IFF 2026 | LE MASTERCLASS, UN VALORE AGGIUNTO AD UN FESTIVAL DI RARA INTENSITÀ CULTURALE

Foto pubblicata sui canali social dell'IFF
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L’Ischia Film Festival è bellezza allo stato puro. Dall’alto del Castello Aragonese, mentre il tramonto lascia spazio alla storia, si discute, si contempla, si immagina e si crea. È in questo orizzonte che la Colombaia di Luchino Visconti, a Forio d’Ischia, ha ospitato il 29 giugno 2026 la masterclassIl tempo delle cose nascoste – Desideri e paesaggi nel cinema di Silvio Soldini”, uno degli appuntamenti più intensi del festival, condotto da Laura Delli Colli, presidentessa del SNGCI, e centrato sul dialogo con Silvio Soldini, protagonista di un incontro che ha unito rigore, sensibilità autoriale e consapevolezza del mestiere cinematografico.


In un luogo che è già di per sé memoria viva del cinema italiano, la Colombaia di Luchino Visconti, a Forio d’Ischia, la conversazione ha trovato la sua cornice naturale, confermando ancora una volta come l’Ischia Film Festival sappia trasformare il rapporto fra immagini e territori in un’esperienza culturale concreta, viva e condivisa.

Michelangelo Messina è intervenuto con la sua consueta funzione di guida e raccordo, tenendo insieme il ritmo dell’incontro e la relazione con il pubblico. A condurre la masterclass, con sapienza e passione, è stata una superlativa Laura Delli Colli, giornalista, scrittrice, presidentessa del Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani e dei Nastri d’Argento. Con la sua esperienza e sensibilità, ha costruito un dialogo autentico; i suoi spunti di riflessione hanno guidato il pubblico dentro il tessuto profondo della chiacchierata.

Il punto di partenza della masterclass è stato Le assaggiatrici, il film presentato la sera precedente e tratto dal libro di Rosella Postorino, affrontato da Soldini come un racconto di guerra e insieme come una riflessione sulla verità delle immagini, sulla responsabilità della messa in scena e sulla distanza, sempre in agguato, fra ricostruzione e autenticità. Il regista ha spiegato di aver avvertito fin dall’inizio la difficoltà di misurarsi con una materia lontana dal suo consueto presente narrativo, ma anche la necessità di non cedere alla tentazione di un cinema storico patinato, elegante solo in superficie e incapace di restituire il peso reale dei personaggi e del tempo. Da qui la scelta di girare in tedesco, decisione radicale e non decorativa, assunta per dare al film una verità più profonda, più fisica, più aderente al mondo raccontato. La lingua, in questo senso, non è stata un semplice strumento ma una componente strutturale del film, il primo elemento di un processo di lavoro che ha coinvolto la riscrittura e la revisione dei dialoghi, la traduzione della sceneggiatura e un confronto continuo con le attrici, chiamate a partecipare alla costruzione stessa dei personaggi.

Soldini ha insistito molto sulla preparazione, descrivendo un metodo fondato sul lavoro condiviso e sulla cura estrema del dettaglio. Le attrici sono arrivate sul set con largo anticipo, hanno lavorato sui ruoli prima ancora delle riprese e hanno contribuito a definire non soltanto il profilo psicologico delle figure che interpretavano, ma anche il loro modo di occupare lo spazio, di stare in scena, di muoversi dentro il quadro. Il trucco, i costumi, la postura, l’energia fisica, perfino il rapporto con elementi apparentemente minimi come le scarpe, tutto ha concorso a costruire una verità che non si esaurisce nella somiglianza, ma che nasce dall’aderenza tra corpo, sguardo e racconto. È emersa così un’idea di regia che non impone una forma già chiusa, ma la fa nascere attraverso un processo di ascolto e di precisione, quasi artigianale, in cui la vitalità del set non viene sacrificata, bensì resa possibile proprio dalla qualità della preparazione.

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato il rapporto fra cinema e messa in scena. Soldini ha raccontato in particolare la complessità delle scene a tavola, sequenze che chiedevano di tenere insieme molti corpi, più relazioni e una tensione drammaturgica che non poteva essere affidata a un montaggio convenzionale e frammentato. Per questo ha scelto di girarle con due macchine da presa, trattandole quasi come piccole pièce teatrali, così da preservare il respiro della scena e il suo andamento interno. È una concezione del cinema che rifiuta la somma meccanica degli sguardi e preferisce invece costruire il tempo dell’inquadratura come organismo vivo, capace di contenere la relazione fra i personaggi senza spezzarla in una successione di primi piani. Anche qui il rigore formale non si traduce in freddezza, ma in un’attenzione accurata ai ritmi della scena e alla vita che scorre dentro l’inquadratura.

Nel cuore della conversazione è tornato più volte il tema del luogo, centrale non solo per il festival ma per l’intera poetica del regista. Soldini ha ribadito che in alcuni film lo spazio è semplice sfondo, mentre in altri diventa un autentico personaggio, capace di orientare la narrazione, determinare l’atmosfera e incidere sul senso stesso del racconto. È una riflessione che alla Colombaia assume un valore particolare, perché si inserisce perfettamente nella vocazione dell’Ischia Film Festival, da sempre attento al rapporto fra cinema, paesaggio e identità dei luoghi. In questa prospettiva, il cinema di Soldini si conferma come un cinema che attraversa gli spazi senza usarli mai come semplice decorazione, ma leggendo in essi una forma di verità narrativa e umana. Il paesaggio, in questa visione, non è mai neutro: parla, condiziona, orienta, accompagna.

La masterclass ha poi toccato un altro nodo decisivo, quello del rapporto con gli attori e del lavoro di gruppo. Soldini ha dichiarato di non amare i set governati dalla tensione e di preferire invece un clima di operosità serena, in cui ciascuno sappia esattamente che cosa deve fare e possa lavorare in un contesto di fiducia reciproca. Anche il provino, nella sua esperienza, non è un passaggio burocratico ma un momento essenziale per capire se tra regista e interprete può nascere un rapporto creativo reale, capace di andare oltre la correttezza professionale. Ne è uscita l’immagine di un autore che considera il set una piccola comunità temporanea, da costruire con attenzione e rigore, senza mitologie tossiche e senza il culto della tensione come motore creativo. La disciplina, in questo schema, non coincide con la rigidità; al contrario, è la condizione che rende possibile la libertà del lavoro comune.

Nel finale, la conversazione si è aperta anche al presente del cinema italiano, alla commedia, ai maestri della formazione e al rapporto fra immagini e musica. Soldini ha ribadito la propria fedeltà a un cinema che non si ripete, che cambia registro quando necessario e che rifiuta di restare prigioniero del successo di un film o di una formula consolidata. Ha richiamato i registi che hanno segnato il suo percorso, sottolineando il valore di un linguaggio personale e riconoscibile, fatto di coerenza, invenzione e rischio. Alla Colombaia, in questa mattina d’estate, la masterclass ha così assunto il tono di una vera lezione di cinema: non una celebrazione, ma un confronto vivo sulla responsabilità dello sguardo, sul valore dei luoghi, sulla verità dei personaggi e sul senso profondo del fare film oggi. Ed è forse proprio qui, nella capacità di tenere insieme bellezza e pensiero, memoria e presente, che l’Ischia Film Festival conferma la sua natura più autentica.




Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è diventata Avvocato nel 2013. È Giornalista Professionista. E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel. È esperta in tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali; si occupa di formazione. Svolge attività di coordinamento di Uffici-Stampa e di organizzazione di eventi culturali; è accreditata ai maggiori eventi nazionali ed internazionali. Dal 2022, collabora con il Consorzio Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha ideato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento". È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno.