Il 30 maggio 2025 segna l’uscita di “America”, il nuovo singolo di Plebbo, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica per Apollo Records. Dopo il successo di “Svegliati”, “Corrono Pensieri” e “Naufrago”, il giovane cantautore e produttore romano classe 2003, al secolo Guido Plebani, torna con un brano intenso, poetico e viscerale, che racconta un viaggio fisico e interiore verso l’ignoto.
“America” è un inno alla libertà personale, alla capacità di ricominciare, e al coraggio di chi sceglie di sognare. Attraverso immagini evocative e atmosfere sonore immersive, Plebbo firma un racconto che tocca corde profonde e parla a chiunque abbia sentito il bisogno di partire, cambiare, rinascere.

MediaVox Magazine ha intervistato Plebbo per scoprire cosa si cela dietro questo nuovo capitolo artistico.
L’INTERVISTA
“America” racconta un viaggio verso l’ignoto, simbolo di rinascita e sogno. Da dove nasce l’urgenza di scrivere questo brano e cosa rappresenta per te? Come accade per tutti i miei brani, anche “America” è nato senza un piano preciso, ma da un’urgenza istintiva, quasi viscerale. Le parole sono arrivate in modo naturale, come se si scrivessero da sole, collegate da un filo invisibile che univa emozioni e immagini. Per me rappresenta il viaggio che ciascuno di noi compie verso una possibilità diversa, una prospettiva migliore. Parla di quel momento in cui si prende una decisione importante e si lascia qualcosa alle spalle per inseguire qualcosa che ancora non si conosce, ma che sentiamo profondamente nostro.
Nel processo creativo di “America” hai parlato di un senso di scoperta che cresce a ogni segmento del brano: come hai lavorato a livello sonoro e produttivo per tradurre queste emozioni? Ho curato personalmente sia la composizione che la produzione, cercando di mescolare ogni elemento con un intento evocativo. I suoni non sono mai casuali: le onde del mare, che ritornano come un respiro costante, e la tribalità di alcune chitarre acustiche, creano una dimensione sonora che accompagna chi ascolta in un percorso emotivo. Volevo che ogni parte del brano aggiungesse un tassello alla scoperta, proprio come accade quando si intraprende un vero viaggio: all’inizio tutto è ignoto, poi lentamente le cose si svelano, si trasformano e ti cambiano.
Emigrare, lasciare casa, affrontare il mare e il silenzio… Temi profondi e universali. C’è una storia personale o reale che ha ispirato questo racconto? C’è sempre qualcosa di personale, anche quando non lo si dichiara apertamente. “America” è attraversata da immagini che arrivano da strade che ho percorso davvero, ma tutto è rivestito da una dimensione fortemente metaforica. Non si tratta solo di lasciare un luogo fisico, ma anche di abbandonare una versione di sé per rincorrerne un’altra. È un brano che parla di trasformazione, di passaggi interiori, di coraggio. E in fondo, chi non ha mai sognato un altrove?
Se potessi parlare al “Plebbo” di qualche anno fa, quello che giocava a tennis prima di scoprire la musica, cosa gli diresti oggi dopo questo nuovo singolo? Probabilmente non gli direi nulla. Non per distacco, ma perché ogni cosa ha avuto il suo tempo e il suo perché. Ho sempre seguito l’istinto, e non mi porto dietro né rimpianti né rimorsi. Ogni fase della mia vita ha contribuito a rendermi l’artista e la persona che sono oggi. E “America” è la prova di quanto sia importante fidarsi del proprio sentire, anche quando tutto sembra incerto.