Dalla voce di Fiorella Mannoia ai muri di Volterra: un viaggio di Gentilezza tra diritti, cura, memoria e libertà

Continua a consolidarsi, in maniera sempre più profonda e indissolubile, quel ponte ideale che unisce le Ambasciatrici della Gentilezza, capaci di creare legami autentici tra luoghi, territori, comunità e persone. Un cammino condiviso che supera le distanze geografiche e trasforma ogni incontro in una nuova occasione di dialogo, partecipazione, ascolto e crescita collettiva. È proprio all’interno di questo percorso che Anna Vitiello, Ambasciatrice della Gentilezza delle Terre Vesuviane e referente di Campania Mitis, ha raggiunto le Ambasciatrici di Pisa, provincia destinata a diventare Capitale della Gentilezza 2027. Un incontro che ha riunito Anna Vitiello, Germana Delle Canne, Monica Rindi e Tiziana Arnone, protagoniste di giorni intensi nei quali sensibilità, esperienze e prospettive future si sono intrecciate dando vita a nuove idee e nuove possibilità. Insieme hanno costruito percorsi, condiviso visioni e piantato simbolicamente nuovi semi di Gentilezza, destinati a fiorire attraverso azioni concrete e iniziative capaci di coinvolgere territori differenti. Hanno visitato luoghi, incontrato persone, dialogato con comunità diverse e raccolto testimonianze, emozioni ed energie preziose. Da questo confronto è nato un nuovo orizzonte fatto di traguardi da raggiungere con impegno, responsabilità e soprattutto con l’entusiasmo di chi sente di appartenere a un progetto straordinario: una rete capace di unire l’Italia attraverso i valori dell’ascolto, della cura, della partecipazione e dell’umanità. Ci sono, infatti, viaggi che si misurano in chilometri e altri che si misurano nelle emozioni. Viaggi fatti di incontri, parole, musica, silenzi, sorrisi e memoria. Quello vissuto tra Campania e Toscana appartiene certamente alla seconda categoria: tre tappe profondamente diverse eppure legate da un unico filo, quello della Gentilezza intesa non come semplice cortesia, ma come scelta, responsabilità e attenzione verso l’altro. Tre luoghi, tre esperienze, tre modi diversi di ricordare che una comunità diventa veramente umana quando decide di custodire i propri valori e, soprattutto, di non lasciare nessuno indietro. La prima tappa conduce al Parco della Pace Tiziano Terzani di Pontasserchio, nel Comune di San Giuliano Terme, dove la voce straordinaria di Fiorella Mannoia ha regalato emozioni intense e profonde, di quelle che arrivano dritte al cuore e lasciano un segno. Il concerto, organizzato dal Consiglio Regionale della Toscana insieme all’Amministrazione Comunale di San Giuliano Terme, è stato dedicato agli 80 anni dal voto alle donne, una conquista che continua ancora oggi a parlare di libertà, democrazia, coraggio e uguaglianza. Una ricorrenza dal valore profondo, capace di ricordare quanto sia stata lunga la strada percorsa e quanto sia necessario continuare a difendere quotidianamente quei diritti che possono sembrare ormai acquisiti, ma che hanno invece bisogno di essere custoditi, protetti e riconosciuti. Nella stessa occasione il Comune di San Giuliano Terme ha celebrato anche un importante anniversario della propria istituzione, rinnovando il legame con la storia, l’identità e la memoria del territorio. È stato un momento di grande valore e di profonda condivisione, nel corso del quale sono stati consegnati significativi attestati di merito: a Fiorella Mannoia, per le parole e i testi delle sue canzoni, capaci di dare voce ai sentimenti, alla dignità delle persone, ai diritti e a valori che si intrecciano profondamente con il modo stesso di intendere la Gentilezza; alla Regione Toscana, per aver scelto di ricordare un traguardo fondamentale come il diritto di voto alle donne; e all’Amministrazione Comunale di San Giuliano Terme, per aver celebrato la storia del proprio territorio riconoscendo nella memoria e nell’identità di una comunità le radici da cui continuare a costruire il futuro.

Numerose le istituzioni presenti: dalla Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Stefania Saccardi al Vicepresidente Antonio Mazzeo, fino all’Assessora regionale Alessandra Nardini. Per il Comune di San Giuliano Terme erano presenti il Sindaco Matteo Cecchelli, Angela Pisano, Roberta Paolicchi e la consigliera Veronica Marinelli. Presenti inoltre la Sindaca del Comune di Calci Valentina Ricotta, Cristiano Masi, Giulia Guainai e Irene Masoni per il Comune di Cascina, il Sindaco di Volterra Giacomo Santi, Alessia Vincenti del Comune di Bientina e rappresentanti di altri Comuni. Musica, istituzioni, memoria e partecipazione si sono così fuse in un unico grande momento collettivo. Perché una comunità cresce davvero quando sceglie di dare valore ai propri principi più profondi: la democrazia, l’uguaglianza, la memoria, i diritti e la Gentilezza. E attraverso la voce di Fiorella Mannoia si è sentita ancora una volta la necessità di continuare a costruire insieme una società capace di non dimenticare il passato, vivere con consapevolezza il presente e immaginare un futuro più giusto, un futuro in cui la Gentilezza non sia soltanto una parola, ma un modo concreto per custodire la dignità di ogni persona. E poi, in una serata tanto intensa, c’è stato spazio anche per un momento più leggero e quasi “epocale”: l’arrivo delle graffe per Fiorella Mannoia direttamente da Napoli Centrale, dallo Chalet Ciro, un piccolo pezzo di Campania arrivato in Toscana, trasformando anche un gesto semplice in un modo per condividere sapori, sorrisi e affetto.

La seconda tappa cambia scenario, ma non significato. Dalla musica si passa alla cura, dal grande palco alle corsie dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa. Perché donare un sorriso significa, prima di tutto, esserci. È nel cuore di chi sceglie di offrire la propria presenza che nasce uno dei gesti più autenticamente gentili: regalare tempo, attenzione, una carezza, una parola, un sorriso. Così la Fatina della Gentilezza, partita dalla Campania Gentile con un carico di doni nel cuore e tra le mani, raggiunge Pisa. Ad attenderla ci sono il Grinch Gentile e l’Uomo Ragno e insieme raggiungono il reparto di Pediatria, dove un’infermiera gentile li accompagna lungo le corsie e nelle stanze dei piccoli pazienti. È proprio lì che quei personaggi diventano qualcosa di più di semplici costumi: diventano Ambasciatori del Sorriso. Entrano nelle stanze portando la magia dei giochi, delle fiabe, delle parole capaci di accarezzare anche senza toccare. Passano da un bambino all’altro, regalando sorrisi, tenerezza e quella piccola scintilla capace, anche soltanto per qualche minuto, di spostare lo sguardo dalla malattia alla meraviglia. Esserci per qualcuno assume un significato ancora più grande quando quel qualcuno sta attraversando un momento difficile e c’è una frase che sembra racchiudere perfettamente tutto il senso di questa esperienza: «Quando curi una malattia puoi anche non vincere, ma quando ti prendi cura di una persona, vinci sempre». Prendersi cura significa vedere la persona prima della malattia, ricordare che dietro una porta d’ospedale non esiste soltanto una cartella clinica, ma un bambino, una famiglia, una paura, una speranza. E allora, tra una fiaba, una carezza e uno sguardo, ritorna la forza più grande: quella di un gesto d’amore. Perché forse non sempre possiamo guarire una malattia, ma possiamo sempre provare a far sentire meno solo chi la sta attraversando. E questo, forse, resta uno dei doni più preziosi che possiamo offrire.

Poi il viaggio cambia ancora volto. Dai sorrisi dei bambini si entra nel silenzio. La terza tappa conduce all’ex manicomio di Volterra, uno di quei luoghi in cui le emozioni sembrano posarsi sulla pelle e dove la storia non appartiene soltanto al passato, perché continua a vivere nelle pareti, negli oggetti e nelle parole lasciate da chi li ha attraversati. L’ex manicomio racconta la solitudine. Racconta il dolore di uomini e donne che, per troppo tempo, sono stati allontanati dal resto del mondo. Racconta una fragilità rinchiusa, nascosta, isolata nell’ombra. Esseri umani emarginati, abbandonati e privati, troppo spesso, persino della possibilità di essere semplicemente visti e ascoltati. E quel dolore si percepisce ancora nei racconti che attraversano quelle stanze, nei ritratti, nelle pagine segnate dall’inchiostro della sofferenza, nei muri che continuano a custodire pensieri, emozioni e frammenti di esistenza.

Tra quelle storie emerge con forza quella di Oreste Fernando Nannetti, conosciuto come NOF4, l’uomo che aveva la testa piena di parole e di mondi e che affidava tutto ciò che sentiva alla parete. Incideva emozioni, pensieri e frammenti di vita perché forse quelle parole rappresentavano l’unico modo per non lasciare morire ciò che aveva dentro. La sua scrittura diventava resistenza, evasione, rivendicazione della propria interiorità. Quando il corpo non poteva superare un muro, provava a farlo la mente. Restano così frammenti di vite spezzate, di suoni mai ascoltati, di parole che sembravano destinate a perdersi nel vento e che invece hanno trovato dimora in un immenso libro di pietra. Quelle parole sono state lette da Claudio, che ha accompagnato questo viaggio insieme a Vania, consigliera del Comune di Volterra e delegata alla Gentilezza. E mentre Claudio le leggeva sembrava quasi di sentirle ancora nell’aria, dense di oppressione e solitudine, ma attraversate anche da un desiderio ostinato e infinito di libertà.

«Come una farfalla libera son io, tutto il mondo è mio e tutti fò sognare». Parole che fanno parte del monumentale graffito inciso da Oreste Fernando Nannetti sui muri del padiglione giudiziario “Ferri” dell’ex Manicomio di Volterra. Per lui la scrittura era forse l’unico modo per evadere da un luogo di profonda oppressione. Incidendo le proprie parole nella pietra rivendicava la propria interiorità, la propria esistenza e la propria libertà. E così, attraverso quei segni lasciati sui muri, la sua mente riusciva ad andare oltre le sbarre, oltre le pareti, oltre l’isolamento, creando un universo infinito fatto di sogni e libertà. Come una farfalla. Libera.

Inevitabilmente, attraversando un luogo simile, torna alla mente anche la voce di Simone Cristicchi, che ha saputo raccontare il dolore dimenticato dei manicomi attraverso il dono di un fiore. Una rosa. Una rosa per dipingere ogni cosa… Perché forse anche nei luoghi nei quali la dignità è stata ferita, dove la sofferenza è stata nascosta e la fragilità dimenticata, può ancora nascere un fiore. E quel fiore può diventare memoria, rispetto, consapevolezza. Può ricordarci che dietro ogni storia, persino quella più dolorosa, c’è sempre un essere umano che chiede soltanto di essere guardato con occhi capaci di vedere. Basta ascoltare. Perché quelle voci continuano a farsi sentire anche quando il mondo sembra essere stato sordo a ogni urlo, a ogni richiesta, a ogni supplica d’aiuto… Ed è proprio qui che tutte le tappe del viaggio finiscono per incontrarsi. Una donna che attraverso la musica celebra i diritti conquistati. Un bambino che attraverso un sorriso ritrova per qualche istante la leggerezza. Un uomo che incide sulla pietra le proprie parole perché nessun muro riesca a cancellare completamente la sua libertà. E poi quattro Ambasciatrici che scelgono di incontrarsi, costruire ponti e trasformare la Gentilezza in azione concreta. Immagini apparentemente lontane eppure unite dalla stessa essenza: la dignità della persona.

È questo, forse, il significato più profondo della Gentilezza. Non soltanto sorridere. Non soltanto pronunciare una parola buona. Ma riconoscere l’altro, difenderne i diritti, prendersene cura, ascoltarne la voce, ricordarne la storia e impedire che qualcuno venga trasformato in invisibile. Dalla Campania Gentile alla Toscana, attraverso il ponte costruito dalle Ambasciatrici della Gentilezza e attraverso ogni persona incontrata lungo questo cammino, il viaggio diventa molto più di una successione di appuntamenti: diventa una visione comune, un invito a ricordare, a partecipare, a prendersi cura e, soprattutto, a restare umani. Perché ogni seme di Gentilezza piantato oggi può diventare domani un nuovo legame, una comunità più consapevole, un gesto capace di cambiare una giornata o, magari, una vita. E forse è proprio questa la meta più importante di tutte: costruire un’Italia nella quale nessuno debba più gridare per poter essere ascoltato e nella quale ciascuno possa sentirsi, finalmente, come una farfalla libera.

Carmine Pelosi nasce ad Avellino il 28 novembre 1997. È scrittore, giornalista pubblicista, autore, editor, presentatore di eventi e direttore artistico. Laureato con il massimo dei voti in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, collabora con la rivista nazionale online MediaVox Magazine, per la quale realizza articoli, interviste, approfondimenti, comunicati e contenuti dedicati al mondo della cultura, dello spettacolo, della letteratura e delle eccellenze italiane. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che intreccia scrittura d’autore, giornalismo culturale, promozione territoriale e progettazione di iniziative di rilievo nazionale. Segue inoltre vari eventi culturali nazionali e internazionali, spesso legati al mondo del cinema, della musica, della moda, della scrittura e dell’arte, ed è spesso con le sue opere protagonista all’interno del Salotto Culturale di Casa Sanremo, contesto nel quale collabora attivamente a diversi progetti culturali. Nel 2022, con il romanzo di esordio Hirundo: il racconto di un volo, è risultato tra i dieci finalisti di Casa Sanremo Writers, ricevendo una menzione speciale da parte della presidente di giuria Laura Delli Colli. Ha pubblicato successivamente i romanzi Il fantasmagorico Adam Cat e Cinque Anime al Ritz Paris con Guida Editori, opere prescelte in palcoscenici di rilievo nazionale e capaci di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti e attenzione da parte della stampa e della critica. È inoltre autore, insieme a Gigliola Scala, del romanzo Sulle punte dell’Anima, impreziosito dalla prestigiosa prefazione dell’étoile Giuseppe Picone, dedicato al mondo della danza ed edito da Casa Sanremo Edizioni. Tra le sue opere figurano anche Un viaggio Magnifico e Il destino di uno scrittore a Parco dei Principi, entrambi editi da Casa Sanremo Edizioni; ha inoltre curato diversi libri pubblicati dalla stessa casa editrice. Nel novembre 2025 ha presentato Un viaggio Magnifico nella Sala Dante del St. Regis Florence in occasione dell’inaugurazione della IV edizione del Festival Il Magnifico. Accanto all’attività letteraria e giornalistica, svolge un ruolo attivo nella valorizzazione culturale del territorio ed è ideatore, insieme all’amico e artista Sabino Matta, dell’evento Natale in Codice e di altre iniziative che si distinguono come motore di cultura, identità e promozione del territorio nel panorama locale e nazionale.