«L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di sviluppare software». Conversazione con l’ex alunno Giovanni D’Arienzo

Ci sono incontri che regalano a un insegnante una soddisfazione particolare. È il caso di Giovanni D’Arienzo, mio ex alunno, oggi poco più che quarantenne, che, dopo un percorso di alta formazione culminato con un Master conseguito presso la San Diego University, si dedica allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale.

Durante la nostra conversazione mi ha mostrato un progetto ancora in fase di evoluzione: una piattaforma basata su un’architettura multiagente, capace non solo di assistere l’utente, ma anche di intervenire autonomamente sul proprio codice, interagire con il computer ed eseguire operazioni sempre più complesse.

«Il modello è il cervello dell’applicazione»

«La cosa che devi sapere – mi spiega Giovanni – è che l’applicazione utilizza il modello Gemma per il ragionamento. Gemma è un modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google. In pratica rappresenta il motore che elabora le richieste e decide quale risposta fornire. Più il modello è evoluto, maggiore è l’intelligenza del software.»

Per spiegare il concetto utilizza un esempio molto semplice.

«Ci sono modelli che, se gli chiedi “Come stai?”, non sanno nemmeno rispondere. Altri, invece, rispondono in maniera naturale. Attualmente utilizzo la versione gratuita di Gemma che, secondo una mia valutazione personale, collocherei intorno a cinque su dieci. È sufficiente per costruire applicazioni funzionanti, ma è ancora distante dalle prestazioni offerte dai modelli più avanzati.»

«Ho costruito metà dell’applicazione. L’altra metà l’ha costruita lei»

È probabilmente questo il passaggio più sorprendente del racconto.

«Ho sviluppato una parte dell’applicazione e poi le ho chiesto di completare il resto. Le fornisco il suo stesso codice sorgente e le domando di analizzarlo, modificarlo oppure spiegarmi l’architettura che utilizza. In questo modo il software diventa uno strumento che partecipa attivamente al proprio sviluppo.»

L’applicazione è in grado di rispondere in diverse lingue e di descrivere autonomamente la propria struttura tecnica.

«La sua architettura è basata su un sistema di orchestrazione multiagente progettato per lo sviluppo autonomo locale. In pratica, più agenti specializzati collaborano tra loro, ciascuno con un compito preciso.»

Una squadra di agenti intelligenti

Ogni agente svolge una funzione specifica.

«Oggi il sistema gestisce documenti PDF, file CSV, messaggi WhatsApp, e-mail, ricerche sul web e molte altre attività. Posso aggiungere nuovi agenti ogni volta che nasce un’esigenza diversa. È un’architettura estremamente flessibile.»

Ma ciò che più affascina Giovanni sono le possibili applicazioni nel mondo industriale.

«Immagina una fabbrica: una stampante 3D, un nastro trasportatore, un robot saldatore. Un sistema come questo potrebbe coordinare tutte queste macchine contemporaneamente. Credo che questa sarà una delle prossime evoluzioni dell’intelligenza artificiale applicata all’industria.»

Quando l’intelligenza artificiale controlla il computer

Durante la dimostrazione Giovanni impartisce un comando molto semplice.

«Controlla il mio computer e dimmi quante applicazioni sono installate.»

In pochi istanti il sistema genera automaticamente un comando PowerShell, interroga il sistema operativo e restituisce il risultato.

«Nel mio computer sono installate 322 applicazioni. Non ho programmato l’applicazione affinché conoscesse questo dato: le ho fornito un agente terminale capace di creare autonomamente i comandi necessari. È il modello di intelligenza artificiale che decide come utilizzarlo.»

Lo stesso principio può essere applicato anche ad altri dispositivi.

«Se collego un Raspberry Pi alla rete Wi-Fi, posso semplicemente chiedere all’applicazione di installare il software. Inserisco la password e l’intero processo viene eseguito automaticamente. Fino a poco tempo fa sarebbe stato necessario l’intervento di un tecnico specializzato; oggi molte operazioni possono essere automatizzate.»

Un’orchestrazione di agenti autonomi

Il progetto, precisa Giovanni, possiede anche una definizione tecnica ben precisa.

«Si tratta di una Multi-Agent Orchestrator Platform for Local Autonomous Software Development: una piattaforma di orchestrazione di agenti intelligenti dedicata allo sviluppo locale e autonomo di applicazioni.»

L’obiettivo è arrivare a sistemi sempre più autonomi, capaci non soltanto di assistere lo sviluppatore, ma anche di collaborare attivamente con lui nella progettazione di nuovo software.

Uno sguardo al futuro

L’entusiasmo con cui Giovanni D’Arienzo racconta il proprio lavoro è quello di chi vede nell’intelligenza artificiale non una semplice moda tecnologica, bensì uno strumento destinato a trasformare profondamente il mondo dello sviluppo software e dell’automazione industriale.

Da insegnante è motivo di orgoglio ritrovare un ex alunno che continua a studiare, sperimentare e innovare. Al di là delle inevitabili sfide legate alla sicurezza, all’affidabilità e all’etica dell’intelligenza artificiale, emerge con chiarezza una convinzione: siamo soltanto agli inizi di una rivoluzione tecnologica destinata a cambiare profondamente, nei prossimi anni, il modo di lavorare, progettare e interagire con le macchine.

Docente di materie letterarie alla secondaria di primo grado. A seguito di concorso ordinario ha conseguito abilitazione all'insegnamento per materie letterarie alla secondaria di primo e di secondo grado. Diversi master all'attivo di management, disturbi specifici dell'apprendimento, nuove tecnologie applicate alla didattica, una specializzazione sul sostegno. Ho svolto compiti di coordinamento in progetti contro il bullismo e il cyberbullismo e a favore legalità. Ha curato progetti di comunicazione legati al mondo scolastico, ricoprendo all'interno dello stesso importanti ruoli. Ha conseguito certificazioni B2 francese e C1 inglese, oltre al Cedils didattica per gli stranieri alla Ca Foscari di Venezia. Diverse le sue pubblicazioni: "Edufibes" con Gomez Paloma di Unisa, "Discipline letterarie" con Antonello Giannelli, "Mi voglio bene", "Il gioco dell'oca", "Commento ai commi della legge 107" e diversi libri di storia locale. È pedagogista iscritta all'albo Uniped.Campania