{"id":79,"date":"2016-01-03T14:42:26","date_gmt":"2016-01-03T14:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?p=79"},"modified":"2016-01-23T13:59:27","modified_gmt":"2016-01-23T13:59:27","slug":"cento-anni-di-burri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?p=79","title":{"rendered":"Cento anni di Burri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-80 alignleft\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/alberto_burri_vert_6-79fc133124-203x300.jpg\" alt=\"Alberto Burri\" width=\"299\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/alberto_burri_vert_6-79fc133124-203x300.jpg 203w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/alberto_burri_vert_6-79fc133124.jpg 474w\" sizes=\"auto, (max-width: 299px) 100vw, 299px\" \/>Sono trascorsi esattamente cento anni da quando Alberto Burri nasceva a Citt\u00e0 di Castello nel 1915. La sua professione di medico lo aveva spinto ad arruolarsi nell\u2019esercito e gli eventi ne avevano fatto un prigioniero di guerra nel 1943.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio a causa della guerra che un Burri disilluso, lacerato, spezzato, come solo un conflitto di portata mondiale e la prigionia sanno fare, inizia la sua prima serie figurativa. Non a caso la mostra organizzata dal Guggenheim Museum di New York in occasione del centenario della sua nascita si intitola \u201cThe trauma of painting\u201d \u2013 il trauma della pittura. E\u2019 la guerra a spingere Burri tra le braccia della pittura, la cui seduzione avvertir\u00e0 poi nell\u2019arco di tutta la sua vita, continuando a sperimentare, plasmare, distruggere, convertire, far rinascere la materia attraverso due elementi fondamentali: le tecniche ed i materiali.<\/p>\n<p>La fase iniziale della sua pittura, in cui si avvertono ancora strascichi di realismo, seppur in linea con le tendenze espressioniste del periodo, viene ben presto abbandonata, a favore di quell\u2019informale che segner\u00e0 la sua carriera artistica, durata circa cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p>Tra la fine degli anni \u201840 e gli inizi degli anni \u201850 Burri realizza ed espone \u201cNeri e Muffe\u201d. Si tratta di una pittura quasi monocromatica, \u201cinquieta e inquietante\u201d, come la definisce Lorenza Trucchi ai tempi dell\u2019esposizione nella Galleria dell\u2019Obelisco a Roma. \u201cBurri \u2013 continua la Trucchi \u2013 va capito cos\u00ec, di getto, e la sua materia, tremenda e splendida, ricca e poverissima, alchimia di colla, biacca, vernici e mistero, sentita quasi fisicamente, specialmente ora che ci giunge come una novit\u00e0 imprevista\u201d. Nel 1949 realizza i \u201cCatrami\u201d, in cui ogni colore trova dimora in una armonia compositiva fatta di intervalli non perfettamente omogenei tra zone piatte, circoscritte in larghe campiture e grossi grumi materici. Poi, i \u201cGobbi\u201d. In essi comincia la sua ricerca extra pittorica attraverso i materiali, ma anche la sua volont\u00e0 di avvicinarsi di pi\u00f9 allo spettatore, prevaricando lo spazio bidimensionale della tela, attraverso \u201cstrutture lignee [\u2026] che la deformano e la protendono nello spazio antistante\u201d ( da \u201cStoria dell\u2019arte italiana\u201d di C. Bertelli, G. Briganti, A. Giuliano). Indubbiamente, per\u00f2, sono i \u201cSacchi\u201d la serie pi\u00f9 famosa del periodo, in cui \u201cmateriali di scarto [..] divennero materia e vissuto per la pittura\u201d. Si tratta, appunto, di oggetti di recupero. Gi\u00e0 usati. Consunti. Emblema e testimonianza del risultato impietoso del tempo che trascorre, consuma, divora. Nei primi \u201cSacchi\u201d Burri cerca ancora di velare, diluire l\u2019impatto provocatorio del sacco attraverso l\u2019elemento nobile del colore. In seguito, esso viene lasciato nudo nella sua superficie in fibra sfilacciata ed ingiallita, a fare bella mostra di s\u00e9 accanto alle zone dipinte. Il sacco diventa emblema dell\u2019essere. Le modifiche e le trasformazioni sulla sua superficie, infatti, lasciano trapelare delle azioni compiute non dall\u2019artista, ma dall\u2019esistenza stessa della materia che, in quanto esistente e \u201cviva\u201d, \u00e8 soggetta al naturale degrado delle cose, di cui le opere di Burri diventano vetrina significante.<\/p>\n<p>Nelle serie successive \u2013 \u201cLegni\u201d, \u201cCombustioni\u201d, \u201cFerri\u201d , \u201cPlastiche\u201d \u2013 un altro medium viene esplorato: il fuoco e l\u2019azione dell\u2019artista si fa pi\u00f9 incisiva, determinante. Burri interviene direttamente sulla materia creando bruciature, distorsioni, deformazioni, squarci, ferite che lui stesso cerca di curare e ricucire, quasi l\u2019opera fosse carne viva soggetta a sutura. In \u201cFerri\u201d Burri sdogana un materiale solitamente accostato alla scultura: il ferro, appunto. Con esso Burri lavora per incastro, distorcendo e sovrapponendo le lamiere metalliche. Le \u201cPlastiche\u201d, invece, apice del suo percorso con il fuoco, sono state definite da G. C. Argan \u201cgrandi sbadigli aperti sul niente\u201d. Allontanandosi totalmente dagli strumenti tradizionali dell\u2019artista, che erano presenti nelle opere precedenti, seppur in maniera non convenzionale (come i sacchi di juta a ricordare la tela), ora ancora di pi\u00f9 Burri preferisce fare della materia la sua opera, piuttosto che rappresentarla o alluderne la presenza. \u201cPer Burri la materia \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 forma\u201d (G. Serafini) ed \u00e8 essa stessa a diventare icona, immagine, opera.<\/p>\n<p>Gli anni \u201870 si aprono a un\u2019esplorazione ancora diversa nelle tecniche e nello stile. Le serie \u2013 \u201cCretti\u201d e \u201cCellotex\u201d &#8211; sono pi\u00f9 calligrafiche, pi\u00f9 essenziali. I \u201cCretti\u201d sono realizzati esclusivamente in bianco o in nero e sembrano ricordare la terra nel suo sfaldarsi, spaccarsi sotto il peso di forze primordiali, quasi magma pietrificato uscente dal cuore della Terra. I \u201cCellotex\u201d, invece, portano allo scoperto, dinanzi allo sguardo fremente dello spettatore, un materiale di matrice industriale che aveva sempre avuto un ruolo marginale. Burri lo riconverte all\u2019estetica, rendendolo immagine, simulacro. I \u201cCellotex\u201d mostrano una volont\u00e0 architetturale dell\u2019opera di Burri che trover\u00e0 poi spazio nella disposizione delle sue collezioni all\u2019interno degli Ex Seccatoi del Tabacco a Citt\u00e0 di Castello, divenendo esempio perfetto di opera d\u2019arte totale.<\/p>\n<p>Dopo un breve ritorno alla pittura e alle sue espressioni attraverso la serie \u201cSestante\u201d, il suo ultimo ciclo pittorico ha l\u2019emblematico nome di \u201cAnnottarsi\u201d. I titoli di Burri sono per lo pi\u00f9 essenziali, concreti, tautologici nel loro indicare la materia, ma per \u201cAnnottarsi\u201d si pu\u00f2 parlare di un\u2019eccezione. Il titolo rimanda ad un farsi notte, dell\u2019arte e dell\u2019uomo, dunque dell\u2019esistenza. Le opere sono monumentali nella loro alternanza di grigi e neri ed esprimono solennit\u00e0 e volont\u00e0 di quiete, di silenzio, di armonia nell\u2019incastrarsi perfetto del colore nelle forme e viceversa.<\/p>\n<p>Nonostante le lunghe sperimentazioni attraverso i materiali e le tecniche, sono molti a definire l\u2019arte di Burri come caratterizzata da una omogeneit\u00e0 senza eguali, come un <em>continuum<\/em> di poetica, al di l\u00e0 delle variazioni stilistiche. Serafini, ad esempio, parla di un\u2019arte che resta \u201cidentica nel suo DNA pur nella strepitosa variet\u00e0 di linguaggio\u201d.<\/p>\n<p>Figura di spicco nell\u2019Informale europeo ed internazionale, fondatore insieme a Ballocco,\u00a0Capogrossi e Colla del gruppo \u201cOrigine\u201d, precursore di tendenze quali il <em>New Dada<\/em>, la <em>Pop Art<\/em> ed il Minimalismo, diversi dei quali gli sono debitori per molti aspetti, Burri ha sempre rifiutato le interviste e non ha mai voluto parlare delle sue opere o della propria poetica. Dovevano essere i quadri a parlare, non lui. In questo centenario dalla sua nascita sono state diverse le iniziative promosse in tutto il mondo, a sugellare l\u2019incidenza che tale artista ha avuto nel firmamento dell\u2019arte italiana e non.<\/p>\n<p>Come dice G.Serafini, \u201cl\u2019ultima parola su Burri l\u2019ha detta Burri stesso\u201d. Ai posteri non resta che ripeterla all\u2019infinito, perch\u00e9 non se ne perda la memoria.<\/p>\n<p>Per maggiori informazioni riguardo le iniziative in occasione del centenario: <a href=\"http:\/\/www.burricentenario.com\/\">http:\/\/www.burricentenario.com\/<\/a><\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-79 gallery-columns-3 gallery-size-full'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=155'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"1073\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-1-1948.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-155\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-1-1948.jpg 900w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-1-1948-252x300.jpg 252w, 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id='gallery-1-149'>\n\t\t\t\tLegno SP, 1958\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=151'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"727\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sacco-e-Rosso-SP2-1958-1.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-151\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sacco-e-Rosso-SP2-1958-1.jpg 900w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sacco-e-Rosso-SP2-1958-1-300x242.jpg 300w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sacco-e-Rosso-SP2-1958-1-768x620.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-151'>\n\t\t\t\tSacco e Rosso SP2, 1958\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=148'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"965\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Grande-Ferro-1961.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-148\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Grande-Ferro-1961.jpg 900w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Grande-Ferro-1961-280x300.jpg 280w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Grande-Ferro-1961-768x823.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-148'>\n\t\t\t\tGrande Ferro, 1961\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=150'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"795\" height=\"900\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosso-Plastica-1964-1.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-150\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosso-Plastica-1964-1.jpg 795w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosso-Plastica-1964-1-265x300.jpg 265w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosso-Plastica-1964-1-768x869.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 795px) 100vw, 795px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-150'>\n\t\t\t\tRosso Plastica, 1964\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=156'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"1043\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-Cretto-G4-1975.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-156\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-Cretto-G4-1975.jpg 900w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-Cretto-G4-1975-259x300.jpg 259w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-Cretto-G4-1975-768x890.jpg 768w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Nero-Cretto-G4-1975-884x1024.jpg 884w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-156'>\n\t\t\t\tNero Cretto G4, 1975\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=153'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"634\" src=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sestante-13-1982.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-153\" srcset=\"https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sestante-13-1982.jpg 900w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sestante-13-1982-300x211.jpg 300w, https:\/\/mediavoxmagazine.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Sestante-13-1982-768x541.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-153'>\n\t\t\t\tSestante 13, 1982\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/mediavoxmagazine.it\/?attachment_id=157'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" 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