I Bastardi di Pizzo Falcone: il set e il backstage

Rubrica "Le voci 'da' dentro" / Ricordi e foto delle riprese della fiction di successo all'Ospedale di Sarno

Grande successo per “I Bastardi di Pizzofalcone 3“. E quando una fiction riesce ad entrare nel cuore e nella mente di un numero cosí alto di spettatori a vincere è davvero tutta la squadra.

Per la rubrica Le voci da dentro, MediaVox Magazine ha scelto di pubblicare il bellissimo racconto di Sonia D’Alessio che ha coordinato i casting delle comparse che hanno girato le scene della serie tv all’interno dell’Ospedale di Sarno. Ella stessa interpretato la parte di un medico. I provini si sono svolti nel gioiellino del Piccolo Teatro di Sarno. Dunque, emozioni, ricordi e tante foto… tutto concentrato in un unico e piacevole articolo che profuma di diario da custodire!!!

IL RACCONTO DI SONIA

Sono stata una comparsa, come molti altri Sarnesi: dopo l’esplosione con cui si chiude la seconda serie, gli attori hanno girato le scene nel nostro ospedale. La terza serie si apre proprio così. Ma stare sul set é illuminante sotto diversi aspetti. Il montaggio è fondamentale, ad esempio. Ogni scena che giravano durava veramente pochissimo. Una manciata di minuti. La rigiravano con molte varianti: sulla scala, di spalle, di fronte eccetera.
Altra cosa bella di questa magica esperienza è stata organizzare il casting. Ne sono stata io l’artefice (ci rido ancora e non capisco come sia potuto avvenire), chiamata dalla agenzia klab4film di Napoli, e si è svolto al PICCOLO TEATRO di Sarno. Grazie al direttore Carmine Pagano che, gentile ed operativo, ha reso subito disponibile il Teatro. Vi racconto come è andata. “Pronto? Salve, sono Annabella dell’agenzia Klab4film. Dobbiamo fare il casting per la terza serie de I BASTARDI DI PIZZOFALCONE, molte scene si gireranno a Sarno, nel vostro ospedale, e abbiamo bisogno di una 50ina di comparse. Mi è stata segnalata lei come persona capace, che si occupa di teatro, avremmo bisogno di qualcuno del luogo che ci dia una mano e ci trovi una location per fare il casting”.
Certo, sarà un piacere” – ho risposto. “Andrà sicuramente bene IL PICCOLO TEATRO, del mio regista Carmine Pagano”.
Ci siamo accordati per il 4 dicembre. Era il 2019.
Si sono presentate 250 persone, ma altrettante se ne sono andate quando hanno visto la lunga fila per via Nunziante. Incredibile! Erano persone venute dalla provincia di Benevento, Avellino, Napoli, Caserta. Alcuni avevano portato copioni teatrali, intendevano fare provini (ah ah), e mentre erano in fila li vedevo ripassare la parte. Alcuni di essi avevano già fatto le comparse in “L’amica geniale” o altri film. Altri erano già inseriti nei cataloghi delle agenzie. Neppure Annabella immaginava una cosa così enorme, si è trovata spiazzata, perché era venuta da sola. Ma ha trovato tutto il gruppo degli attori del Piccolo Teatro ad aiutarla. C’erano, insieme a me e Carmine, mia figlia Felisia, Maria Teresa Laudisio con la figlia, Lucio Annunziata, Gina Crescenzo, Alfonso Squillante e tanti altri. Un paio si sono messi all’ingresso per ordinare l’enorme flusso di persone. Altri scrivevano su una lavagnetta nome, cognome, altezza, numero di scarpe e altro. Annabella fotografava gli aspiranti attori con questa lavagnetta in mano per farli entrare ufficialmente nel catalogo dell’agenzia. E ora infatti fanno parte di un catalogo dal quale potrebbero essere scelti anche per altri film. Siamo stati una squadra efficientissima, infatti tutto si è svolto in modo ordinatissimo. Grande capacità organizzativa, devo dire, l’hanno mostrata soprattutto Lucio e Maria Teresa, che ringrazio. Mi pare ancora di vederli: con quanta sveltezza si muovevano. Annabella, che era venuta sola (!!!) si è sentita molto supportata.
Dopo pochi giorni, abbiamo avuto il responso. Quelli che non ce l’hanno fatta ci sono rimasti un po’ male. Ma quelli scelti sono stati veramente molti.
Sul set, un reparto vuoto del nostro ospedale, al quarto piano, abbiamo trovato le costumiste che ci hanno preparato e, insieme alla regista, hanno stabilito chi di noi dovesse fare il dottore, il paziente, il piantone, l’infermiere, l’ausiliario eccetera. Io ero una dottoressa, e lì ho trovato che avevano già preparato il badge con la foto scattatami al teatro, da appuntarmi sul camice.
Alessandro Gassman ha un appeal esagerato. È veramente carismatico, non solo bello. Ma in corridoio c’era un attore bellissimo con cui ho fatto amicizia. Si chiama Eugenio Strauss, di origine austriaca. C’era lo stuntman che aveva indossato giubbotto e altro. “Devono girare una scena di colluttazione” diceva qualche aspirante attore in corsia. “Ci vedremo nelle prime 3-4 puntate” diceva un altro. Dopo una lunga preparazione, abbiamo saputo che Alessandro aveva deciso di farla lui quella scena, senza controfigura. E’ stato allora che ci siamo trovati di fronte io e lui, ci siamo guardati, e ci siamo scambiati un sorriso, che ricorderò per sempre.
Noi attori eravamo ad attendere il nostro turno, quando abbiamo sentito i rumori della colluttazione. Dalla stanza è uscito pure Eugenio: era lui dunque l’antagonista di Alessandro?
Le ore passavano e si era fatta quasi mezzanotte. Eravamo lì dalle 15. Ci avevano servito la cena in un reparto allestito come ristorante. Pasta, pollo, contorni, dolce. Avevamo fatto amicizia. Finché ci hanno chiamato…
Io ho girato diverse scene proprio con Alessandro Gassman. Piccole sequenze con cui rendere vivo l’ospedale: passare, salire le scale, parlare con altri medici mentre guardavamo le cartelle cliniche. Ero superconvinta che le avrebbero tagliate in fase di montaggio. Invece sono stata fortunata perché le hanno montate e mi sono vista nello schermo della tv. Quel momento è stato sfizioso ma non è quella la parte più bella. Sono i ricordi. Specie quelli del casting. E quella telefonata assurda di una Annabella che non conoscevo.
Me ne è venuto un arricchimento anche sul piano personale. Ho potuto capire meglio i meccanismi. Ho potuto confrontare quel lavoro con il teatro, ad esempio. Nel teatro la scena che devi reggere dura 2 ore, non pochi istanti in cui se sbagli che fa, ripeti il chack. No. Devi affrontare il pubblico, l’emozione, la difficile memoria di un copione di 70 pagine. Non puoi sbagliare, non puoi dimenticare una battuta. È più impegnativo il teatro per un attore.
E’ stata una bellissima esperienza di crescita. Ma un gioco, in fondo. Ora mi attende una prova difficile: si chiama LETTO MATRIMONIALE. Sto studiando un enorme copione teatrale. Sul palco saremo solo io e il regista a tenere la scena per 2 ore. Una prova difficile, dunque. E a me piacciono le cose toste. Ne riparleremo tra qualche settimana…

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Sonia D’Alessio è nata e vive a Sarno, dove insegna da più di trent’anni Lettere. Con i suoi racconti, i romanzi, i manuali Invalsi, le favole e le fiabe è autrice di successo per l’editoria scolastica ed esperta di animazione alla lettura nelle scuole di ogni ordine e grado. Oltre a "Lascia che sia" (2012), ha editato "Leggere e scrivere fiabe" per "Medusa" (2013), "Raccontare per..." (2014), il romanzo-blog "Cuore2.0" (2015), "Simulando s'impara" (2015) e "Favolando s’impara" (2017). E’ co-autrice dell’antologia scolastica Garzanti-De Agostini "Giovani lettori" (2018). Suoi sono i romanzi "Storie di bulli" (NorthEast 2017) e "Il bambino soldato" (2017). Per le sue poesie è stata selezionata da Elio Pecora, per la casa editrice Pagine, tra i primi cinquanta autori italiani (Il cammino della poesia, 2013; I poeti contemporanei, 2012). Ha fondato e cura il giornale d’istituto web e cartaceo "L’Amendolina", vincitore di una decina di premi nazionali