IL RICHIAMO DELLA FORESTA

Recensioni / Film

Buoni sentimenti, avventura ed una giusta dose di malinconia. Su questi tre elementi è fondata la quinta trasposizione cinematografica ispirata al capolavoro letterario, d’esordio, dello scrittore statunitense Jack London: ‘Il Richiamo della foresta’. Era il 1904 quando il leggendario racconto non solo venne pubblicato per la prima volta ma, al tempo stesso, iniziava ad ottenere consensi molto positivi non solo dal pubblico ma anche dalla critica. Oltre cento anni dopo ed altrettante versioni, tra cinema e serie tv, il regista Chris Sanders, un veterano del genere d’animazione, ha firmato quest’ultima versione live-action, uscita lo scorso febbraio.

Per questa occasione il protagonista principale a quattro zampe, di nome Buck, è stato interamente ricreato in digitale. Scelta obbligata per il semplice motivo che con un cane vero alcuni movimenti non potevano essere realizzati. Nonostante ciò non ha stonato con una storia, ed una trama, di altri tempi. Risultato? Un simpatico cagnone con uno sguardo molto espressivo.
La sceneggiatura della pellicola è stata realizzata da Micheal Green, già autore di film come ‘Logan – The Wolverine’ e ‘Blade Runner’. Rispetto alla versione letteraria, la pellicola presenta alcune piccole differenze non sostanziali; le quali, per fortuna, non hanno snaturato l’idea originale.
Ogni disavventura, ogni ostacolo che il simpatico protagonista a quattro zampe incontra, e che affronta per sopravvivere, rappresentano metaforicamente delle prove che la vita stessa ci sottopone tutti i giorni. Difficoltà che iniziano a materializzarsi dopo che Buck, dopo una vita agiata, viene strappato dal suo padrone, interpretato da Bradley Whitford, per essere venduto nell’immediato come cane da slitta.
Oltre all’attore appena citato, famoso per aver preso parte alla serie tv ‘West Wing- Tutti gli uomini del Presidente’, il cast è composto dall’attore comico Omar Sy, già visto in ‘Jurassic World’ e in ‘Dickens – L’uomo che inventò il Natale’, e Karen Gillian, interprete tra l’altro degli ultimi due ‘Avengers’ e dell’ultimo ‘Jumanji’.
Per quanto riguarda il personaggio di John Thorton, il ruolo è stato affidato ad uno dei volti altrettanto iconici di Hollywood, conosciuto per il ruolo del contrabbandiere spaziale in ‘Guerre Stellari’ e dell’archeologo più famoso della storia del cinema: Indiana Jones. È pur vero che Harrison Ford non ha bisogno di nessuna presentazione. Il suo curriculum parla da solo. Nell’interpretare il ruolo che fu prima, nel lontano 1935, di Clark Gable, e successivamente, quasi cinquant’anni fa, di Charlton Heston, non solo si è trovato a suo agio, ma oltremodo, si è rivelata essere, da subito, un’ottima scelta nella formazione del casting.
Infatti l’attore, ormai settantottenne, ha riproposto il personaggio dell’avventuriero con l’aggiunta di un animo tormentato da un passato dal quale vuole fuggire. La malinconia presente nel lungometraggio, però, non è solamente insita in John Thorton; è presente ed è ben miscelata con la spensieratezza, permettendo l’alternanza tra momenti ironici, di riflessione e di commozione.
Il film, dunque, è un piccolo gioiello della settima arte che di sicuro, pian piano, si trasformerà in un classico del genere, lasciando il segno alla stessa stregua delle altre versioni che lo hanno preceduto. L’ambientazione storica della corsa all’oro, tra pericolosi corsi d’acqua, lastre di ghiaccio ed improvvise valanghe riportano, a tutti coloro che lo vedono, all’età adolescenziale, per non dire dell’infanzia, per una delle avventure più immortali che l’immaginazione abbia mai partorito.

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Foto tratta dal web

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Laureato in Giurisprudenza nel 2012. Da sempre appassionato di cinema e serie tv. Frequenta il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di cinema ‘Immagina’ a Firenze, diretto dal giornalista Giovanni Bogani. Di recente ha pubblicato con la casa Editrice Print Art il suo primo romanzo ‘La Notte di Mustang’.