”Grazie”, Clara Moroni e il coraggio di scegliere se stessi

Ci sono canzoni che nascono come dichiarazioni d’amore e finiscono per diventare atti di consapevolezza. “Grazie”, il nuovo singolo di Clara Moroni, in radio dal 23 gennaio 2026 e disponibile in digitale dal 22 gennaio, si muove esattamente su questa linea sottile: quella che separa l’idealizzazione dalla presa di coscienza. Il brano racconta un amore idilliaco, totalizzante, fatto di comprensione e complicità, che lentamente lascia spazio a un malessere più profondo, quasi fisico. Nei ritornelli si insinua una frattura emotiva che conduce a una rivelazione dolorosa ma necessaria: quell’amore perfetto, in realtà, non è mai esistito. “Grazie” diventa così una parola ambigua, pronunciata non come resa, ma come atto finale di lucidità.

Con “Grazie”Clara Moroni firma un brano intenso e maturo, che non teme di attraversare le contraddizioni emotive dell’amore e dell’identità. Una canzone che non chiude una storia, ma apre uno spazio nuovo: quello della libertà interiore. Anche il videoclip, diretto da Mario Russo per Calibro 9 e girato a Lecce, non racconta la canzone in modo didascalico, ma ne amplia il senso attraverso immagini simboliche: una donna che cambia forma, attraversa spazi diversi e arriva a rompere le catene di tradizioni e retaggi che la imprigionano. Un racconto visivo che parla di scelta, ribellione e liberazione.

In occasione dell’uscita del singolo, MediaVox Magazine ha intervistato Clara Moroni, approfondendo il significato di un brano che segna un passaggio importante nel suo percorso artistico. Una canzone nata da un’illuminazione improvvisa, che unisce introspezione, forza emotiva e una scrittura capace di trasformare la vulnerabilità in consapevolezza.

L’INTERVISTA

“Grazie” è il primo singolo che annuncia il nuovo album. Che cosa rappresenta per te questa canzone all’interno del progetto? Le canzoni sono un po come figli. Ho creato una base forte, potente, rock, con sfumature metal. L’idea mi è venuta mentre guardavo un docufilm su Sinéad O’Connor. Sentivo il bisogno di ringraziare per le cose belle e per quelle brutte che avevo vissuto, ma non trovavo la forma giusta, finché il concetto stesso di “grazie” non è diventato il centro emotivo del brano. La canzone ha preso vita propria ed è venuta fuori una sorta di storia d’amore, in cui dico grazie a una persona che mi ha nutrita e amata, sopportandomi. Poi però si svela che quel qualcuno non esiste, perché alla fine il grazie è rivolto a me stessa.

Nel testo emerge un passaggio forte: dalla gratitudine alla presa di coscienza. Quanto è stato complesso raccontare questo cambiamento? È stato inevitabile. All’inizio “Grazie” sembrava una canzone d’amore, quasi come un pugno allo stomaco. Poi mi sono resa conto che stavo raccontando altro: il momento in cui capisci che ciò che credevi perfetto non lo era davvero. È un passaggio doloroso, ma necessario per una metamorfosi.

Guardando al tuo percorso, che cosa desideri che arrivi a chi ascolta “Grazie”? Metto insieme l’aspetto esistenziale e quello musicale. Spero che chi ascolta possa amare il mio genere. Voglio trasmettere forza e potere di agire… In fondo, voglio dire grazie anche a ciò che ci ha fatto male, perché significa andare avanti e scegliere se stessi.

Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.