Domenica 1 febbraio, Firenze vive un momento raro, di quelli che non si esauriscono nella durata di un evento ma si imprimono come dichiarazioni d’identità. La Bottega Orafa di Paolo Penko apre le proprie porte in via del tutto straordinaria, accogliendo il pubblico all’interno di uno spazio che non è soltanto laboratorio, ma luogo di memoria, sapere e visione.

Un’apertura speciale inserita nel calendario del Festival Il Magnifico, ideato da Leonardo Margarito, capace di intrecciare cultura, artigianato e contemporaneità con uno sguardo autenticamente fiorentino. Un dialogo che restituisce alla città il senso profondo del fare, dell’opera, del gesto che diventa racconto.






Visitare la bottega di Paolo Penko significa entrare in una dimensione in cui il tempo non procede mai in linea retta. Qui convivono Medioevo e presente, simbologia sacra ed estetica moderna, l’oro come materia e l’oro come linguaggio. I lavori di Penko raccontano un percorso coerente, costruito negli anni attraverso la riscoperta di tecniche antiche, incisioni medievali, alfabeti simbolici e iconografie che affondano le radici nella storia più profonda di Firenze. Ogni gioiello è una pagina incisa, ogni superficie un testo da leggere con attenzione.

È una ostinazione sana, quella di Paolo Penko, nel dimostrare che la tradizione non è mai un limite, ma una responsabilità. E che può vivere nel contemporaneo con forza, rigore e innovazione. Emblematica, in questo senso, la collaborazione con il cinema internazionale per il film Conclave, dove la sua maestria orafa contribuisce a costruire un immaginario solenne, credibile, carico di simbolismo e autorevolezza. Un esempio concreto di come il saper fare artigiano sappia dialogare con il linguaggio globale senza perdere identità, trasformando gioielli ecclesiastici in veri e propri segni narrativi, capaci di accompagnare una nomination agli Oscar nella categoria Migliori Costumi. Da qui nasce anche una collaborazione consolidata con la costumista Lisy Christl e il regista Edward Berger nel film La ballata di un piccolo giocatore, ulteriore conferma di un linguaggio che attraversa epoche e schermi.






Non è un caso che il nome Penko sia legato ai simboli più alti della città. La bottega realizza la riproduzione del Fiorino d’Oro, la moneta storica del 1252 divenuta oggi la massima onorificenza civica conferita dal Comune di Firenze. Un riconoscimento che rappresenta il vertice del valore civile fiorentino, spesso consegnato durante le celebrazioni di San Giovanni, lo stesso contesto in cui si rinnova il rito dell’Incoronazione del Marzocco, il leone che in Piazza della Signoria viene solennemente incoronato come emblema di forza, fierezza e continuità storica. Segni diversi, un’unica visione: Firenze che si riconosce attraverso i suoi simboli e i suoi custodi.

La Bottega Orafa Penko è, prima di tutto, una storia di famiglia. Accanto a Paolo, la moglie Beatrice, esperta in gemmologia, custode della conoscenza delle pietre, del loro valore tecnico e simbolico. Una sensibilità fondamentale, che affianca la creazione con rigore scientifico ed equilibrio estetico. Insieme a loro, i figli Alessandro e Riccardo, interpreti di una continuità che non è semplice eredità, ma scelta consapevole. Le loro creazioni entrano oggi in importanti collezioni museali fiorentine, a testimonianza di un percorso che unisce artigianato, cultura e ricerca.

Ad accogliere la visita esclusiva di domenica è proprio Alessandro Penko che, con simpatia, competenza e una naturale capacità narrativa, guida gli ospiti all’interno della bottega, accompagnandoli in un percorso fatto di gesti, strumenti, simboli e storie. Un racconto arricchito dal supporto della guida Irene Casini, capace di contestualizzare ogni passaggio con eleganza e precisione, restituendo profondità storica e valore culturale all’esperienza.
In un’epoca in cui l’oro sale e scende sui mercati finanziari, la Bottega Orafa di Paolo Penko ricorda una verità più profonda. Il valore non è una quotazione… È etica, conoscenza, responsabilità, trasmissione. L’oro può oscillare in borsa, ma il valore di alcune persone, di alcune famiglie, di alcune visioni, invece, resta… E non ha prezzo!