultura italiana e in più, con l’ascesa dell’Eurovision, ha acquisito ancora più importanza perché Sanremo rimane l’unico accesso diretto all’ESC. Sanremo sta diventando anche lo specchio di quello che succede davvero nell’industria musicale italiana, mentre in passato era una sorta di microcosmo che godeva di dinamiche tutte sue e con una musica anacronistica rispetto ai tempi. Oggi, invece, è una fotografia di quello che succede nella discografia italiana e spero vivamente che si continui con questa linea.
Quale futuro prevedi per la musica italiana? Dal punto di vista musicale credo che ci sarà più spazio per variare dando visibilità a tanti generi diversi. In Italia vedo che sta diventando molto florida la scena r&b che, realmente, non c’è mai stata se non attraverso timidi tentativi. Quindi, nell’immediato futuro prevedo che in Italia ci saranno progetti r&b molto interessanti, e soprattutto si tratterà di progetti più melodici rispetto alla trap. Per quanto riguarda l’industria credo che nei prossimi anni assisteremo anche al cambiamento del significato del concetto di“album”. Torneremo indietro nel tempo: quando non esisteva internet ed era più difficile reperire dischi, l’album era una raccolta dei successi di un artista. Solo in seguito il disco è diventato una raccolta di brani inediti. Per il futuro credo che si andrà avanti con i singoli e poi si farà uscire il disco che li racchiude tutti. Tutto questo è legato ai nuovi modi di fruire la musica e fa parte di un’evoluzione che è già in atto: rilasciare i contenuti poco per volta sarà proprio la chiave per valorizzarli al meglio.
Quale consiglio daresti ai ragazzi che intendono iscriversi al Master in Comunicazione Musicale? E, soprattutto, perché dovrebbero farlo? Si tratta del Master più longevo del settore e anche il primo corso che ha intuito che nella musica c’era bisogno di professionalità. Negli anni è riuscito ad affinare i corsi e a coinvolgere dei grandi protagonisti dell’industria musicale con i quali poter affrontare dei casi più specifici. Per entrare in questo settore bisogna conoscere le persone giuste e il Master, in questo, gioca un ruolo fondamentale, attraverso corsi e stage mirati che aiutano ad allacciare relazioni importanti. Quello che consiglio a tutti è di iscriversi solo se si è realmente motivati: se uno vuole entrare in questo mondo deve impegnarsi a fondo e partire dal basso, anche facendo un po’ di tutto.

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Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e attualmente vive a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia.